{"id":6482,"date":"2019-03-16T15:30:23","date_gmt":"2019-03-16T14:30:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/?p=6482"},"modified":"2021-01-15T23:39:45","modified_gmt":"2021-01-15T22:39:45","slug":"ritualita-pregna-contenuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/ritualita-pregna-contenuti\/","title":{"rendered":"Una ritualit\u00e0 pregna di contenuti"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-6484\" src=\"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/03\/LeV_11.jpg\" alt=\"\" width=\"535\" height=\"780\" \/>II simboli, i gesti, le voci. Gli sguardi. Anche le mani sembrano le stesse da secoli. Mani compassionevoli che odorano di zagara. Si muovono lente, quasi pregando, riproponendo pi\u00f9 o meno consapevolmente, in un gesticolare apparentemente senza tempo e senza storia, codici rituali sedimentati nel sentimento religioso e tramandati da generazioni. Indugiano ad accarezzare pi\u00f9 che stirare e piegare il candido fazzoletto del pianto, le camiciole orlate di trine ormai rarissime, le gramaglie e il manto ricamati da esuberanti racemi in oro e argento. Non c\u2019\u00e8 fretta, solo tanto silenzio. Tutto sembra rallentato dalla gravit\u00e0 del momento, il tempo come sospeso: ogni piega \u00e8 una lunga commossa preghiera a Colei che, di l\u00ec a poco, indosser\u00e0 i panni del lutto, vestir\u00e0 l\u2019uniforme del dolore pi\u00f9 lancinante, quel dolore che avr\u00e0 il tragico epilogo, come ogni anno, la sera del Venerd\u00ec Santo.<br \/>\nSi preparano le vesti delle Addolorate di Vico del Gargano, ma anche di Bitonto, Ruvo di Puglia, Molfetta, Bisceglie, Canosa, San Severo, Maglie, Taranto e di tante altri centri della Puglia \u201csanta\u201d.<br \/>\nSe potessero parlare quelle vesti ci racconterebbero le storie vere della devozione delle nostre madri e dei nostri padri: quanti pianti, ricordi, peccati confessati e richieste di grazie, confidenze; e quante mani a sfiorarle, labbra a baciarle, invocazioni e anche imprecazioni.<br \/>\nHa un esordio intimo e nascosto, domestico e privato, la Settimana Santa. Solo in pochi sanno dove sono gelosamente nascoste le vesti delle Madonne. Ancora meno sappiamo delle pie donne che per mai interrotta tradizione, si tramandano il privilegio di custodire nelle proprie case, modeste o patrizie, al riparo da occhi indiscreti, biancheria e vesti di seta e percallo, e con esse i gesti e i segni di una fede antica, assai pi\u00f9 antica dell\u2019et\u00e0 anagrafica delle mani.<br \/>\nL\u2019azione rituale si trasferisce dall\u2019intimit\u00e0 domestica alla chiesa dove, pronunciato l\u2019extra omnes \u2013 il \u201cfuori tutti\u201d \u2013 i presenti saranno allontanati e accompagnati, con garbo e fermezza, fuori dal luogo sacro. Solo allora, dopo aver serrato ogni accesso, potr\u00e0 avere inizio, nella penombra rischiarata dalle candele, l\u2019altro momento forte e sentito, atteso, ma ancora privato e per pochissimi: la vestizione della Madonna. E di nuovo le mani privilegiate torneranno a essere protagoniste della storia non scritta ma vera e toccante; di nuovo sfioreranno con intense delicate carezze, il viso della Vergine rigato dal pianto incontenibile; si faranno testimoni sensibili della Madre che dagli altari sembra essere discesa per consolare pi\u00f9 che farsi consolare.<br \/>\nPoi cambia tutto e il dolore da intimo e segreto si fa pubblico, si rende manifesto insieme alla spettacolarizzazione vistosa e cupa della morte organata secondo registri tesi ad ingenerare pentimento e timore: a mezzanotte in punto, tra il Gioved\u00ec e Venerd\u00ec Santo, nella contrizione autentica dei confratelli e delle devote tarantine, il suono struggente della marcia funebre A Gravame annuncia l\u2019uscita, all\u2019apice delle due scenografiche scalinate della chiesa di San Domenico, dell\u2019Addolorata, rischiarata dalla fioca luce delle lanterne, il volto pallido e lo sguardo nel vuoto, le braccia in avanti ad ostentare l\u2019una il fazzoletto del pianto, l\u2019altro il cuore vermiglio trafitto dalla spada.