{"id":15912,"date":"2022-11-25T17:12:15","date_gmt":"2022-11-25T16:12:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/?p=15912"},"modified":"2022-11-25T17:12:34","modified_gmt":"2022-11-25T16:12:34","slug":"vescovo-della-prossimita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/vescovo-della-prossimita\/","title":{"rendered":"Vescovo della prossimit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>La prossimit\u00e0 del Pastore<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-15913\" src=\"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2022\/11\/lev-39-206x300.jpg\" alt=\"\" width=\"206\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2022\/11\/lev-39-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2022\/11\/lev-39-702x1024.jpg 702w, https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2022\/11\/lev-39-768x1121.jpg 768w, https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2022\/11\/lev-39-1053x1536.jpg 1053w, https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2022\/11\/lev-39-1404x2048.jpg 1404w, https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2022\/11\/lev-39-800x1167.jpg 800w, https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2022\/11\/lev-39-1200x1751.jpg 1200w, https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2022\/11\/lev-39-1320x1926.jpg 1320w, https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2022\/11\/lev-39-scaled.jpg 1755w\" sizes=\"auto, (max-width: 206px) 100vw, 206px\" \/>Don Miche\u2019 \u2026 ma che cosa devo dire? Sapendo che questa frase proviene da don Tonino, non ci si pu\u00f2 credere!<br \/>\nLui, che ha reso il suo modus loquendi un segno distintivo di tutta la profondit\u00e0 della sua fede e cultura, capace di fondere le altezze dello spirito con le esigenze di una evangelizzazione diretta e scevra da ogni possibile contagio di retorica intellettualistica. Lui, dal linguaggio aulico ma avvincente, sublime e metaforico, affabulatore degli uomini del suo tempo, ma anche di chi oggi, pur non avendolo conosciuto, dai suoi scritti ne \u00e8 attratto e mosso a saperne di pi\u00f9 su di lui per arrivare a Lui.<br \/>\nEppure, quelle sono parole che l\u2019allora parroco della Concattedrale terlizzese, don Michele Cipriani, si sentiva spesso rivolgere in sagrestia quando don Tonino arrivava prima di molte celebrazioni.<br \/>\nChe si trattasse di una personalit\u00e0 ex grege, questo don Michele lo sapeva ormai da tempo, gi\u00e0 molto prima del suo arrivo in diocesi.<br \/>\nPer i ruoli che entrambi rivestivano, si erano spesso incontrati ai convegni riservati all\u2019aggiornamento di chi ricopriva incarichi apicali tra il clero.<br \/>\nPertanto, aveva gi\u00e0 avuto modo di scambiare con lui opinioni, di ascoltarlo nei suoi interventi che incantavano l\u2019assemblea e richiamavano a quella essenzialit\u00e0 evangelica, a quella aderenza sine glossa alla Parola, alla Povert\u00e0 di Cristo che ha contraddistinto l\u2019intera sua esistenza, sia prima che dopo la missione episcopale.<br \/>\nPer questo, al suo arrivo in Diocesi, don Tonino era gi\u00e0 per don Michele padre, fratello e guida, dallo stile inconfondibile umile, semplice e fraterno come dimostr\u00f2 sin dalla cerimonia d\u2019insediamento, quel 5 dicembre 1982, celebrata nella chiesa di S. Maria di Sovereto, dal momento che la Cattedrale era in restauro.<br \/>\nIn quel breve tratto di strada a piedi, dalla chiesa di S. Lucia, dove tutti i celebranti si prepararono, fino alla destinazione, don Tonino inizi\u00f2 ad elargire sorrisi aperti, sguardi profondi ai passanti e ai fedeli curiosi di conoscere il nuovo prelato. Gli occhi e gli atteggiamenti erano gi\u00e0 rivelatori di un animo innamorato dell\u2019uomo, desideroso di cogliere il senso dell\u2019altro, di valorizzarne il divino che ben presto tutti avrebbero poi cominciato ad apprezzare. Di l\u00ec a poco, nella sua prima omelia alla cittadinanza terlizzese, svoltasi con la massima sobriet\u00e0, pronunci\u00f2 la magna charta della sua missione episcopale: Io voglio essere il Vescovo della strada non del palazzo. E mantenne fede a questa promessa.