{"id":2887,"date":"2015-01-21T18:47:00","date_gmt":"2015-01-21T17:47:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/tra-satira-e-offesa-a-proposito-di-liberta-di-espressione\/"},"modified":"2015-01-21T18:47:00","modified_gmt":"2015-01-21T17:47:00","slug":"tra-satira-e-offesa-a-proposito-di-liberta-di-espressione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/tra-satira-e-offesa-a-proposito-di-liberta-di-espressione\/","title":{"rendered":"Tra satira e offesa. A proposito di libert\u00e0 di espressione"},"content":{"rendered":"<p>Ancora vivo \u00e8 lo sgomento suscitato dall\u2019attentato dei fanatici islamici alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo. Indubbiamente un fatto importante, anche perch\u00e9 costituisce simbolicamente l\u2019attentato a un principio consolidato nella civilt\u00e0 occidentale: la libert\u00e0 d\u2019espressione. A tal proposito, mi ha impressionato la frase profetica che aveva pronunciato il direttore di Charlie: &#8220;Non ho paura delle rappresaglie. Non ho figli, non ho una moglie, non ho un&#39;auto, non ho debiti. Forse potr\u00e0 suonare un po&#39; pomposo, ma preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio&#8221;.\u00a0<br \/>\n Da diversi anni, bench\u00e8 fosse un piccolo giornale (una tiratura di 80 mila copie), Charlie Hebdo ha suscitato numerosi dibattiti per le sue vignette da alcuni considerate molto spesso non rispettose della sensibilit\u00e0 altrui, soprattutto religiosa. L\u2019Associazione siriana per la libert\u00e0 aveva querelato Charlie Hebdo per incitazione all\u2019odio, mentre una causa per diffamazione e ingiuria era stata presentata dall\u2019Associazione di musulmani di Meaux. Nel 2011 la sede del giornale era stata distrutta da una bomba molotov, dopo che la redazione aveva annunciato la nomina simbolica di Maometto a direttore del numero intitolato \u201cSharia Hebdo\u201d in relazione alla vittoria del partito islamico di Ennahda alle elezioni in Tunisia.\u00a0<br \/>\n Nel settembre del 2012 la sede del settimanale era stata messa sotto sorveglianza dopo aver pubblicato alcune vignette su Maometto all\u2019interno di un servizio dedicato alle proteste anti-americane in corso in quei giorni nei Paesi musulmani, dopo la diffusione del trailer del film satirico sulla vita del profeta intitolato \u201cL\u2019Innocenza dei musulmani\u201d.<br \/>\n Buona parte dell\u2019opinione pubblica ha anche criticato un certo modo di fare satira, spesso di cattivo gusto, se non oltraggiosa, della sensibilit\u00e0 altrui. Di recente stanno circolando su internet, tra l\u2019altro, vignette dello stesso giornale rivolte anche ad altre religioni, soprattutto al cattolicesimo, che ridicolizzano i simboli sacri della fede. Un umorismo forte, senza mezze misure, perfino inelegante, fa maggior presa, salta subito all&#39;occhio, soprattutto se ha lo scopo di far anche quadrare i conti.<br \/>\n In questi casi il confine tra satira e offesa \u00e8 evidentemente sottile. Per alcuni si configura il reato di vilipendio della religione. Per altri \u00e8 semplice libert\u00e0 di stampa a mezzo satira, frutto di una conquista ormai consolidata della civilt\u00e0 occidentale. \u00c8 giusto cio\u00e8 fare informazione o una satira che non si pone il problema del \u201crispetto\u201d dell\u2019Altro (del divino e dell\u2019umano, cio\u00e8 di ci\u00f2 che \u00e8 intimamente sacro per la persona)? Qui in gioco sono presenti due diritti, entrambi inalienabili.\u00a0<br \/>\n A prescindere da come la si pensi, \u00e8 legittimo il diritto di Charlie Hebdo a manifestare il proprio pensiero, per quanto possa essere giudicato da una parte scorretto. Ma altrettanto legittimo \u00e8 il sentimento di umiliazione o affronto che un credente (di qualsiasi religione) possa provare davanti ad alcune vignette del settimanale francese. Talmente legittimo da potersi rivolgere ad un tribunale per vedere tutelati i propri diritti. Ci\u00f2 che non \u00e8 legittimo \u00e8 risolvere un conflitto a colpi di kalashnikov; questo \u00e8 scontato.\u00a0<br \/>\n I due diritti in questione sono, ovviamente, quello dei musulmani a non volere che venga raffigurato Maometto (\u00e8 un diritto, non c\u2019\u00e8 dubbio) e quello dei non-musulmani (o dei musulmani che la pensano diversamente) a esigere che la libert\u00e0 d\u2019espressione non si debba fermare davanti a nulla.<br \/>\n I giornalisti di Charlie Hebdo sono responsabili delle proprie azioni. Ovvio. Se qualcuno vuole, possono essere anche ritenuti colpevoli di offesa, ingiuria o diffamazione. Ma nulla di pi\u00f9. Non pu\u00f2 esistere una relazione di causa ed effetto tra ci\u00f2 che viene pubblicato in nome della libert\u00e0 di stampa e la reazione di gente che ha compiuto un gesto cos\u00ec eclatante con lucida follia. Ecco perch\u00e9 l\u2019unico atteggiamento possibile in questo momento, come ha sottolineato anche Papa Francesco in pi\u00f9 riprese, \u00e8 la condanna di ogni forma di violenza ingiustificata e inumana, di \u201cogni crudelt\u00e0 della quale \u00e8 capace l&#39;uomo\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora vivo \u00e8 lo sgomento suscitato dall\u2019attentato dei fanatici islamici alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo. 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