{"id":12649,"date":"2021-12-24T07:46:34","date_gmt":"2021-12-24T06:46:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/?p=12649"},"modified":"2021-12-24T11:50:40","modified_gmt":"2021-12-24T10:50:40","slug":"la-gioia-del-vangelo-natale-2021","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/la-gioia-del-vangelo-natale-2021\/","title":{"rendered":"La gioia del vangelo &#8211; Natale 2021"},"content":{"rendered":"<p>La celebrazione del Natale \u00e8 posta dal vangelo sotto il segno della gioia. \u201cVi annuncio una grande gioia, che sar\u00e0 di tutto il popolo: Oggi, nella citt\u00e0 di Davide, \u00e8 nato per voi un Salvatore, che \u00e8 Cristo Signore\u201d (Lc 2,10). Una grande gioia apre il vangelo di Luca, alla nascita di Ges\u00f9, e una grande gioia lo chiude, alla resurrezione di Ges\u00f9, quando i discepoli \u201ctornarono a Gerusalemme con grande gioia\u201d (Lc 24,52).\u00a0<em>Evangelizo vobis gaudium magnum<\/em>: l\u2019evangelo \u00e8 vangelo della gioia, \u00e8 l\u2019<em>evangelii gaudium<\/em>. La gioia \u00e8 intrinseca al vangelo, \u00e8 connaturata ad esso, non \u00e8 solo conseguenza dell\u2019annuncio, ma \u00e8 anche contenuto stesso dell\u2019annuncio. Contenuto, perch\u00e9 evangelizzare \u00e8 trasmettere e trasfondere la gioia che viene dal Signore e nasce dalla stessa buona notizia evangelica. Ma anche modalit\u00e0: evangelizza chi gi\u00e0 vive la gioia del vangelo. Segno della presenza e dell\u2019azione dello Spirito, che ha presieduto al concepimento di Ges\u00f9 nel grembo materno, \u00e8 la gioia che sempre \u00e8 suo frutto: \u201cfrutto dello Spirito \u2013 dice Paolo \u2013 \u00e8 carit\u00e0, gioia, pace\u201d (Gal 5,22). Annunciata ai pastori, la gioia si diffonder\u00e0 e, come il vangelo, correr\u00e0, per diventare di tutto il popolo. Attraverso il contagio provocato da chi gi\u00e0 la vive, la gioia del vangelo si estender\u00e0, mostrer\u00e0 la sua capacit\u00e0 diffusiva, il suo intrinseco dinamismo. La gioia \u00e8 progressiva e in divenire, ma pure minacciata e contrastata, anche nell\u2019intimo della stessa persona. La nostra storia \u00e8 anche la storia della nostra gioia e delle nostre tristezze. \u00c8 la storia della nostra fede che ci porta a far vincere la gioia sui motivi di tristezza e di amarezza che ci assalgono. Ma da cosa \u00e8 concretamente costituita questa gioia? Che cosa caratterizza questa gioia?<\/p>\n<p>Il vangelo contiene una notazione originale e inconsueta. Se spesso il Nuovo Testamento afferma che Cristo \u00e8 morto per noi, \u00e8 morto e risorto per noi uomini, se spesso si dice che egli ha vissuto per gli altri, ha amato, ha incontrato, ha curato, ha guarito, ha perdonato, qui si dice che egli \u00e8 nato per noi: \u201cOggi \u00e8 nato\u00a0<em>per voi<\/em>\u201d. Perfino la nascita di colui che Bonhoeffer chiamava \u201cl\u2019uomo per gli altri\u201d \u00e8 posta dai vangeli sotto il segno della dedizione, del donarsi, dello spendersi, dell\u2019essere non per s\u00e9, ma per altri. La nascita, evento che sfugge a ogni determinazione e volont\u00e0 di colui che nasce, \u00e8 colta come\u00a0<em>evento per<\/em>, come evento che ha dei destinatari. \u00c8 come se fin dalla nascita Ges\u00f9 fosse strappato all\u2019egocentrismo, al per s\u00e9, e destinato alla vita di altri, a dare pienezza di vita ad altri. E forse, nella nascita di Ges\u00f9 vi \u00e8 il segreto di ogni nascita e di ogni vita: ovvero che la gioia, e ancor prima il senso, nasce dallo spendersi per altri gratuitamente, senza attendere contraccambi e riconoscimenti, ma contenti del proprio essere per altri senza visibilit\u00e0, come \u00e8 senza visibilit\u00e0 esteriore la vita nascosta con Cristo in Dio. Chi nasce per altri \u00e8 libero da s\u00e9. E questo \u00e8 anche il senso del concepimento ad opera dello Spirito santo: perch\u00e9 lo Spirito nulla fa da s\u00e9 e per s\u00e9, ma ci\u00f2 che compie lo fa solo nello spazio dell\u2019obbedienza e della fiducia. Chi \u00e8 libero da s\u00e9 \u00e8 anche libero dalle tentazioni della rivendicazione come della vendetta, perch\u00e9 non ha nulla da difendere, nulla da pretendere, nulla da nascondere. La gioia ha dunque questa prima fondamentale caratteristica: vivere non per s\u00e9, ma per gli altri.