{"id":3113,"date":"2015-09-27T09:31:00","date_gmt":"2015-09-27T07:31:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/carta-stampata-lettori-europei-in-fuga-verso-il-digitale\/"},"modified":"2015-09-27T09:31:00","modified_gmt":"2015-09-27T07:31:00","slug":"carta-stampata-lettori-europei-in-fuga-verso-il-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/carta-stampata-lettori-europei-in-fuga-verso-il-digitale\/","title":{"rendered":"Carta stampata lettori europei in fuga verso il digitale"},"content":{"rendered":"<p>Un tempo ormai lontano si diceva che il giornalismo era il \u201cmestiere pi\u00f9 bello del mondo\u201d, perch\u00e9 i pochi che facevano questo lavoro, soprattutto nei grandi quotidiani, viaggiavano, visitavano regioni e paesi lontani, incontravano e intervistavano personalit\u00e0 di primo piano. E oggi? Tutto \u00e8 cambiato: a fronte di una platea di giornalisti professionisti che da anni temono per il proprio posto di lavoro (circa 2mila lo hanno perso o sono \u201cin solidariet\u00e0\u201d), i giovani laureati in scienze dell\u2019informazione (alcune migliaia l\u2019anno) bussano alle porte delle redazioni, chiedono sommessamente di poter scrivere una \u201cbreve\u201d. Qualcuno ce la fa e lo ottiene, ma la maggioranza rimane fuori. Perch\u00e9 il giornalismo \u00e8 in crisi. Limitiamo in questa sede lo sguardo ai quotidiani, anche se il discorso vale in maniera diversa anche per il resto della carta stampata, come per tv, radio e siti internet di informazione. Ebbene, rispetto al 2009, le copie diffuse in Italia ogni giorno sono scese da 5,2 a 4 milioni. Cinque anni fa c\u2019erano 11 testate gratuite con 65 edizioni locali per 4 milioni di copie e oggi ne rimangono solo due con mezzo milione di copie. Ma cosa succede? Perch\u00e9 la gente si allontana dalla carta stampata?<\/p>\n<p> <strong>Nelle edicole 2,8 milioni di lettori in meno al giorno.\u00a0<\/strong>Con la crisi del 2008 la pubblicit\u00e0 ha iniziato a calare a colpi di -5\/10% l\u2019anno. A soffrire \u00e8 stata soprattutto la carta stampata anche se un po\u2019 tutti i settori sono stati colpiti. In Italia oggi, sul totale degli investimenti degli inserzionisti, il 60% va alle televisioni (il grosso a Rai e Mediaset), il 20% a giornali e riviste, il resto a radio, internet, affissioni murali, volantini ecc. I quotidiani in 8 anni hanno perso circa il 50% delle risorse pubblicitarie. A cascata le societ\u00e0 editrici hanno ridotto gli organici di impiegati (-30%), di poligrafici (erano 15mila negli anni \u201980, oggi sono 4.300) e di giornalisti. Rispetto all\u2019anno \u201cd\u2019oro\u201d del 1990 quando si vendevano 6,8 milioni di quotidiani al giorno, oggi come gi\u00e0 detto siamo ridotti attorno ai 4 milioni. \u201cCorriere della Sera \u201d e \u201cRepubblica\u201d, per fare due esempi (dati Ads luglio 2015), sono scesi dalle 600mila copie di una decina di anni fa rispettivamente a 377 e 346mila. \u201cIl Sole 24 Ore\u201d arriva a 366mila. Seguono \u201cGazzetta dello Sport\u201d (228mila), \u201cStampa\u201d (218), \u201cMessaggero\u201d (143), \u201cCorriere dello Sport\u201d (130), \u201cQn-Resto del Carlino\u201d (116), \u201cAvvenire\u201d (93) e \u201cQn-La Nazione\u201d (90). In un quadro di tendenziale calo delle vendite in edicola, l\u2019unica nota positiva riguarda le copie digitali, passate dal 2013 ad oggi da 200 a 537mila. \u00c8 un trend interessante, da seguire, anche se in termini economici al momento gli editori ricavano dal digitale il 12%, dalle edicole l\u201980% e dagli abbonamenti l\u20198%.<\/p>\n<p> <strong>Alcuni dati europei.