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Video e fotogallery della manifestazione conclusiva del progetto “Con don tonino sul passo dei giovani”

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Video:

Siamo finalmente in grado di pubblicare la documentazione video e fotografica della manifestazione conclusiva del progetto didattico “Con don Tonino sul passo dei giovani” promosso dall’Ufficio Comunicazioni sociali-Luce e Vita, l’Ufficio di pastorale scolastica, il Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile e il Museo diocesano in occasione del 25° del dies natalis di don Tonino Bello.

É stato dato alle stampe il quaderno n. 61 di Luce e Vita, Caro don Tonino… Lettere dei ragazzi di oggi, volume che raccoglie le 131 lettere (220 pagine) selezionate dalle 35 scuole partecipanti al Concorso diocesano Con don tonino sul passo dei giovani, indetto nel settembre 2017, in vista del 25° anniversario del dies natalis del Servo di Dio Antonio Bello.

La serata si è svolta l’8 giugno scorso presso Auditorium “Regina Pacis” – Molfetta
Programma:

  • Presentazione del volume che raccoglie le 131 Lettere scritte da Studenti di 35 scuole partecipanti, a cura del Prof. Marco Ignazio de Santis e del prof. Lazzaro Gigante
  • Saluto di S.E. Mons. Domenico Cornacchia, Vescovo
  • Lettura delle sette lettere che hanno avuto menzione speciale
  • Consegna dei Libri e degli Attestati a ciascuna scuola
  • Interventi musicali della Sezione Archi dell’Orchestra Scolastica dell’I.C. “Scardigno-Savio” diretta dalla Prof.ssa Daniela Carabellese

Per un problema tecnico una parte della serata è stata videoregistrata ma senza audio.

Ce ne scusiamo con tutti, ma nel montaggio abbiamo cercato di restituire l’entusiasmo con cui la manifestazione è stata partecipata da centinaia di studenti e docenti.

I volumi “Cari Ragazzi…” e “Caro don Tonino…” sono disponibili in redazione, così come chi desiderasse qualche fotografia ad alta risoluzione può scrivere a luceevita@diocesimolfetta.it.

 

Un’occasione di rinnovamento per tutta la Comunità

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di don Gianni Fiorentino, parroco

