Spiritualità

Pro-vocati dal Vangelo. Tempo di vacanze o di stress?

di Diana Papa

Edicola votiva in montagna

Aspettare con ansia il tempo delle vacanze, contare i giorni per giungere finalmente alle meritate ferie dopo un anno di lavoro, di corse, di fallimenti, di frustrazioni, di successi, di infedeltà, di incomprensioni, di rapporti interrotti, di sfinimenti che offuscano talvolta ciò che si vive anche con gioia nel quotidiano, è più che comprensibile. Così è legittimo desiderare il riposo, per riprendere energie, vivendo senza condizionamenti di orari, senza regole, fantasticando ogni momento sulla programmazione dei giorni delle vacanze, sentendo già sulla pelle la frenesia per le ore future che si immaginano piene di incontri, di divertimenti e di scorribande.
È proprio salutare vivere le vacanze affannosamente e nella convinzione che tutto è permesso? È tutto qui il senso delle vacanze? Si può dare un significato più profondo, cercando la natura, prendendosi cura in toto di sé e degli altri, per recuperare la bellezza e l’armonia della vita e godere del dono ricevuto da Dio? Come mantenere costantemente il contatto con tutta la propria esistenza che comprende non solo il livello fisio-psicologico, ma anche quello spirituale- esistenziale? Quale angolo della nostra vita attende di essere liberato e quale ignoriamo? Quale vacanza alternativa si può vivere, che comprenda anche lo svago e il relax?

Chi va in montagna e si addentra nei meandri dei boschi, può venire in contatto con la natura incontaminata e sentirsi un tutt’uno con il creato. Passo dopo passo, lungo il cammino, sente il profumo degli alberi, il fruscio delle foglie appena accarezzate dal vento leggero. Alzando gli occhi verso gli alberi, vede lo scoiattolo che si inerpica sui tronchi, ascolta il cinguettio degli uccelli, insegue i loro voli che disegnano dei ricami in cielo. Lungo i sentieri sente il gorgoglio dei ruscelli che con loro acqua sono pronti a dissetare ogni viandante.

Durante il percorso prevede delle soste, per godere della natura. Fermandosi sulla cima del monte, seduto su un masso, guarda la bellezza delle stelle alpine, mentre gira lo sguardo verso l’alto. Riprendendo il percorso, raggiunge le cime innevate: mentre prova le vertigini guardando la vallata, ascolta il suono armonico del silenzio. A contatto con la profondità della propria esistenza, può incontrare Dio che lo cerca e lo aspetta da sempre, Dio che vuole parlare al suo cuore e che lo fa percepire parte del creato. Camminando ancora con gli amici di cordata, gode dello stare insieme, pone delle domande profonde e ascolta, mentre, immerso nell’amicizia e nella natura, vive nel qui e ora alla presenza di Dio.
Chi raggiunge il mare per le vacanze e programma di non lasciarsi galvanizzare costantemente dall’ingorgo della folla che si accalca, dai rumori che coprono le voci, rendendo spesso assordante ogni luogo, sceglie di non accumulare ulteriore stress. Se si pensa al mare, subito lo si associa alla baldoria. Chi conosce i suoi segreti e le sfaccettature, sa che il mare ascolta, il mare parla, il mare attrae, il mare porta ogni vivente a scoprire la profondità delle relazioni. Fermarsi da solo o in compagnia vicino al mare, in luoghi appartati, per scrutare l’infinito, toccare l’orizzonte, sentire il profumo dei gigli del mare, percepire la sabbia sotto i piedi, ascoltare il flebile suono delle onde che appena lambiscono la riva e sfiorarle, tuffarsi nell’acqua cristallina e scoprire la bellezza immersa del profondo del mare, tutto questo è penetrare nella profondità della propria esistenza, lasciando risuonare la voce di Dio che ama ogni creatura con amore eterno.

Durante le vacanze ognuno è chiamato a superare lo steccato del proprio egocentrismo e coltivare le amicizie. Stare, infatti, con gli amici e godere insieme del silenzio, della compagnia e del reciproco raccontarsi, senza competizioni, in atteggiamento di sorpresa, di ascolto profondo, di rispetto, di apertura della mente che non si arrocca nelle proprie posizioni, nelle proprie opinioni, ma che apre il cuore accogliendo ogni altro senza pregiudizi, senza criticare la diversità, è scoprire la presenza di Dio nel profondo di ognuno e percepire lo spazio abitato dall’Altissimo esistente tra le persone.

Chi non manda in vacanza anche la fede, può riconoscere in sé il desiderio di fermarsi, per ritrovare il Signore ed ascoltarlo, per lasciarsi amare, interrogare, guidare, orientare da Lui e scoprire la propria esistenza attraversata dallo Spirito. Venendo in contatto con la sorgente della vita, può chiamare il limite con il proprio nome e decidere di cercare un’alternativa alle proprie resistenze, trasformando le stesse fragilità in risorse e vivere nella libertà di figli di Dio.
Andare, allora, in vacanza per riposarsi può essere un tempo benefico, anche Dio si riposò il settimo giorno, ma è anche un’opportunità per verificare il cammino della propria vita alla luce della Parola, per poter consolidare le proprie radici nel Vangelo, per rivisitare le relazioni e renderle sempre più umane e divine, per curare la vita spirituale, per impegnarsi ad essere testimone credibile nella famiglia, nel lavoro, nella società, nel tempo libero, per sentirsi parte del creato, per riconciliarsi e unificarsi nel profondo ed essere ovunque segno dell’amore di Dio nella quotidianità.