<\/p>\n<p>Un\u2019altra dimensione della gioia noi la possiamo cogliere contemplando l\u2019agire di Maria. Di fronte al neonato, Maria compie i gesti materni di\u00a0<em>cura della vita<\/em>\u00a0che seguono il parto e tra questi, quell\u2019\u201cadagiare\u201d che in realt\u00e0 esprime l\u2019atto di alzare in alto e suggerisce che Maria, dopo aver fasciato il piccolo, lo abbia sollevato davanti a s\u00e9 per guardarlo faccia a faccia, in una comunicazione personalissima e intensa, in uno sguardo occhio contro occhio, prima di coricarlo nella mangiatoia. Possiamo senza fatica immaginare la gioia della madre e la gioia insita nel farsi carico e prendersi cura di chi \u00e8 debole, di chi \u00e8 totalmente affidato, per la sua stessa sopravvivenza, alle cure di un altro. Il testo evangelico fa emergere il netto contrasto tra il modello della cura, presente in Maria, e il modello del controllo e del dominio rappresentato dal censimento attuato dall\u2019imperatore romano. Modello di gioia e di vita l\u2019uno, modello di morte e di tristezza l\u2019altro. Nella cura per il debole c\u2019\u00e8 l\u2019incontro con Dio, nel dominio sull\u2019uomo operato da chi si crede Dio, non solo non ci pu\u00f2 essere incontro con Dio, ma c\u2019\u00e8 anche l\u2019ingiustizia e la prevaricazione sull\u2019uomo. L\u2019imperatore Cesare Augusto, che godeva di titoli divini, dispiega il suo potere di controllo su tutti e ciascuno nel mondo ordinando un\u00a0<em>censimento<\/em>\u00a0della terra abitata, e il censimento gi\u00e0 nell\u2019Antico Testamento \u00e8 condannato da Dio (cf. 2Sam 24; 1Cr 21) come pretesa umana di conoscere e controllare chi appartiene solo a Dio. La gioia ha dunque anche questa connotazione: essa nasce dalla cura e dalla responsabilit\u00e0 verso il debole e si oppone al controllo e al dominio sull\u2019altro.<\/p>\n<p>A fronte infatti della presentazione del maestoso, impressionante e imponente potere dell\u2019imperatore romano con cui si apre la pagina evangelica (Lc 2,1-2), Luca afferma che Dio manifesta la sua signoria sulla storia attraverso l\u2019evento \u201cinvisibile\u201d della nascita di un bambino che \u00e8 il Salvatore, il Cristo Signore. Dalla grande storia si passa all\u2019ordinariet\u00e0 del quotidiano, da ci\u00f2 che si impone a ci\u00f2 che non si nota. Luca ci dice che sono la fragilit\u00e0 e non la potenza, l\u2019ordinario e non lo straordinario, l\u2019umano e non il sovrumano, che rivelano la presenza di Dio. Un Dio che \u00e8 anzitutto Dio nelle piccole cose, nei piccoli eventi che formano la trama del vivere giornaliero. Forse per questo solo dei semplici e dei\u00a0<em>poveri<\/em>, come i pastori di Betlemme, sono i primi destinatari di tale rivelazione. Per i poveri, ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto \u00e8 lieto evento, \u00e8 vangelo, \u00e8 gioia, non motivo di scandalo. La loro gioia \u00e8 beatitudine, la beatitudine di chi non trova scandalo in un Dio rivelato da un neonato, \u00e8 la gioia piena di stupore di chi scopre di essere prezioso agli occhi di altri, di chi, non contando nulla, si scopre visto e scelto nella propria emarginazione e solitudine. La gioia nasce dall\u2019esperienza della gratuit\u00e0. La gioia, come l\u2019evangelo, \u00e8 grazia. E l\u2019esperienza