Sabato 23 dicembre (ore 18,00) viviamo l’esperienza di tornare nella nostra chiesa parrocchiale, finalmente rinnovata all’esterno, nell’aula liturgica e nei locali sottostanti, e di dedicare il nuovo altare.
È inutile dire che stiamo vivendo con trepidazione questo evento, che fin dal primo momento abbiamo seguito con gioia e responsabilità, consapevoli che poteva e doveva diventare un’occasione di crescita e di rinnovamento per tutta la Comunità.
Qui desidero condividere solo i pensieri, i sentimenti e le difficoltà che hanno scandito le varie tappe di questa avventura che, come potete immaginare, non è iniziata con l’avvio dei lavori edili, ma ancor prima, con l’elaborazione e la condivisione di un progetto e il successivo complicato iter burocratico avviato in vista della sua piena approvazione.
L’ho ricordato più volte in questi mesi: la volontà di intraprendere quest’ambiziosa opera di ristrutturazione parte dalla mente e dal cuore di Mons. Luigi Martella. L’amato pastore coltivava da tempo il sogno di rendere la nostra chiesa, già bella nelle sue essenziali linee architettoniche, più accogliente e più in sintonia con le norme liturgiche che prevedono uno spazio specifico per ogni ambito: uno riservato e solenne per il Battesimo, un altro più raccolto per le Confessioni e poi ancora uno nobile e dignitoso per il Tabernacolo e l’Eucaristia dei giorni feriali.
All’interno di questa generale rivisitazione degli ambienti, è andata via via prendendo corpo la consapevolezza di dover creare un sagrato più ampio e più ospitale, un campanile che svettasse sull’intero quartiere, una bussola che rendesse meno brusco il passaggio dalla strada alla chiesa, ed infine, dove prima era collocato il grande organo a canne – ora posizionato sul soppalco all’ingresso della chiesa – uno spazio più comodo ed idoneo per la schola cantorum.
Ma l’intervento più significativo riguarda sicuramente il nuovo assetto dei tre grandi poli celebrativi che sono l’Altare (non più in legno, ma rigorosamente in pietra, quale segno di «Cristo pietra angolare»), l’Ambone (che con la sua imponenza evocasse simbolicamente il monte alto da cui Dio continua a parlare) e infine la Sede del Presidente, ora al lato per lasciare solo alla mensa dell’Eucaristia il posto centrale.
Ad impreziosire infine la nuova area presbiterale è, sul fondale, una grande croce dorata, realizzata con la suggestiva tecnica del mosaico, sulla quale si erge la figura in bronzo del Cristo risorto che dalla potenza del Padre è introdotto nella Gloria del Regno.
E come la croce dal pavimento si innalza verso l’alto per congiungere la terra al cielo, così la mano aperta del Cristo vincitore sulla morte, ci afferra e ci solleva con sé nell’esperienza della vita nuova dei figli di Dio per farci sperimentare fin d’ora il mistero della sua Pasqua.
Naturalmente, la necessità di adeguare questi spazi liturgici si è accompagnata all’urgenza di risanare tutti gli ambienti della catechesi, rendendoli più salubri e luminosi con la creazione di alcuni patii, di dotare la chiesa e gli altri luoghi di aggregazione di un cappotto termico, di rifare gli impianti elettrici ormai completamente usurati, e di costruire infine un nuovo tronco fognante.
So bene di essere diventato, nel frattempo, il bersaglio facile di critiche e giudizi spietati di quanti ai muri e agli ambienti di prima, divenuti ormai fatiscenti e per lo più inagibili, avevano legato il cuore.
A questi amici posso solo dire che la sfida che mi ha sempre guidato nel corso della ristrutturazione è stata solo quella di rendere la chiesa e gli spazi dell’oratorio più belli e accoglienti senza cancellare le tracce del passato. E questo perché tutti, rientrando, potessero riconoscere la «casa» in cui avevano trascorso la fanciullezza e la giovinezza, e amarla più di prima.
Sicché, quando si è concretizzato il sogno di poter contare sul generoso contributo della CEI (8xMille), ho sentito nel cuore la chiamata stessa di Dio ad attivarmi prontamente e ad afferrare il testimone che don Giuseppe mi aveva passato per portare finalmente a termine un’opera rimasta in qualche modo incompleta.
Le cose che facciamo per il Signore, quando non le realizziamo per soddisfare i nostri capricci personali, non possono e non devono dividerci.
Per questo invito tutti a pregare il Signore perché il 25 dicembre, insieme a Gesù che nasce, inizi a nascere nuovamente anche una Comunità più unita, una parrocchia che, attorno al progetto spirituale e pastorale di una Chiesa-Famiglia di famiglie, è disposta a costruire il suo futuro e la sua scommessa.

© Luce e Vita n.43 del 24 dicembre 2017

 

 

Duecento Pellegrini da Ugento a Molfetta sui passi di don Tonino

Sabato 25 novembre la Diocesi di Ugento-S.Maria di Leuca, con il Vescovo S.E. Mons. Vito Angiuli, arriveranno nella nostra diocesi sui passi di don Tonino Bello, a 35 anni dalla sua ordinazione episcopale e il successivo insediamento a Molfetta (21/11/1982), a Giovinazzo (28/11), a Terlizzi (5/12) e Ruvo (8/12).

Il nostro saluto accogliente e fraterno al Vescovo Vito, ai Familiari di don Tonino e ai 200 Pellegrini.

La giornata prevede l’arrivo, alle 10,30, presso la CASA di Ruvo, accolti dal vescovo S.E. Mons. Domenico Cornacchia, da don Francesco de Lucia, responsabile, nonchè dagli ospiti della CASA.
Dopo il pranzo a sacco, visita alla Basilica della Madonna dei Martiri (ore 15.30), al Duomo Vecchio e al crocifisso di ‘Collocazione provvisoria’, (ore 16.30).
Subito dopo, visita all’episcopio, alla stanza di don Tonino Bello e alla cappella.

Alle 17.30, accoglienza in Cattedrale e celebrazione eucaristica alle ore 18, presieduta dal vescovo di Ugento, S.E.Mons. Vito Angiuli.

Fu il  18 novembre 2012 (leggi qui la cronaca) che nuovamente la Comunità di Ugento venne a Molfetta, a 20 anni dalla morte di don Tonino, accolti da Mons. Luigi Martella, di venerata memoria, come è possibile ricordare al seguente link, con la cronaca della giornata, l’omelia pronunciata da Mons. Angiuli e una fotogallery.

Su Luce e Vita di domenica 26 novembre 2017, un articolo di don Stefano Ancora, vicario episcopale per la pastorale, della diocesi di Ugento S. Maria di Leuca.

L.S.