{"id":12151,"date":"2021-11-04T08:39:33","date_gmt":"2021-11-04T07:39:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/?p=12151"},"modified":"2021-11-04T08:40:35","modified_gmt":"2021-11-04T07:40:35","slug":"milite-ignoto-non-una-celebrazione-nazionalistica-ma-un-grande-lutto-della-nostra-nazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/milite-ignoto-non-una-celebrazione-nazionalistica-ma-un-grande-lutto-della-nostra-nazione\/","title":{"rendered":"Milite ignoto: non una celebrazione nazionalistica ma un grande lutto della nostra nazione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/milite-ignoto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-12152 alignright\" src=\"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/milite-ignoto-300x191.jpg\" alt=\"milite ignoto\" width=\"300\" height=\"191\" srcset=\"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/milite-ignoto-300x191.jpg 300w, https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/milite-ignoto-360x230.jpg 360w, https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/milite-ignoto.jpg 734w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Celebriamo oggi l\u2019anniversario del \u201cMilite Ignoto\u201d. Un anniversario che ci riguarda da vicino considerato il fatto che le nostre terre sono state campo di battaglia della terribile prima guerra mondiale e che proprio qui, come \u00e8 noto, \u00e8 stata scelta la salma che doveva rappresentare le centinaia di migliaia di giovani caduti in quella che papa Benedetto XV aveva definito, inascoltato, una \u201cinutile strage\u201d. Sono passati 100 anni: una distanza di tempo che da una parte ci invita a ricollocare l\u2019avvenimento in un preciso contesto storico ormai lontano da noi e dall\u2019altra ci permette una considerazione pi\u00f9 ponderata e saggia del suo significato. Senza alcuna pretesa di tentare qui una ricostruzione storica di quell\u2019evento \u2013 non ne ho n\u00e9 lo spazio, n\u00e9 prima ancora la competenza \u2013 penso si possa sottolinearne una duplice valenza. La prima \u00e8 stata certamente quella di una celebrazione degli \u201ceroi\u201d artefici della vittoria italiana, spesso appunto sconosciuti e senza nome (\u201ccimitero degli eroi\u201d \u00e8 chiamato quello che si trova dietro la basilica di Aquileia). La seconda, quella di una grande e corale elaborazione di un lutto nazionale, un pianto di madri, di mogli e di sorelle ma anche di padri e di fratelli che ricordavano i 600.000 soldati italiani morti, spesso molto giovani, nella grande guerra.<\/p>\n<p>Il primo aspetto ci riporta al periodo turbolento del primo dopoguerra, in un paese distrutto in una sua parte significativa (il nord est terreno di confronto tra gli eserciti), con una forte crisi economica, moltissimi disoccupati (spesso gli stessi uomini tornati dal fronte), in preda agli scioperi, caratterizzato dalle velleit\u00e0 rivoluzionarie di chi si ispirava alla rivoluzione russa, dagli attentati di gruppi di anarchici e dalla spregiudicata violenza del nascente fascismo, e con forti istanze nazionalistiche (le rivendicazioni per la vittoria \u201cmutilata\u201d) e interventiste (proseguite con l\u2019avventura di Fiume iniziata da D\u2019Annunzio qui da noi proprio a Ronchi). Tutt\u2019altro che un periodo di pace se, giustamente, la pi\u00f9 recente storiografia porta a considerare le due guerre mondiali come un unico evento. Anni, quindi, di tensioni e di crescita delle ideologie che avrebbero segnato tragicamente il destino dell\u2019Europa e con le due guerre decretato il suo declino di cui ancora oggi siamo spettatori.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto della elaborazione del lutto, invece, ci ricorda che ogni guerra porta con s\u00e9 morti e lutti che incidono profondamente negli affetti di famiglie, comunit\u00e0 e paesi. Impressiona il fatto che in ogni comune d\u2019Italia, anche quello pi\u00f9 remoto rispetto al fronte orientale in cui erano chiamati a combattere o, meglio, mandati a morire giovani che mai avevano sentito parlare di Isonzo, di Gorizia, di Carso, ci sia sempre un monumento ai caduti della prima guerra mondiale con una lunga teoria di nomi (e spesso il monumento era stato poi tragicamente aggiornato con l\u2019elenco dei caduti della seconda guerra mondiale). Ma ogni nazione della terra ha i suoi \u201cmiliti ignoti\u201d, perch\u00e9 purtroppo nessuna \u00e8 preservata dalla calamit\u00e0 della guerra. Preferirei per\u00f2 chiamarli caduti conosciuti solo da Dio, perch\u00e9 per Lui non ci sono persone ignote, ma solo figli (e figlie) da avvolgere comunque con il mantello della sua misericordia: per loro ha mandato suo Figlio a morire sulla croce.<\/p>\n<p>L\u2019occasione di questo anniversario, lungi dall\u2019essere un\u2019anacronistica celebrazione di carattere nazionalistico, dovrebbe pertanto essere un rivivere un grande lutto della nostra nazione, ma anche di tutte le nazioni sorelle (anche se allora viste come avversarie: nei loro eserciti, per altro, hanno militato anche i nostri giovani), un lutto purtroppo sempre attuale finch\u00e9 ci sar\u00e0 la guerra.<\/p>\n<p>Papa Francesco in quell\u2019indimenticabile giornata di settembre del 2014 a Redipuglia aveva iniziato la sua omelia dicendo:\u00a0<em>\u201cDopo aver contemplato la bellezza del paesaggio di tutta questa zona, dove uomini e donne lavorano portando avanti la loro famiglia, dove i bambini giocano e gli anziani sognano\u2026 trovandomi qui, in questo luogo, vicino a questo cimitero, trovo da dire soltanto: la guerra \u00e8 una follia\u201d<\/em>. Finch\u00e9 ci sar\u00e0 quella follia, ci saranno uomini e donne, bambini e anziani che invece di lavorare, giocare e sognare potranno solo piangere. Come avevano fatto 100 anni fa quelle folle di uomini, donne, bambini e anziani che avevano accompagnato da Aquileia a Roma la salma del Milite Ignoto. Che il Signore non disperda quelle lacrime e le lacrime che hanno accompagnato ogni guerra, ma le trasformi con la sua Pasqua nel sorriso della risurrezione. \u00c8 la nostra speranza, \u00e8 la nostra preghiera.\u00a0<em>Requiescant in pace<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Carlo Roberto Maria Redaelli<\/strong><em>, arcivescovo di Gorizia<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Finch\u00e9 ci sar\u00e0 quella follia, ci saranno uomini e donne, bambini e anziani che invece di lavorare, giocare e sognare potranno solo piangere. Come avevano fatto 100 anni fa quelle folle di uomini, donne, bambini e anziani che avevano accompagnato da Aquileia a Roma la salma del Milite Ignoto. 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