{"id":3085,"date":"2015-08-19T16:53:00","date_gmt":"2015-08-19T14:53:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/scomparsa-la-scrittrice-molfettese-gianna-sallustio-amato\/"},"modified":"2015-08-19T16:53:00","modified_gmt":"2015-08-19T14:53:00","slug":"scomparsa-la-scrittrice-molfettese-gianna-sallustio-amato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/scomparsa-la-scrittrice-molfettese-gianna-sallustio-amato\/","title":{"rendered":"Scomparsa la scrittrice molfettese Gianna Sallustio Amato"},"content":{"rendered":"<p>\n Nel giorno della festa dell&#39;Assunta, un lutto ha colpito la cittadina di Molfetta. Si \u00e8 spenta, dopo aver a lungo lottato contro un tumore, la scrittrice Gianna Sallustio Amato, nata nel centro pugliese nell&#39;anno 1938. Laureata in Lettere presso l&#39;Universit\u00e0 degli Studi di Bari, era stata ordinaria di materie letterarie negli istituti d&#39;istruzione secondaria di secondo grado pugliesi (tra cui l&#39;ITC &#8220;Gaetano Salvemini&#8221; di Molfetta). Vedova di Cosmo Amato (la morte del marito le aveva ispirato versi laceranti), si era dedicata con amore ai figli e ai nipoti, sempre conservando quel suo spirito di <em>pasionaria <\/em>della cultura molfettese.<br \/>\n La sua produzione poetica e narrativa le ha fatto conseguire importanti riconoscimenti a livello internazionale, tra cui ci piace menzionare il primo premio per la narrativa &#8220;Citt\u00e0 di New York&#8221; nel 2009 e il &#8220;Citt\u00e0 di Istanbul&#8221; per la poesia nel 2010. Suoi testi sono stati oggetto di traduzioni in lingua francese e in serbo. Numerosissime le sue opere, che spaziano dalla saggistica (sulla figura di Rosaria Scardigno, ma anche sulle &#8220;stagioni pittoriche&#8221; di Franco Poli) alla poesia (citeremo, tra gli altri suoi libri, &#8220;Quest&#39;allotria&#8221; e &#8220;Labirinti&#8221;), alla narrativa, genere cui si \u00e8 dedicata con maggior frequenza negli ultimi anni, con peculiare interesse per la scrittura odeporica.<br \/>\n In <em>Quest&#39;allotria <\/em>la Sallustio si collocava in posizione di aperto contrasto verso certe declinazioni del crocianesimo, che relegavano ai margini l&#39;allotria, ossia ci\u00f2 ch&#39;\u00e8 estraneo, alieno alla pura intuizione lirica. Eppure, per la Sallustio ci\u00f2 che si voleva marginalizzare era l&#39;eco dell&#39;umano, in tutta la sua nitida tragicit\u00e0. E quest&#39;eco la scrittrice, per Barberi Squarotti &#8220;coscienza esemplare di una generazione a mezzo tra la delusione e lo slancio, faceva vibrare nella sua opera senza infingimenti, sempre protesa a scardinare le architetture di facciata artatamente elevate dalla nostra societ\u00e0. La Sallustio si era impegnata a lacerare quella &#8220;divisa di oca borghese \/ indossata con vigliacca perseveranza&#8221; da molte donne, per acquiescenza agli schemi socialmente imposti. Le sue opere sono spesso popolate da donne coraggiose, che sfidano le convenzioni e si affermano con la propria personalit\u00e0, talora proprio grazie all&#39;intrinseca forza di quella cultura e di quello spirito critico che la Sallustio si \u00e8 impegnata per anni a diffondere nelle aule scolastiche. Lo stesso modo della poetessa molfettese di cantare l&#39;amore era ben lontano da una mera, magari sdolcinata, effusione soggettivistica. Era vita della carne e del sangue: &#8220;mi tieni mi conti i piaceri \/ che prendi da me e descrivi \/ un corpo \/ il mio corpo come fatto d&#39;amore per te&#8221; (&#8220;Sono solo pensieri&#8221;, in &#8220;Quest&#39;allotria&#8221;).<br \/>\n Nella vita della scrittrice un momento fondamentale \u00e8 stato rappresentato dalle esperienze di volontariato, compiute prima in Congo e successivamente in Guatemala, presso le missioni di Padre Tiziano Sofia, figura carismatica che la Sallustio ha tratteggiato con ammirazione in &#8220;Sango Mondele&#8221;, &#8220;Mojo mojo&#8221; e &#8220;Il padre bandido&#8221;. I proventi di questi lavori sono stati devoluti alle missioni e hanno contribuito alla costruzione di un ospedale in Congo, la Clinique de Saint Fran\u00e7ois d&#39;Assisi. Questo infaticabile impegno ha fatto guadagnare alla Sallustio in quelle terre l&#39;appellativo di &#8220;Maman de l&#39;h\u00f4pital&#8221;.<br \/>\n I mesi dedicati al volontariato sono stati descritti dalla scrittrice, che amava narrare di s\u00e9 in terza persona, come preziosi e indimenticabili. Il ricordo di una messa &#39;spartana&#39;, celebrata sotto un mango nella missione congolese, con &#8220;un tavolino apparecchiato a umile e frugale altare&#8221;, assurgeva ad &#8220;alternativa salvifica&#8221; rispetto all&#39;ateismo pratico che la scrittrice aveva potuto constatare in tante celebrazioni occidentali, cerimonie, non di rado, teatro di meri formalismi destituiti di significato. Nei suoi scritti, la Sallustio esaltava la &#8220;Chiesa del grembiule&#8221;, quella di don Tonino come di padre Sofia, spesso rappresentandone anche il contraltare, per esempio nell&#39;icastica descrizione di insinceri &#8220;esercizi spirituali&#8221; o nel ritratto impietoso di una suorina, troppo presa a gingillarsi con i simboli dell&#39;occidentalizzazione (il telefonino, la radiolina), per prestare attenzione alla &#8220;vecchia nera completamente nuda&#8221;, che &#8220;traballante sulle magrissime gambe&#8221; le passava accanto. Spesso nei suoi scritti vibrava lo sdegno per queste manifestazioni di apatia e indifferenza al dolore. O per quel fanatismo, figlio dell&#39;ignoranza, che induce a compiere atti di empiet\u00e0 in nome della religione. Nel suo ultimo romanzo, &#8220;La sposa del sole&#8221;, un&#39;altra scrittura di viaggio in cui si incastona la novella eponima, \u00a0la Sallustio, adducendo a epigrafe della narrazione i versi lucreziani dedicati al sacrificio di Ifigenia, pennellava la delicata vicenda di Janita. A questa giovane creatura l&#39;autrice donava persino il proprio nome e la raffigurava mentre, docile, quasi serafica (forse anche perch\u00e9 stordita dalle foglie di coca), veniva offerta in olocausto al dio vulcano Huascar\u00e0n per scongiurare un cataclisma sulla comunit\u00e0 andina. Nell&#39;immagine del dolore straziante, tradotto in grido allucinato, della madre Urka, rassegnata a non poter cambiare il destino della dodicenne, Gianna Sallustio compendiava il proprio attonito sdegno, nella consapevolezza che spesso &#8220;tantum religio potuit suadere malorum&#8221;.<\/p>\n<p> \u00a9 Luce e Vita<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel giorno della festa dell&#39;Assunta, un lutto ha colpito la cittadina di Molfetta. 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