{"id":6731,"date":"2019-07-05T17:58:08","date_gmt":"2019-07-05T15:58:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/?p=6731"},"modified":"2019-07-05T18:07:45","modified_gmt":"2019-07-05T16:07:45","slug":"dallo-stallo-al-rilancio-insidie-nuovi-ostacoli-sul-cammino-dellunione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/dallo-stallo-al-rilancio-insidie-nuovi-ostacoli-sul-cammino-dellunione\/","title":{"rendered":"Dallo stallo al rilancio? Insidie e nuovi ostacoli sul cammino dell\u2019Unione"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_6732\" style=\"width: 439px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6732\" class=\" wp-image-6732\" src=\"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/07\/europa.jpg\" alt=\"\" width=\"429\" height=\"279\" srcset=\"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/07\/europa.jpg 755w, https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/07\/europa-300x195.jpg 300w, https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/07\/europa-360x234.jpg 360w\" sizes=\"auto, (max-width: 429px) 100vw, 429px\" \/><p id=\"caption-attachment-6732\" class=\"wp-caption-text\">Parlamento europeo<\/p><\/div>\n<p>L\u2019accordo sulle nomine per le alte cariche dell\u2019Ue (presidenti di Commissione, Consiglio e Bce, Alto rappresentante per la politica estera) faticosamente raggiunto al summit dei capi di Stato e di governo del 30 giugno-2 luglio, e l\u2019elezione dei vertici del Parlamento di Strasburgo (presidente, 14 vice e 5 questori), se per un verso fanno ripartire la macchina comunitaria, dall\u2019altro sollevano questioni vecchie e nuove che lo stesso Donald Tusk, presidente in carica del Consiglio europeo, ha \u2013 almeno in parte \u2013 rimarcato il 4 luglio dinanzi all\u2019emiciclo di Strasburgo.<\/p>\n<p><strong>Le parole di Tusk.<\/strong>\u00a0Il presidente del Consiglio europeo Tusk si \u00e8 detto soddisfatto per la parit\u00e0 di genere \u2013 due donne e due uomini \u2013 nelle alte cariche che spetta al Consiglio europeo indicare (salvo il voto di fiducia che dovr\u00e0 venire alla Commissione dall\u2019Eurocamera): un segnale da non sottovalutare in una politica sempre troppo al maschile.Lo stesso Tusk ha per\u00f2 sottolineato il fatto che \u00e8 mancato un equilibrio \u201cgeografico\u201d, nel senso che nella ripartizione dei posti l\u2019Europa centro-orientale \u00e8 rimasta totalmente a bocca asciutta.Inoltre Tusk, con una valutazione inusuale per il ruolo che ricopre, ha affermato che occorrer\u00e0 coinvolgere i Verdi nelle alte sfere dell\u2019Unione europea. Una valutazione che rispetta il voto popolare del 23-26 maggio, quando gli ecologisti hanno avuto ottimi risultati in alcuni Paesi; ma che appare come una nota stonata se dimentica che altre forze \u2013 generalmente indicate come nazionaliste o populiste \u2013 hanno avuto eguale, e talora maggior sostegno dagli elettori europei. Detto questo, l\u2019accordo sui top job messo nero su bianco dai leader europei, apre a qualche ulteriore valutazione.<\/p>\n<p><strong>Un valore aggiunto.<\/strong>\u00a0Gli sbilanciamenti territoriali e politici, e il sostanziale affossamento della sbandierata procedura degli Spitzenkandidaten (maldestro tentativo di dar voce agli elettori per la scelta del presidente della Commissione), non nascondono la volont\u00e0 di far ripartire l\u2019Ue dopo mesi di stallo della politica comunitaria, e dopo anni di sofferenze per le due successive crisi che hanno segnato i popoli europei e le opinioni pubbliche dei 28: quella economica e quella migratoria. L\u2019Europa pu\u00f2 essere un valore aggiunto per affrontare le sfide epocali che si hanno di fronte; nessuno (salvo che negli slogan elettorali) vuol pi\u00f9 mandare in pensione l\u2019Ue; tutti i politici si dicono d\u2019accordo nel volerla \u201criformare\u201d; anche se \u2013 e qui sta il punto \u2013 risolutivi progetti di riforma\/rilancio non si vedono all\u2019orizzonte.<\/p>\n<p><strong>Almeno quattro insidie.