{"id":4205,"date":"2016-08-05T15:00:00","date_gmt":"2016-08-05T13:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/arrivano-le-olimpiadi-e-scorrono-al-ritmo-dei-battiti-del-cuore\/"},"modified":"2016-08-05T15:00:00","modified_gmt":"2016-08-05T13:00:00","slug":"arrivano-le-olimpiadi-e-scorrono-al-ritmo-dei-battiti-del-cuore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/arrivano-le-olimpiadi-e-scorrono-al-ritmo-dei-battiti-del-cuore\/","title":{"rendered":"Arrivano le Olimpiadi e scorrono al ritmo dei battiti del cuore"},"content":{"rendered":"<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Le prime Olimpiadi di cui ho davvero memoria vivida le ho guardate all\u2019universit\u00e0. Erano quelle di Atlanta 1996. Nelle ore pi\u00f9 calde di un agosto bollente, il pavimento di marmo fresco della casa al mare delle mie amiche offriva il punto di vista migliore davanti alle fatiche degli atleti olimpici. Non che non avessimo mai passato l\u2019estate davanti alle gare prima di allora, ma ci\u00f2 che quell\u2019anno fece la differenza fu l\u2019insistenza con cui il commentatore sportivo, a ogni batteria degli 800 metri piani, narrasse \u201cla triste storia di Ana Fidelia Quirot\u201d. Solo tre anni prima infatti, l\u2019atleta cubana (\u201cla Tormenta del Caribe\u201d) era sopravvissuta a un terribile incidente domestico in cui, incinta, era stata avvolta dalle fiamme: dopo un parto prematuro purtroppo la bimba non sopravvisse. Tornata a correre, Ana Fidelia vinse due ori mondiali, ad Atlanta prese un meritato argento. Fin qui la cronaca. Quello che per\u00f2 davvero rendeva indimenticabile la faccenda non era il triste accadimento, ma quel che era celato nel racconto: si diceva che la figlia perduta fosse frutto di una relazione con il saltatore in alto Javier Sotomayor e che proprio i dissidi con lui l\u2019avessero portata a essere meno attenta con la stufa a cherosene. Qualcuno, malignamente, ipotizz\u00f2 anche un tentativo di suicidio. Fuori dalla piet\u00e0 anche un po\u2019 pelosa del telecronista, noi ragazze eravamo ipnotizzate davanti alla mezzofondista con le cicatrici che correva come il vento, lasciandosi alle spalle non solo le avversarie, ma il dolore di un amore infelice e di una vita spezzata. La rabbia nutriva i suoi muscoli e le sue falcate e lei divorava la pista. Ma, ci chiedevamo, con che distacco avrebbe vinto se fosse stata innamorata e felice?<\/div>\n<div>Da allora l\u2019attenzione al binomio amore e sport si \u00e8 acuita. Non per mero gossip, ma per verificare la teoria secondo cui incontrare la persona giusta, o quella sbagliata, pu\u00f2 fare la differenza tra vincere e perdere, non solo una gara, ma una carriera. A volte la vita. Pare sia una curiosit\u00e0 diffusa se, tutt\u2019oggi, alla vigilia delle Olimpiadi di Rio, fioriscono le interviste ai campioni pronti a partire e la domanda sulla temperatura del cuore non manca mai.<\/div>\n<div>Il muscolo cardiaco \u00e8 il pi\u00f9 fragile e il pi\u00f9 potente.<\/div>\n<div>Lo racconta Elisa Di Francisca, squadra olimpica di scherma. Sulle pagine di un noto settimanale femminile ha ricordato di quando a 18 anni smise di allenarsi e lasci\u00f2 la sua scherma, sport in cui eccelleva, perch\u00e9 il suo fidanzato dell\u2019epoca era troppo geloso e lei pensava che l\u2019ossessione morbosa del controllo fosse una prova d\u2019amore. Cap\u00ec che si sbagliava ed ebbe la forza e l\u2019umilt\u00e0 di ricominciare. Oggi, a 33 anni, sale in pedana a difendere l\u2019oro conquistato a Londra 2012 e dice che per vincere le serve una cosa sola: \u201cl\u2019amore. Infatti appena ho conosciuto Ivan ho vinto cinque gare di fila\u201d. E che dire di Gabriele Detti, 21 anni, ragazzo di piscina che a Rio andr\u00e0 a giocarsi i 400 e i 1500 stile libero? Anche lui, interrogato sulla fidanzata nuotatrice che si allena lontana, risponde sereno alla domanda se sia pi\u00f9 concentrato sulle Olimpiadi o sulla mancanza: \u201cMi manca eccome, sono un atleta, ma sono umano\u201d. Ecco cosa distingue l\u2019uomo dall\u2019automa. Se \u00e8 vero che i musicisti innamorati hanno il cuore che solfeggia in battere e levare, quello degli atleti pulsa al ritmo dei passi sulla pista o dei respiri del silenzio mentre cercano una concentrazione sovrumana. E con il ritmo sincopato dei battiti in sistole e diastole \u00e8 scritto il libro di Alberto Caprotti \u201cGiochi d\u2019amore\u201d (Absolutely Free editore). Poco pi\u00f9 di 130 pagine da leggere d\u2019un fiato, in cui i giornalista sportivo di Avvenire parte proprio da Atlanta 1996, fino a Rio 2016, per raccontare vent\u2019anni e cinque olimpiadi da un punto di vista diverso dal solito e centrato sotto lo sterno a sinistra. L\u2019amore come elemento essenziale della vita sportiva dei protagonisti: quando c\u2019\u00e8 e quando tarda, quando scappa e quando torna, quando \u00e8 bugiardo e quando \u00e8 matto, quando \u00e8 finito e quando dura anche dopo la morte. Si sorride e ci si commuove a leggere le storie belle e coinvolgenti che rivelano i tanti modi in cui l\u2019innamoramento entra nella vita di chi pensa di avere spazio per un\u2019unica passione, con muscoli e tendini e pensieri tesi a un esclusivo obiettivo: la medaglia d\u2019oro. Eppure, alla fine della gara, ogni atleta alza la testa e tra migliaia di volti cerca in tribuna un solo sguardo. Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un solo campione indiscusso che vince tutte le Olimpiadi da almeno tre millenni di fila: Cupido.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Amore e sport: il binomio che rende umani gli atleti. 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