dei pastori, primi destinatari del vangelo della gioia, pu\u00f2 essere estesa a ogni destinatario dell\u2019evangelo perch\u00e9 sia vero che la loro gioia, la gioia dei pastori, diventi di tutto il popolo, di ogni uomo. Forse basta ripetere e aderire alle parole di Pier Crisologo: \u201cO uomo, perch\u00e9 hai di te un concetto cos\u00ec basso, quando sei tanto prezioso per Dio? Perch\u00e9 mai, tu che sei cos\u00ec onorato da Dio, ti spogli irragionevolmente del tuo onore? Tutto il mondo e ci\u00f2 che \u00e8 in esso, che i tuoi occhi contemplano, non \u00e8 stato forse fatto per te? Riconosci dunque la tua dignit\u00e0 e sii all\u2019altezza della tua vocazione. Rispondi dunque a colui che tutto ha fatto per te e a Colui che \u00e8 nato per te, con il rendimento di grazie e la gioia del cuore\u201d.<\/p>\n<p>La gioia di questa pagina evangelica \u00e8 espressa anche dalla menzione della luce, una luce che splende nella notte (Lc 2,8-9). A dire che la gioia evangelica pu\u00f2 abitare anche le situazioni di dolore e tristezza. Di che notte ci parla il vangelo del Natale? \u00c8 una notte che grava sull\u2019intero mondo abitato, una notte globale. Una notte che ha una valenza storica e politica perch\u00e9 un decreto imperiale impone un censimento a cui tutti devono sottomettersi. Una notte che \u00e8 sottomissione impotente a ci\u00f2 che \u00e8 decretato dall\u2019alto. E che tocca la vita di tanta povera gente come Maria e Giuseppe costretti a viaggiare per andare a farsi registrare. Ma non sono le tenebre storiche che possono impedire l\u2019azione di Dio. \u00c8 poi la notte del disagio e dell\u2019estrema precariet\u00e0 in cui si vennero a trovare Maria e Giuseppe che dovettero cercare ospitalit\u00e0 in una sorta di riparo di fortuna ove Maria pot\u00e9 partorire in condizioni di relativa tranquillit\u00e0. Ma non sono le condizioni ostili esteriori che impediscono l\u2019evento della nascita del bambino. \u00c8 la notte fisica e simbolica in cui sono immersi i pastori che, nell\u2019asprezza del loro faticoso lavoro, fanno la guardia alle loro greggi pernottando all\u2019aperto. Ma non \u00e8 la loro condizione dura e marginale nella societ\u00e0 del tempo, che impedisce loro di ricevere l\u2019annuncio e di lasciarsi rivestire dalla parola luminosa. Le tenebre non sopraffanno la luce, direbbe il IV evangelista. Ed \u00e8 infine e soprattutto, la notte del potere e della prepotenza. Cesare Augusto con i suoi titoli che lo divinizzano, vuole estendere il controllo su tutti e su ciascuno ordinando un censimento della terra abitata. Il censimento \u00e8 usurpazione del posto di Dio, \u00e8 pretesa dell\u2019uomo che si erge a signore di altri uomini, \u00e8 espressione della volont\u00e0 di controllo e di dominio che si esercita su dei sudditi, non su persone libere, e la Bibbia lo dichiara blasfemo perch\u00e9 solo Dio conosce i suoi e perch\u00e9 Dio non vuole essere adorato da sudditi, ma da uomini liberi. E ogni atteggiamento che ferisca la libert\u00e0 personale, che crei la dipendenza di un uomo su un altro uomo, che avanzi pretese sulle vite di altri, che usi le persone per fini di potere, anzi che le usi e basta, \u00e8 blasfemo. Questo infatti significa considerare le persone come finalizzate a s\u00e9, come mezzo per la propria soddisfazione o il proprio potere, e questo ha il detestabile nome di abuso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La gioia \u00e8 intrinseca al vangelo, \u00e8 connaturata ad esso, non \u00e8 solo conseguenza dell\u2019annuncio, ma \u00e8 anche contenuto stesso dell\u2019annuncio. Contenuto, perch\u00e9 evangelizzare \u00e8 trasmettere e trasfondere la gioia che viene dal Signore e nasce dalla stessa buona notizia evangelica. 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