{"id":486,"date":"2020-07-09T17:47:50","date_gmt":"2020-07-09T15:47:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesimolfetta.it\/pastoralesociale\/?p=486"},"modified":"2022-03-04T17:16:42","modified_gmt":"2022-03-04T16:16:42","slug":"lavoro-mons-santoro-settimane-sociali-e-tempo-di-esercitare-la-sobrieta-conversione-culturale-e-un-cambiamento-degli-stili-di-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/pastoralesociale\/2020\/07\/09\/lavoro-mons-santoro-settimane-sociali-e-tempo-di-esercitare-la-sobrieta-conversione-culturale-e-un-cambiamento-degli-stili-di-vita\/","title":{"rendered":"Lavoro. Mons. Santoro (Settimane sociali): \u201c\u00c8 tempo di esercitare la sobriet\u00e0. Conversione culturale e un cambiamento degli stili di vita\u201d"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.diocesimolfetta.it\/pastoralesociale\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2020\/07\/messaggio-cei-lavoro1-755x491-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-487\" src=\"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/pastoralesociale\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2020\/07\/messaggio-cei-lavoro1-755x491-1.jpg\" alt=\"\" width=\"755\" height=\"491\" srcset=\"https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/pastoralesociale\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2020\/07\/messaggio-cei-lavoro1-755x491-1.jpg 755w, https:\/\/www.diocesimolfetta.it\/pastoralesociale\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2020\/07\/messaggio-cei-lavoro1-755x491-1-300x195.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 755px) 100vw, 755px\" \/><\/a>Un\u2019occupazione degna e sostenibile come base per la costruzione di una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta. Mons.\u00a0<strong>Filippo Santoro<\/strong>, presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro e arcivescovo della diocesi di Taranto, non ha dubbi a riguardo: \u00e8 da questo che bisogna ripartire.<\/p>\n<p><strong>La Chiesa ha da sempre considerato il lavoro essenziale per lo sviluppo dell\u2019essere umano ma quando si pu\u00f2 definire davvero degno?<br \/>\n<\/strong>Il lavoro \u00e8 degno perch\u00e9 ogni persona ha una dignit\u00e0 all\u2019origine del suo essere. Nella Genesi si parla dell\u2019essere umano come immagine e somiglianza di Dio. Questa dignit\u00e0 si esprime nel lavoro, che permette di far venire fuori le proprie ricchezze personali, di intelligenza, di azione. Cos\u00ec, per mezzo del lavoro, uomo e donna portano avanti l\u2019opera creativa di Dio. Quindi un lavoro \u00e8 degno quando serve a mantenere la propria persona, la famiglia e contribuisce alla costruzione di una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta. Di questi tempi, la prima criticit\u00e0, particolarmente al Sud, \u00e8 trovare lavoro e con la pandemia questa difficolt\u00e0 si \u00e8 aggravata. Perci\u00f2 in queste circostanze \u00e8 lavoro anche cercare lavoro e non starsene immobili. \u00c8 persino pi\u00f9 consigliabile cominciare a lavorare gratis, rispetto a cedere all\u2019ozio di chi si piange addosso e dice che non c\u2019\u00e8 nulla da fare. Il mettersi all\u2019opera \u00e8 essenziale per la nostra vita.<\/p>\n<p><strong>Lei aveva gi\u00e0 anticipato, dal suo osservatorio, che i problemi sociali legati al lavoro, in questo periodo post lockdown, si sarebbero sentiti maggiormente al Sud. Oggi conferma questa tesi?<\/strong><br \/>\nCertamente. La gravit\u00e0 della situazione al Sud \u00e8 venuta fuori in tutta la sua drammaticit\u00e0 quando durante il blocco delle attivit\u00e0, si \u00e8 fermato pure il lavoro nero. \u00c8 emerso cos\u00ec quanto fosse diffuso, perch\u00e9 la Caritas, il Banco alimentare, le parrocchie, hanno dovuto dare sostegno immediato a tutti questi altri poveri, oltre alla sacca dei poveri tradizionali, normalmente sostenuti. La situazione al momento rimane grave ma l\u2019aspetto nuovo \u00e8 che dall\u2019Europa arriver\u00e0 una pioggia di miliardi.Questo \u00e8 il momento di usare aiuti europei e statali con molta attenzione per un rilancio del lavoro nel Mezzogiorno che crei effettivo valore economico e sociale.<\/p>\n<p><strong>Mancanza di occupazione e tutele spesso inesistenti anche per chi un\u2019occupazione ce l\u2019ha. Sembra che pi\u00f9 che datori, ci siano donatori di lavoro. Come se lavorare non fosse pi\u00f9 un diritto ma un beneficio accordato a pochi fortunati. Come si costruisce una classe imprenditoriale che consideri il lavoro un valore?<\/strong><br \/>\nServe una conversione culturale, come dice la Laudato Si\u2019. L\u2019obiettivo imprenditoriale non pu\u00f2 essere il mero profitto a tutti i costi ma costruire qualcosa di positivo per la societ\u00e0, compatibile con il rispetto della vita, dell\u2019ambiente circostante, della comunit\u00e0 in cui si vive.Bisogna tornare ad educare al senso vero dell\u2019occupazione, come qualcosa di positivo, gratificante, necessario per la societ\u00e0, per la vita dell\u2019altro, oltre che per la propria.E poi deve essere rafforzata la funzione educativa della scuola. Non basta che promuova formazione solamente tecnica. Serve formare ad una cultura del lavoro.