{"id":8840,"date":"2021-01-05T13:41:01","date_gmt":"2021-01-05T12:41:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/?p=8840"},"modified":"2021-01-08T18:24:17","modified_gmt":"2021-01-08T17:24:17","slug":"nucleare-anche-puglia-e-basilicata-tra-le-67-le-aree-idonee-per-il-deposito-dei-rifiuti-radioattivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/nucleare-anche-puglia-e-basilicata-tra-le-67-le-aree-idonee-per-il-deposito-dei-rifiuti-radioattivi\/","title":{"rendered":"Nucleare, anche Puglia e Basilicata tra le 67 le aree idonee per il deposito dei rifiuti radioattivi"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_8841\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-8841\" class=\"size-full wp-image-8841\" src=\"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/01\/Nucleare-Latina18.jpg\" alt=\"immagine rifiuti nucleari\" width=\"630\" height=\"417\" srcset=\"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/01\/Nucleare-Latina18.jpg 630w, https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/01\/Nucleare-Latina18-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/luceevita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/01\/Nucleare-Latina18-360x238.jpg 360w\" sizes=\"auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px\" \/><p id=\"caption-attachment-8841\" class=\"wp-caption-text\">foto: lanuovaecologia.it<\/p><\/div>\n<p>Volge finalmente alla conclusione l\u2019iter preparatorio che porter\u00e0 alla realizzazione del <strong>Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico<\/strong>, attesi da anni per garantire una sistemazione definitiva ai rifiuti radioattivi di bassa e media attivit\u00e0 presenti sul territorio italiano. \u00c8 infatti di poche ore fa la notizia del nulla osta del ministero dello Sviluppo Economico e del ministero dell\u2019Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare a seguito del quale la Sogin ha pubblicato sul sito\u00a0<a href=\"http:\/\/www.depositonazionale.it\/\">www.depositonazionale.it<\/a>\u00a0la\u00a0<strong>Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi)<\/strong>, il progetto preliminare e tutti i documenti correlati alla realizzazione del deposito.<\/p>\n<p>Questo passaggio era atteso da ben sei anni. Attualmente in Italia, a causa della mancata individuazione di un\u2019area in cui costruire un deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, questa tipologia di scarti viene stoccata in una ventina di siti provvisori che non sono idonei ai fini dello smaltimento definitivo. Ci\u00f2 ha provocato l\u2019avvio di una procedura di infrazione europea a carico del nostro Paese.<\/p>\n<h3><strong>Le 67 aree considerate potenzialmente idonee<\/strong><\/h3>\n<p>Le aree interessate dalla Cnapi sono state individuate in sette regioni: Piemonte, Sardegna, Toscana, Lazio, <strong>Basilicata, Puglia<\/strong> e Sicilia. il risultato di un complesso processo di selezione su scala nazionale svolto da Sogin in conformit\u00e0 ai criteri di localizzazione stabiliti dall\u2019Isin, che ha permesso di scartare le aree che non soddisfacevano determinati requisiti di sicurezza per la tutela dell\u2019uomo e dell\u2019ambiente. Ai criteri di esclusione sono seguiti quelli di approfondimento, attraverso indagini e valutazioni specifiche sulle aree risultate non escluse.