<br \/>\nA Taranto come altrove la scena, perch\u00e9 di teatro si tratta, si sposta nei luoghi del quotidiano, nelle piazze e negli slarghi delle citt\u00e0 grandi e piccole, sotto gli sguardi di pietra delle maschere, ruffiane e talvolta irriverenti o addirittura inquietanti, poste a presidio delle dimore patrizie; tra i decori trasbordanti del vitalissimo barocco che ammanta, con le sue iperboli, Lecce e il Salento. Le processioni si snodano all\u2019ombra delle austere e severe chiese del romanico pugliese; guadagnano con passo lento e ritmato le stradine indaffarate di vita di Bari vecchia, strette tra la Basilica di San Nicola e il possente maniero svevo; lambiscono la superba Cattedrale tranese, come messa l\u00ec a ricucire, in unica emozione, cielo, mare, terra. Attraversano i tortuosi e lindissimi vicoli di Ostuni, Cisternino, Locorotondo, Mottola, che l\u2019incipiente primavera orna e profuma di pesco, fresie, ciclamini, violaciocche; o i saliscendi di Vico del Gargano e Roseto Valfortore, fagocitati dai boschi e sentieri che si diramano sino a perdersi in una natura per davvero splendida e incontaminata. Cos\u00ec come sospesa si rivela Vieste, per met\u00e0 a picco sul mare per l\u2019altra immersa nei silenzi della Foresta Umbra. Cortei salmodianti che non si risparmiano le ardue salite e le altrettanto repentine discese di Sant\u2019Agata di Puglia, da secoli in perenne equilibrio, come aggrappata al costone di montagna. Perch\u00e9 sono anche i mutevoli paesaggi umani, oltre che urbani e di natura a rendere spettacolari, suggestive, uniche le processioni della Settimana Santa dello scampolo di terra che si distende tra Adriatico e Ionio: \u201cle Puglie\u201d. [&#8230;]<br \/>\nFrancesco Di Palo<br \/>\nC on questo testo di Francesco Di Palo si apre la presentazione dei Riti della Settimana Santa in Puglia sul catalogo della mostra \u201cPlenilunio di Primavera. Gli eventi pasquali della Settimana Santa tra Puglia e Spagna\u201d, promosso dalla cooperativa FeArT \u2013 ente gestore del Museo diocesano di Molfetta \u2013 e dall\u2019associazione Puglia Autentica in collaborazione con la Regione Puglia e Pugliapromozione e il sostegno di alcuni prestigiosi partner istituzionali (tra cui l\u2019antica Universit\u00e0 di Valladolid).<br \/>\nUn progetto il cui primario obiettivo \u00e8 raccontare una ritualit\u00e0 pregna di contenuti che accomuna il territorio regionale e che trova, per continuit\u00e0 di cultura e fede, rispondenze in Spagna.<br \/>\nA Valladolid, il primo momento di confronto attraverso una mostra fotografica, allestita presso il Palazzo Reale dal 15 al 24 marzo, ed un concerto con Le Voci delle Confartenite di Vico del Gargano e l\u2019ensemble della Banda della citt\u00e0 di Bitonto \u201cDavide delle Cese\u201d. A seguire, le tappe in regione della mostra fotografica, nei comuni di Bitonto, Molfetta (presso il Museo diocesano) e Vico del Gargano. Sino a Lecce, dove dopo la Pasqua avr\u00e0 luogo anche un importante convegno a pi\u00f9 voci sulla devozione popolare tra Puglia e Spagna \u2013 appunto \u2013 con momenti di approfondimento dei contenuti del progetto e dei riti che in questo tempo di quaresima avranno luogo in ogni citt\u00e0 della nostra regione.<br \/>\nOnofrio Grieco<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>II simboli, i gesti, le voci. Gli sguardi. Anche le mani sembrano le stesse da secoli. 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