<\/p>\n<p><strong>Con gli altri vescovi che compongono la commissione che lei presiede, avete avuto modo di confrontarvi sulle situazioni dei reciproci territori, in questo tempo cos\u00ec complesso? Servono risposte nazionali o territoriali?<\/strong><br \/>\nCon i vescovi abbiamo discusso e il nostro pensiero \u00e8 contenuto nel messaggio scritto in occasione del Primo maggio, intitolato \u201cIl lavoro in un\u2019economia sostenibile\u201d in cui ribadiamo che c\u2019\u00e8 bisogno \u201cdi un\u2019economia che metta al centro la persona, la dignit\u00e0 del lavoratore e sappia mettersi in sintonia con l\u2019ambiente naturale senza violentarlo, nell\u2019ottica di un\u2019ecologia integrale\u201d.Le risposte devono arrivare su tutti i piani, nazionali e territoriali. Questo \u00e8 un momento privilegiato, in cui la pandemia ci ha provocato profondamente e fatto comprendere la necessit\u00e0 di una conversione culturale e un cambiamento degli stili di vita.Stiamo approfondendo la sfida e i modi in cui affrontarla, soprattutto in vista della Settimana Sociale che nel 2021 si terr\u00e0 a Taranto.<\/p>\n<p><strong>A proposito di Taranto. La situazione dell\u2019ex Ilva non sembra che si risolver\u00e0 a breve e continua ad esserci una dicotomia insopportabile tra dignit\u00e0 del lavoro e rispetto della salute, della vita e dell\u2019ambiente. Che idea se ne \u00e8 fatto?<\/strong><br \/>\nCi sono dei paletti ormai imprescindibili che vanno messi e la sostenibilit\u00e0 ambientale \u00e8 il primo.Con il green deal saremmo anche in linea con l\u2019Europa. A livello di sviluppo del piano industriale invece bisogna che si sciolga il dubbio che Arcelor Mittal alimenta sulla volont\u00e0 di restare. L\u2019entrata dello Stato, con Invitalia, incoraggia verso una prospettiva pi\u00f9 positiva. Se entrasse nella cordata anche qualche altro partner italiano, ci sarebbero ulteriori garanzie e controllo. Serve un impegno corale, dando priorit\u00e0 alla cura della casa comune.<\/p>\n<p><strong>Torniamo alla Settimana Sociale 2021. Come la state immaginando?<\/strong><br \/>\nIl tema centrale sar\u00e0 il rapporto tra lavoro ed ambiente. Poi c\u2019\u00e8 la sfida della sostenibilit\u00e0 sanitaria, infine quella della sostenibilit\u00e0 digitale.Ne abbiamo avuto prova in questi mesi: il digitale \u00e8 sempre una grande possibilit\u00e0 ma non deve accrescere le disparit\u00e0 esistenti. Diventa importantissimo combattere le disuguaglianze di accesso alla Rete. La banda larga deve essere diffusa ovunque.<\/p>\n<p><strong>A proprio di digitale, questi sono stati i mesi in cui l\u2019Italia ha scoperto lo smart working. Un salto di qualit\u00e0?<\/strong><br \/>\n\u00c8 una modalit\u00e0 che pu\u00f2 facilitare il lavoro. Evitando gli spostamenti diminuisce l\u2019inquinamento ed aumenta il tempo da dedicare alla famiglia ma ci sono anche altre facce della medaglia. Questo sar\u00e0 un altro aspetto su cui puntare nella Settimana Sociale: il diritto alla disconnessione.Non dobbiamo rischiare che lo smart working diventi una modalit\u00e0 per far lavorare il dipendente 24 ore al giornoo si entra in un vortice che \u00e8 peggio di prima, perch\u00e9 cattura, non lascia tempo per vivere, per coltivare relazioni sane.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 ormai provato dalla scienza che il virus \u00e8 frutto di una dissennata deforestazione, degli allevamenti intensivi, di una natura che maltrattiamo. Ora che abbiamo ripreso lentamente a vivere, ritiene che impareremo qualcosa da tutto questo?<\/strong><br \/>\nO impariamo o ci affossiamo completamente. \u00c8 tempo di esercitare la sobriet\u00e0 e lo dico partendo dalle parrocchie, dai sacerdoti, per arrivare ai giovani. Occorre imparare ad accontentarsi del necessario, cambiare rotta e stili di vita. La pandemia ci ha fatto scoprire come siamo fragili e dalla fragilit\u00e0 nasce la domanda sul senso, sul valore della nostra vita e su come preservarlo. Non \u00e8 pi\u00f9 pensabile assistere inermi alla distruzione dell\u2019Amazzonia. Dobbiamo tornare a costruire rapporti nuovi, senza l\u2019ansia di accumulare beni di consumo.<\/p>\n<p>Intervista a cura di Marina Luzzi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lavoro, dignit\u00e0, ambiente, settimane sociali: quasi tutte le criticit\u00e0 si sono acuite con l&#8217;emergenza Covid-19 e la crisi morde persone e territori. Ne parla mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro: &#8220;Le risposte devono arrivare su tutti i piani, nazionali e territoriali. 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