\u00a0<\/strong>Su scala mondiale c\u2019\u00e8 di che sorprendersi. Su 7 miliardi di uomini che vivono sulla Terra, 534 milioni ogni giorno comprano un giornale (7,6 acquirenti ogni 100 persone). La crescita di questi ultimi anni riguarda solo Asia, America Latina e Africa, mentre gli altri continenti perdono lettori: rispettivamente -23% Europa, -20% Oceania e -10% Nord America. Nel nostro continente, la Gran Bretagna, pur avendo pi\u00f9 o meno una popolazione uguale a quella italiana, una decina di anni fa aveva 10 milioni di lettori mentre noi ne avevamo 6. Negli ultimi due anni \u00e8 scesa da 9 a 7,6 milioni. Il \u201cSun\u201d ha perso il 20,9%, \u201cDaily Mail\u201d il 13,5%, il \u201cFinancial Times\u201d -26%, \u201cThe Indipendent\u201d \u2013 35,76%. Hanno tenuto solo \u201cThe Times\u201d (+1,15%) e \u201cI\u201d (nato dall\u2019 \u201cIndipendent\u201d, 304mila copie e +5,73%). In Francia le perdite sono state meno pesanti, attorno al 10\/15%, ma il trend \u00e8 comunque negativo. Qualche esempio: \u201cLe Monde\u201d -4% l\u2019anno negli ultimi due-tre anni, \u201cLiberation\u201d -15%, \u201cLe Figaro\u201d -8%. Tassi di vendita di giornali pi\u00f9 alti sono presenti negli altri paesi europei, come Germania, Olanda, Svezia ecc. dove in media tra il 50 e 60% dei lettori si abbonano e solo il 20-30% compra in edicola (mentre da noi \u00e8 il contrario).<\/p>\n<p> <strong>Tiene la \u201creadership\u201d mentre Google incassa.<\/strong>\u00a0Eppure la lettura complessiva di giornali a livello planetario non diminuisce. Sulla terra 2,5 miliardi di persone, pari al 49% degli adulti, ogni giorno legge regolarmente notizie su quotidiani cartacei o online: si parla di \u201creadership\u201d, cio\u00e8 la tendenza a leggere (che non coincide necessariamente con l\u2019acquisto). In Italia, purtroppo, questo tasso di lettura \u00e8 pi\u00f9 basso della media mondiale: eravamo al 50% negli anni \u201990, oggi siamo scesi al 39,7%, anche se i lettori regolari di quotidiani online gratuiti sono saliti da 2,3 a 3,7 milioni al giorno. In pratica, dal 2010 a oggi i quotidiani cartacei hanno perso 2 milioni di lettori e quelli online ne hanno guadagnati quasi altrettanti, \u201ccannibalizzandosi\u201d al proprio interno. Avviene ad esempio che il \u201cCorriere\u201d gratuito su internet sale e danneggia il \u201cCorriere\u201d a pagamento in edicola che invece scende. Buffo, vero? Altro aspetto \u00e8 che la cosiddetta \u201cdieta mediatica\u201d (cio\u00e8 i media usati per informarsi) vede sempre in testa la tv (79%), seguita da quotidiani (44%), internet (40%), radio (18%), periodici (10%). Ormai, solo il 50% dei giornalisti contrattualizzati lavora nel \u201ccartaceo\u201d, il 6% nelle agenzie, il 20% circa in tv e radio e il resto in internet. Come andr\u00e0 nei prossimi anni? Guardando alla pubblicit\u00e0 mondiale possiamo cogliere il trend pi\u00f9 probabile: 80 miliardi di dollari andranno ai quotidiani, 210 alla tv e 180 miliardi a internet. La \u201cRizzoli Corriere della Sera\u201d, che \u00e8 il nostro gigante, fattura 1,3 miliardi, poco rispetto al gruppo Murdoch che con \u201cNews Corp.\u201d ne accaparra 7,6, Pearson 6,8, i tedeschi di \u201cAlex Springer\u201d 3, \u201cNew York Times\u201d 1,4, Gruppo Espresso 0,6, \u201cEconomist\u201d 0,45 e \u201cGuardian\u201d 0,29. Il futuro quindi se lo giocheranno la rete e la televisione. Basti pensare che gi\u00e0 oggi il 38% della pubblicit\u00e0 mondiale va su Google. Ma i quotidiani e con loro la carta stampata, non scompariranno. Resteranno come una fonte di riflessione e approfondimento. Cos\u00ec almeno si augurano gli studiosi del settore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rispetto al 2009, le copie diffuse in Italia ogni giorno sono scese da 5,2 a 4 milioni. Cinque anni fa c&#39;erano 11 testate gratuite con 65 edizioni locali per 4 milioni di copie e oggi ne rimangono solo due con mezzo milione di copie. La cannibalizzazione della pubblicit\u00e0 da parte delle tv ha sottratto risorse al settore cartaceo. E gi\u00e0 oggi il 38% della pubblicit\u00e0 mondiale va su Google<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3114,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-3113","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3113","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3113"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3113\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3114"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3113"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3113"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3113"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}