8 Luglio 2026

Ottavario del Corpus Domini, Ruvo di Puglia

Le letture bibliche ora proclamate sono un invito a contemplare il dono d’amore di Gesù, pane vivo, che offre la sua carne e il suo sangue per la vita del mondo.

Questo dono d’amore affonda le sue radici nel progetto del Padre, in uno straordinario piano di salvezza che già in tempi remoti predisponeva per gli uomini la possibilità di trovare vita in Dio. L’eucarestia, perciò, è il punto di confluenza di questo amore, là dove ci è data l’occasione di fare memoria delle meraviglie del Signore per noi.

 

L’importanza della memoria è richiamata da Mosè nel discorso rivolto al popolo di Israele, quando risulta necessario non mettere da parte l’agire di Dio in favore della sua gente. Ecco perché Mosè invita gli israeliti a ricordare il cammino compiuto e a non dimenticare il Signore che lo ha liberato dalla schiavitù in terra d’Egitto.

L’ottavario del Corpus Domini, che di fatto prolunga la festa a Ruvo per una settimana, sembra essere un’occasione propizia per rimirare maggiormente le meraviglie di Dio che, attraverso l’eucarestia, rivela il suo amore infinito. L’invito a ricordare e a non dimenticare raggiunge dunque i cristiani di questa comunità che, guardando ai segni dell’amore del Signore presenti nel passato, sono invitati a scorgerne la presenza nel tempo presente e a coltivare la certezza che anche nel futuro la mano paterna di Dio accompagnerà il loro cammino.

L’importanza della memoria dinanzi alla presenza di Dio è anche sprone a cogliere ciò che conta nella vita della nostra Chiesa locale, imparando a nutrirci non di parole vane o di illusori sogni di grandezza, ma di tutto ciò che «esce dalla bocca del Signore» (Dt 8,3).

 

L’eucarestia ci richiama costantemente a questa essenzialità, a ritrovarci attorno al Corpo e al Sangue del Signore perché in lui gustiamo la pienezza dell’amore per noi. Infatti mangiare la carne e bere il sangue di Gesù significa vivere una relazione che ci apre ad una dimora reciproca, ad un’assimilazione di Cristo per cui noi diveniamo, nell’amore, ciò che mangiamo. Proprio partecipando all’eucarestia non solo abbiamo salvezza, ma anche possiamo cercare di vivere come lui, donandoci e amando con generosità, per essere, a nostra volta, vita per il mondo.

 

La relazione personale con il Signore ci trasforma nel profondo e, nella comunione al suo corpo e al suo sangue, ci rende un solo corpo (1Cor 10,17). Noi, benché molti, siamo l’unico corpo di Cristo e qui ritroviamo il dono e la vocazione per il nostro essere Chiesa. La comunione a cui siamo chiamati non è, dunque, un semplice sforzo umano, ma è realtà che in Cristo possiamo vivere e che ci rende capaci di relazioni nuove e di fraternità autentica, in altre parole di essere comunità credibile.

Questa comunione autentica e non di facciata è stata, per l’apostolo Paolo, un punto fermo da ribadire ai cristiani di Corinto che a lui apparivano come una comunità estremante divisa. Infatti nel prosieguo della sua prima lettera a quella Chiesa, san Paolo evidenzia lo scandalo di questa divisione mentre si consuma la cena del Signore ed usa parole forti affermando «che chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1Cor 11,29). Il non riconoscimento del Corpo del Signore non è una mancanza di fede nella presenza reale di Cristo nell’eucarestia ma è evidentemente il misconoscimento della Chiesa come Corpo, del nostro essere uno in Cristo, nella realtà dei fatti e nelle scelte.

Le parole di Paolo risuonano come un grave monito per ogni comunità cristiana, per me come Vescovo, per i diaconi e presbiteri, per le religiose e i fedeli laici di questa Chiesa di Ruvo: siamo posti dinanzi alla precisa responsabilità di non smentire nella vita ciò che professiamo nella fede verso l’eucarestia e di impegnarci ad essere costruttori di comunità e testimoni di comunione, dinanzi ad un mondo spesso frammentato e tentato da uno sterile individualismo.

 

Questa nostra celebrazione e la seguente processione eucaristica siano invito ad una conversione profonda. Le parole provocatorie pronunciate da papa Leone XIV a Madrid, nell’omelia della messa del Corpus Domini, ci accompagnino nel nostro portare Cristo lungo le strade della città: «Non si tratta solo di portare fuori un ostensorio, quanto di lasciarci noi stessi portare fuori dall’egoismo, dall’indifferenza, da una fede comoda e privata, per rispondere al suo invito alla conversione, a cambiare sguardo, accogliendo la sua presenza che ci cambia e ci rende costruttori di un mondo nuovo».

 

Signore Gesù, pane vivo per la vita del mondo, convertici a te e apri il nostro cuore alle meraviglie del tuo amore, perché nella carità che edifica e nella comunione che rinsalda i cuori sappiamo testimoniarti presente in mezzo a noi, come vita e speranza della terra. Amen.  

 

 

+ Domenico Basile

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