<br \/>\nDon Michele, come tutti del resto, cominci\u00f2 a sorprenderlo spesso e a qualsiasi ora, per la strada, fuori dalle chiese, pronto ad ascoltare i drammi, i bisogni e le storie di tutti, come un vero compagno di viaggio, non un principe di palazzo.<br \/>\nIn quel discorso, si espresse in un linguaggio moderno a cui non tutti erano preparati: quello del Vangelo vero. Cos\u00ec moderno ed ecumenico, da arrivare a citare degli autori laici, fino a quel momento esclusi dai sermoni omiletici, da suscitare uno \u201cscandalo\u201d per alcuni. Ma stava gi\u00e0 anticipando gli scandali del suo magistero. Stava preannunciando gli slanci di papa Francesco verso quei sentieri diversi da percorrere per una Chiesa che vuole essere in sintonia con un mondo che cambia; che \u00e8 aperta ai laici, che \u00e8 formata da \u201cpastori che profumano di popolo\u201d, vicina agli ultimi, povera. Proprio ci\u00f2 che attu\u00f2 don Tonino. Il suo intento fu quello di riportare in primis sacerdoti e fedeli al messaggio evangelico nella sua integralit\u00e0.<br \/>\nDon Tonino conosceva bene la realt\u00e0 del suo tempo perch\u00e9 ne sondava le pieghe giorno per giorno; per questo non si \u00e8 mai rifiutato di denunciarne le ipocrisie, le mediocrit\u00e0, le tirannie nei confronti dei deboli, degli indifesi, dei poveri, anche se questo \u201ccostava moltissimo\u201d (S. Teresa di Calcutta).<br \/>\nDa profeta qual era, aveva intuito la deriva pericolosa verso cui quella generazione stava naufragando. I suoi occhi gi\u00e0 coglievano i segnali di un allontanamento dalla fede, di un impoverimento interiore, di una crisi morale che avrebbe compromesso pastori e laici.<br \/>\nUn giorno, di fronte a un turbamento del parroco e alla sua intenzione di lasciare l\u2019incarico, don Tonino non manc\u00f2 di rivelare tutta la sua sensibilit\u00e0 di uomo e di vescovo tout court. \u00abPrese a passeggiare in sagrestia, in silenzio, avanti e indietro, pensieroso. Poi replic\u00f2: &#8220;don Michele sai, anch\u2019io ho avuto la stessa idea! E anche il Cardinale Martini ha obiettato.&#8221; Che stiamo a fare qui? Meglio andare in missione perch\u00e9 noi parliamo a gente che \u00e8 gonfia di cristianesimo ma \u00e8 vuota di cristianesimo! Noi parliamo a gente che non ha sete di Dio! Ma dobbiamo andare avanti e non scoraggiarci\u00bb.<br \/>\nQuesto lo sguardo lungo di don Tonino, capace di intercettare le sabbie mobili del suo presente e i rischi del futuro, ma sicuro di saper trovare la corda giusta per non esserne impantanati e riprendere il cammino: con Maria e la Santa Eucarestia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le novit\u00e0 nell&#8217;episcopato di don Tonino <\/strong><\/p>\n<p>\u00abNovit\u00e0\u00bb. Nonostante i ricordi un po\u2019 sbiaditi, questa parola rimbomba nelle parole di Mons. Giuseppe Milillo per raccontare i suoi primi momenti e le sue prime impressioni su don Tonino Bello, vissuti nell\u2019ormai lontano 1982.<br \/>\nNovit\u00e0 nel vedere un Vescovo vicino, non pi\u00f9 distante, come in quel tempo storico ci si sarebbe aspettato. Novit\u00e0 nel conoscere un Vescovo \u201csvestito\u201d della sua autorit\u00e0 che confida al nuovo popolo di avere nella sua valigia \u00abla tenerezza, la sofferenza, la fede, l\u2019amore, la speranza indistruttibile della piccola stupenda Chiesa d\u2019origine di Alessano, di Ugento e di Tricase\u00bb.<br \/>\nUn vescovo che, insomma, si mostra sin dal primo giorno un uomo nella sua fragilit\u00e0 e nella sua sete di compagni di viaggio che lo possano aiutare a liberarsi \u00abda tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 ingombrare la [sua] povert\u00e0\u00bb.<br \/>\nQuello che la Comunit\u00e0 di Giovinazzo conosceva a fine novembre 1982 \u2013 pochi giorni dopo l\u2019ingresso nella Cattedrale di Molfetta \u2013 era un sacerdote come gli altri che si mostrava sin da subito fraterno, accogliente, disponibile al colloquio e all\u2019ascolto. Un sacerdote \u2013 ribadito con fermezza da don Giuseppe \u2013 che amava stare in mezzo al suo popolo, non sulla cattedra.