<\/p>\n<p>Nel documento viene riportato l\u2019elenco dei 67 luoghi potenzialmente idonei a ospitare il deposito. Questo passaggio consente adesso di avviare la fase di consultazione dei documenti che durer\u00e0 due mesi. Al termine della consultazione, nell\u2019arco dei quattro mesi successivi, si terr\u00e0 un seminario nazionale con l\u2019inizio di un dibattito pubblico vero e proprio che vedr\u00e0 la partecipazione di enti locali, associazioni di categoria, sindacati, universit\u00e0 ed enti di ricerca. \u00c8 in questa fase che saranno approfonditi tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere. In base alle osservazioni raccolte nel seminario nazionale, Sogin aggiorner\u00e0 la Cnapi che verr\u00e0 nuovamente sottoposta ai pareri del ministero dello Sviluppo Economico, dell\u2019ente di controllo Isin, del ministero dell\u2019Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In base a questi pareri, il ministero dello Sviluppo Economico convalider\u00e0 la versione definitiva della Carta, ovvero la Cnai, la Carta Nazionale delle Aree Idonee. Una volta ultimata questa procedura, potranno pervenire le candidature dei comuni.<\/p>\n<p><strong>Toscana:<\/strong>\u00a0l\u2019area compresa tra Pienza e Trequanda, in provincia di Siena, e il comune di Campagnatico nel grossetano.<\/p>\n<p><strong>Basilicata:<\/strong>\u00a0Genzano, Irsina, Acerenza, Oppido Lucano, Matera, Bernalda, Montalbano Ionico e Montescaglioso, tra le province di Potenza e Matera.<\/p>\n<p><strong>Piemonte:<\/strong>\u00a08 aree tra le province di Torino e Alessandria, nello specifico in aree che attraversano i comuni di Carmagnola, Alessandria, Castelletto Monferrato, Quargnento, Fubine, Oviglio, Bosco Marengo, Novi Ligure, Torino, Caluso, Mazz\u00e8, Rondissone, Castelnuovo Bormida e Sezzadio.<\/p>\n<p><strong>Sicilia:<\/strong>\u00a04 aree nelle province di Trapani, Palermo e Caltanissetta. Cinque i comuni interessati: Trapani, Calatafini-Segesta, Castellana Sicula, Petralia Sottana, Butera.<\/p>\n<p><strong>Puglia:<\/strong>\u00a0area di Gravina in Puglia in provincia di Bari. Indicati anche i comuni di Altamura (in provincia di Bari) e Laterza (in provincia di Taranto).<\/p>\n<p><strong>Lazio:<\/strong>\u00a022 i siti individuati in Lazio, tutti nel Viterbese. Le aree individuate sono comprese nei territori di Ischia di Castro, Canino, Cellere, Montalto di Castro, Tessennano, Tuscania, Arlena di Castro, Piansano, Tarquinia, Soriano nel Cimino, Vasanello, Vignanello, Gallese, Corchiano.<\/p>\n<p><strong>Sardegna:<\/strong>\u00a014 le aree individuate nei territori di 21 comuni. Cinque dei centri interessati si trovano nell\u2019Oristanese: Albagiara, Assolo, Mogorella, Usellus e Siapiccia. Altri sedici paesi sono nel Sud Sardegna: Nuragus, Genuri, Setzu, Nurri, Turri, Pauli Arbarei, Tuili, Ussaramanna, Las Plassas, Villamar, Gergei, Mandas, Siurgus Donigala, Segariu, Guasila, Ortacesus.<\/p>\n<h3><strong>Le caratteristiche del Deposito nazionale<\/strong><\/h3>\n<p>Il deposito nazionale e il parco tecnologico saranno costruiti in un\u2019area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al deposito e 40 al Parco. Il deposito avr\u00e0 una struttura a matrioska: all\u2019interno di 90 costruzioni in calcestruzzo armato (celle) verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all\u2019interno i rifiuti radioattivi gi\u00e0 condizionati. Qui in totale verranno depositati circa 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attivit\u00e0: si tratta dei rifiuti provenienti dal mondo civile e in special modo da quello medico e ospedaliero, dalle sostanze radioattive usate per la diagnosi clinica, per le terapie anti tumorali, ad esempio, da tutte quelle attivit\u00e0 di medicina nucleare che costituiscono ormai il nostro quotidiano.<\/p>\n<h3><strong>Legambiente: \u201cOra il momento della condivisione e partecipazione\u201d<\/strong><\/h3>\n<p>\u201cLo smaltimento in sicurezza dei nostri rifiuti radioattivi \u00e8 fondamentale per mettere la parola fine alla stagione del nucleare italiano e per gestire i rifiuti di origine medica, industriale e della ricerca che produciamo ancora oggi. La partita \u00e8 aperta da tempo, non \u00e8 semplice ma \u00e8 urgente trovare una soluzione visto che questi rifiuti sono da decenni in tanti depositi temporanei disseminati in tutta Italia. Per questo dal 2015 abbiamo pi\u00f9 volte denunciato il ritardo da parte dei ministeri competenti