{"id":2880,"date":"2015-01-09T15:31:00","date_gmt":"2015-01-09T14:31:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/comunita-musulmane-siamo-noi-le-prime-vittime\/"},"modified":"2015-01-09T15:31:00","modified_gmt":"2015-01-09T14:31:00","slug":"comunita-musulmane-siamo-noi-le-prime-vittime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/comunita-musulmane-siamo-noi-le-prime-vittime\/","title":{"rendered":"Comunit\u00e0 musulmane: &#8220;Siamo noi le prime vittime&#8221;"},"content":{"rendered":"<div>La parola d\u2019ordine all\u2019indomani dell\u2019attentato a Parigi \u00e8 non spezzare le catene della coesione sociale, puntando il dito dell\u2019odio contro chi \u00e8 innocente e non c\u2019entra nulla. Le comunit\u00e0 musulmane in Francia ma anche in Italia sono sconvolte. Strette nel dolore per le vittime, chiedono, anzi implorano di non fare generalizzazioni: il terrorismo non nasce in moschea. Si diffonde per canali che sono fuori dalla portata di imam e centri islamici. Viaggia per Internet, si propaga per intrighi internazionali. Quello che il mondo religioso pu\u00f2 fare \u00e8 condannare l\u2019odio e la violenza senza mezzi termini e continuare a lavorare per il dialogo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>\u201cSiamo le prime vittime\u201d,<\/strong> esordisce <strong>Youssef Sbai<\/strong>, imam di Massa Carrara e vice presidente dell\u2019Unione delle Comunit\u00e0 islamiche in Italia (Ucoii). \u201cIl poliziotto che \u00e8 stato freddato dalla mano ferma del terrorista &#8211; aggiunge subito &#8211; era musulmano. Questo significa che i terroristi non guardano in faccia nessuno. Loro agiscono inseguendo obiettivi criminali. Non c\u2019\u00e8 altro termine per definirli\u201d. Ma oggi, all\u2019indomani di un attentato che in nome del profeta Maometto ha fatto una strage nella redazione di un giornale, un\u2019ombra oscura di sospetto avvolge in Europa il mondo dell\u2019immigrazione musulmana. \u201cIl problema &#8211; interviene subito l\u2019imam &#8211; non \u00e8 la presenza dell\u2019Islam o delle moschee. Il problema \u00e8 che si sta diffondendo una cultura dell\u2019odio. La diffondono persone che rifiutano il dialogo, che si presentano come credenti musulmani ma non lo sono affatto. Sono persone che perseguono un\u2019agenda criminale ben precisa. Questa cultura assolutamente non si diffonde nelle moschee. Trova altri canali, tra tutti Internet. Non si diffonde per mezzo di religiosi ma attraverso canali che sono fuori dalla nostra portata\u201d. Si tratta di un universo parallelo che viaggia per \u201cintrighi internazionali. Saranno gli analisti ad individuare da chi \u00e8 popolato e soprattutto come fermarlo\u201d. Due sono le cose che invece si possono fare a livello di moschee: \u201cprimo &#8211; dice Sbai &#8211; invitare gli imam a condannare sempre, con coraggio e senza mezzi termini, simili azioni e poi diffondere con i sermoni una cultura del dialogo, di apertura all\u2019altro, vincendo la presunzione di sentirsi superiori all\u2019altro di avere la verit\u00e0 assoluta\u201d. L\u2019Ucoii, da parte sua, garantisce la sicurezza delle associazioni e dei centri islamici che ne fanno parte perch\u00e9 \u201cli conosciamo, abbiamo con tutti un canale diretto e soprattutto organizziamo periodicamente incontri di formazione per imam. Sono anni che l\u2019Ucoii fa questo lavoro, sono anni che promuoviamo e aderiamo ad incontri di dialogo. Purtroppo \u00e8 una storia di convivenza attiva poco conosciuta. Varrebbe la pena, soprattutto in questi momenti, conoscerla e raccontarla\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>\u201cQuanto \u00e8 successo ieri a Parigi \u00e8 grave,<\/strong> \u00e8 il segno di un\u2019umanit\u00e0 perduta\u201d. Esprime parole cariche di dolore <strong>Shahrazad Houshmand<\/strong>, teologa musulmana e docente di studi islamici in diverse universit\u00e0 italiana. \u201cSicuramente &#8211; aggiunge &#8211; la povert\u00e0, l\u2019ignoranza, lo stato di emarginazione sociale preparano un terreno fertile perch\u00e9 la violenza cresca e si alimenti. Non \u00e8 una cosa nuova. Ma la soluzione va cercata insieme. Non \u00e8 compito di alcuni!\u201d. La professoressa chiama in causa \u201ci maestri e i saggi\u201d della societ\u00e0. \u201cCi sono in Francia &#8211; argomenta &#8211; 5 milioni di musulmani, altrettanti in Germania. In Italia i musulmani sono circa un milione. Non pu\u00f2 essere un problema da trascurare. Non possiamo limitarci a condannare. Ogni abuso come ogni malattia ha radici profonde e radicate. Raduniamo allora tutti i saggi e i maestri della societ\u00e0 perch\u00e9 insieme trovino delle soluzioni. Laddove l\u2019integrazione \u00e8 riuscita, le politiche migratorie sono seguite con giustizia, e l\u2019istruzione \u00e8 favorita, questi abusi muoiono sul nascere\u201d. Anche la professoressa teme che quanto accaduto a Parigi possa scatenare un\u2019onda di violenza e odio contro i musulmani. \u201cSarebbe gravissimo perch\u00e9 per decenni i musulmani in Europa hanno vissuto in pace, hanno lavorato, hanno contribuito alla vita dei Paesi che li hanno accolti. Non \u00e8 giusto che ora si punti il dito contro una popolazione innocente e operosa. Condannare ingiustamente un intero popolo non conduce da nessuna parte, anzi rischia di generare aggressione su aggressione. Se chi non ha fatto nulla di male, viene condannato o giudicato ingiustamente, prima o poi diventer\u00e0 un musulmano aggressivo. Si genera una societ\u00e0 di odio ed \u00e8 proprio quello che oggi dobbiamo evitare\u201d.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Youssef Sbai, imam di Massa Carrara e vice presidente dell\u2019Ucoii: &#8220;Si sta diffondendo una cultura dell\u2019odio. La diffondono persone che rifiutano il dialogo, che si presentano come credenti musulmani ma non lo sono affatto. Perseguono un\u2019agenda criminale&#8221;. 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