<br \/>\nLe parole che don Tonino rivolse ai presenti furono programmatiche rispetto alle cinque attenzioni che avrebbe avuto come pastore: la condivisione con i poveri e la preferenza da riservare agli ultimi, l\u2019attenzione ai problemi umani e sociali dei lavoratori, la premura di far entrare nella catechesi i temi della pace e della giustizia, il bisogno di allargare gli altri della Chiesa, l\u2019esigenza di aprire il dialogo con la cultura contemporanea. E abbiamo provato a leggerle insieme al sacerdote giovinazzese.<br \/>\nGli ultimi, anzitutto, che sollecitavano (e sollecitano tutt\u2019ora) la Chiesa a farsi pi\u00f9 vicina, a ripensarsi con proposte pi\u00f9 concrete e pragmatiche. Don Tonino inizi\u00f2 a pungolare le comunit\u00e0 parrocchiali, sin da subito e continuamente, a mettere in moto prassi pastorali su misura dei poveri e degli anziani. I ricordi riportano alla luce le feste organizzate in Auditorium che hanno condotto la comunit\u00e0 della parrocchia Maria SS. Immacolata alla matura consapevolezza che i veri poveri non hanno mai vissuto per orgoglio questi appuntamenti ed era lo stesso don Tonino, che conosceva il nome e la storia di ciascuno, a mobilitare le tende della Chiesa per bussare alla porta della loro vita.<br \/>\nPoi i lavoratori. Con gli occhi ancora pieni di gioia, don Giuseppe fa memoria delle mobilitazioni, insieme al fratello sindaco Francesco, a fianco agli operai delle Acciaierie per salvare i loro posti di lavoro.<br \/>\nPace, libert\u00e0 e giustizia. Per esprimere quanto fosse credibile la sua fede in questi ideali, talvolta difficilmente praticabili nella societ\u00e0 contemporanea, il racconto si sofferma su un episodio particolare. Don Tonino era solito \u2013 sin dai primi giorni di episcopato tra noi \u2013 visitare una famiglia che abitava nello stesso palazzo in cui risiedeva don Giuseppe, che aveva vissuto la perdita di un caro, in seguito a una sparatoria avvenuta l\u2019anno precedente. Guidando la sua auto, veniva la sera a confortare la moglie e la figlia, approfittando della scarsa conoscenza della gente per poter camminare indisturbato in citt\u00e0. Per sdebitarsi dei continui gesti di cura, la famiglia decise di donare il contributo ricevuto dopo aver vinto la causa riguardante il triste avvenimento. Quella somma fu una delle offerte che permise la costruzione della Comunit\u00e0 C.A.S.A. Questo, come tanti suoi altri gesti quotidiani, permise sin dai primi giorni di acquisire la consapevolezza che quando parlava di pace, libert\u00e0 e giustizia, don Tonino faceva sul serio.<br \/>\nE tutto questo perch\u00e9 credeva davvero che il Vangelo potesse prendere forma, a partire dalle feritoie che incontrava.<br \/>\nAllargare gli atri. Qui \u2013 scherzosamente \u2013 potremmo chiedere a papa Francesco i diritti d&#8217;autore, vista l\u2019assonanza di significati che ci permettono di intravedere l\u2019uno calpestare le orme tracciate dall\u2019altro.<br \/>\nQuesta missione don Tonino la affid\u00f2 alla comunit\u00e0 di cui don Giuseppe era parroco, nella fase di costruzione del nuovo edificio di culto. Infatti, in uno dei primi momenti in cui ebbe la possibilit\u00e0 di incontrare i fedeli della zona 167, paragon\u00f2 quel lembo di terra a un fazzoletto piegato che avrebbe avuto come audace compito quello di dispiegarsi fino a raggiungere, con la sua piena stiratura, tutti gli angoli del territorio. La comunit\u00e0, sin dalle sue origini, ha dovuto fare i conti con una promessa, uscire, raggiungendo le periferie fisiche ed esistenziali.<br \/>\nTutto questo era frutto di quella cultura contemporanea che la Chiesa non pu\u00f2 scegliere, ma deve soltanto abitare. E pu\u00f2 farlo \u2013 ricorda don Giuseppe facendo riecheggiare le parole di incoraggiamento che lo stesso don Tonino gli rivolgeva \u2013 solo se mette al centro i giovani, ascoltandoli, provando a custodirne le ferite e a interpretarne le visioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prossimit\u00e0 del Pastore Don Miche\u2019 \u2026 ma che cosa devo dire? 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