<\/strong>\u00a0Accanto alla voglia di ripartire, si collocano poi parecchie insidie emerse proprio in questa fase della politica fra Bruxelles, Strasburgo e le capitali dei Paesi membri. Anzitutto si sono sperimentate visioni diametralmente diverse di ci\u00f2 che \u00e8 e ci\u00f2 che dovrebbe essere e fare l\u2019Unione europea di domani (competenze Ue; rapporto tra istituzioni Ue e Stati membri; rapporto con i cittadini).Se il criterio di solidariet\u00e0, che \u00e8 la radice storica dell\u2019integrazione comunitaria, oggi appare come un valore negletto, il principio di sussidiariet\u00e0 non \u00e8 ancora elemento sufficiente per regolare ruolo, compiti e strumenti (a partire dal bilancio) dell\u2019Unione europea nel suo interloquire con gli Stati aderenti.Secondo: piaccia o meno, l\u2019impasse istituzionale potr\u00e0 essere superato grazie, ancora una volta, al peso dell\u2019asse Germania-Francia, che da una parte \u00e8 garanzia di dinamismo, ma dall\u2019altra tende a mostrare un\u2019Europa troppo piegata su assetti e interessi che nascono a Berlino e Parigi, non nelle sedi Ue. Terzo: la scelta dei nomi per i posti chiave dell\u2019Unione (la tedesca Ursula von der Leyen alla Commissione; la francese Christine Lagarde alla Bce; il belga Charles Michel al Consiglio europeo; lo spagnolo Josep Borrell agli esteri) mostra un certo \u201crigorismo di ritorno\u201d e, come detto, un \u201coccidentalismo\u201d che non ha pi\u00f9 ragione di essere in un\u2019Europa del dopo-Cortina. Quarto: in questo senso, l\u2019isolamento \u2013 o \u201ccordone sanitario\u201d \u2013 registrato attorno ai governi di alcuni Paesi come l\u2019Italia, la Polonia, l\u2019Ungheria e il Regno Unito, rischia di ridar fiato allo scontro tra europeisti e sovranisti, a vantaggio di quest\u2019ultimi, che di certo non favorisce il complessivo cammino dell\u2019Unione.<\/p>\n<p><strong>Da dove ripartire.<\/strong>\u00a0Cosa resta sul tavolo? Di sicuro si pu\u00f2 dire che le elezioni del 23-26 maggio non hanno portato novit\u00e0 sostanziali nei palazzi Ue. Bench\u00e9 alcuni leader nazionali \u2013 italiani compresi \u2013 volevano far credere a un punto di non ritorno, a un cambio di marcia dell\u2019Unione, in realt\u00e0 il peso dei politici e persino dei voti euroscettici \u00e8 per ora quasi nullo. Lo dimostrano proprio le modalit\u00e0 con cui il Consiglio europeo ha deciso i nomi per i top job, e i curricula degli stessi nominati, chi pi\u00f9 chi meno di fede europeista.Non si pu\u00f2 peraltro ignorare che l\u2019Ue ha bisogno di novit\u00e0: politiche, progettuali, istituzionali, simboliche.E volendo ci sarebbero anche dichiarazioni e discorsi da considerare a questo fine (da mettere magari al centro di una Conferenza europea sul futuro dell\u2019Unione): la \u201cDichiarazione di Sibiu\u201d del 9 maggio 2019, l\u2019\u201cAgenda strategica 2019-2024\u201d siglata al vertice del 20-21 giugno, e il discorso del neo presidente del Parlamento David Maria Sassoli del 3 luglio, offrirebbero di per s\u00e9 punti sui quali provare a ricucire la politica comunitaria, confermando la fedelt\u00e0 al percorso storico finora compiuto senza rinunciare a innovare, laddove occorre, per continuare il cammino verso un\u2019Europa unita, coesa, equa, sicura e aperta al mondo. Quell\u2019Europa di cui, consapevolmente o meno, i cittadini Ue hanno bisogno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;accordo raggiunto sui &#8220;top job&#8221; e la ripresa dell&#8217;attivit\u00e0 del Parlamento di Strasburgo sono segnali di un&#8217;Europa che &#8211; nonostante tutto &#8211; si rimette in movimento. <\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":6732,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[459,13,4],"tags":[816,817],"class_list":["post-6731","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita","category-editoriali","category-news","tag-europa","tag-parlamento"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6731","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6731"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6731\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6733,"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6731\/revisions\/6733"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6732"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6731"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6731"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6731"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}