nella pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee. Ora \u00e8 necessario che si attivi un vero percorso partecipato, che \u00e8 mancato finora, per individuare l\u2019area in cui realizzare un unico deposito nazionale, che ospiti esclusivamente le nostre scorie di bassa e media intensit\u00e0, che continuiamo a produrre, mentre i rifiuti ad alta attivit\u00e0, lascito delle nostre centrali ormai spente grazie al referendum che vincemmo nel 1987, devono essere collocate in un deposito europeo, deciso a livello dell\u2019Unione, su cui \u00e8 urgente trovare un accordo\u201d. \u00c8 questo il commento di\u00a0<strong>Stefano Ciafani, presidente di Legambiente<\/strong>, sulla Carta nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee a ospitare il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico (Cnapi), pubblicata oggi dalla Sogin, che individua 67 aree le cui caratteristiche soddisfano i criteri previsti nella Guida Tecnica n. 29 dell\u2019Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) del 2014 e i requisiti indicati nelle linee-guida dell\u2019International Atomic Energy Agency (Iaea).<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel 1999 con il\u00a0<strong>dossier \u2018L\u2019eredit\u00e0 radioattiva\u2019 Legambiente<\/strong>\u00a0evidenzi\u00f2 come la stagione del nucleare italiano non fosse finita, alla luce della pesante eredit\u00e0 delle scorie nucleari collocate in depositi temporanei situati in aree assolutamente inidonee e delle operazioni di smantellamento e bonifica delle vecchie centrali ancora da completare. Per questo nel passato l\u2019associazione ambientalista ha pi\u00f9 volte ricordato come il problema degli attuali siti nucleari a rischio non pu\u00f2 essere risolto costruendo nuovi depositi in questi stessi siti ma individuando, con trasparenza e oggettivit\u00e0, il sito per una diversa e sicura collocazione di tutti i materiali radioattivi presenti in quelle aree. Il Deposito nazionale (che secondo il Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi dovr\u00e0 essere realizzato entro il 2025) sar\u00e0 inoltre funzionale allo smantellamento e alla bonifica delle vecchie centrali nucleari ancora presenti sul territorio nazionale e per gestire i rifiuti prodotti annualmente negli ospedali, dall\u2019industria e dai centri di ricerca.<\/p>\n<p>\u201cTutti ricordiamo quello che successe nel 2003 quando l\u2019allora commissario della Sogin e il governo Berlusconi scelsero, con un colpo di mano e senza fare indagini puntuali, il sito di Scanzano Jonico in Basilicata che, dopo le sollevazioni popolari a cui partecipammo anche noi, fu ritirato \u2013 conclude\u00a0<strong>Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente<\/strong>\u00a0-. Si tratta di un\u2019esperienza davvero terribile da non ripetere. La pubblicazione della Cnapi \u00e8 solo il primo passo. Siamo infatti convinti che i troppi ritardi e la poca chiarezza che hanno caratterizzato fino ad ora questo lungo e complesso percorso, rischiano di far partire il tutto con il piede sbagliato. Formalmente da oggi ci sono 60 giorni per produrre delle osservazioni da parte del pubblico al lavoro fatto, ma non ci si pu\u00f2 limitare a questo. Ribadiamo con fermezza l\u2019urgenza di avviare un percorso trasparente, partecipato e condiviso col territorio che coinvolga i cittadini, le associazioni, le amministrazioni locali e la comunit\u00e0 scientifica, a partire dalle informazioni contenute nella Cnapi\u201d.<\/p>\n<p>lanuovaecologia.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sette le regioni coinvolte per individuare un\u2019area di 150 ettari. \u00c8 finalmente pubblica la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi), insieme al progetto e i documenti per realizzare il deposito (110 ettari) e il Parco tecnologico (40 ettari). 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