«Restare profondamente umani»: l’augurio dell’Ufficio diocesano di Pastorale Scolastica per il nuovo anno

In occasione dell’avvio dell’anno scolastico 2026/2027, un messaggio di augurio rivolto a dirigenti, docenti, insegnanti di religione cattolica, personale scolastico, studenti e famiglie, per rinnovare insieme l’impegno a fare della scuola un luogo di umanità, cultura, dialogo e speranza. Read More

Il 1° settembre segna ufficialmente l’inizio di un nuovo anno scolastico. Ripartono attività, progetti e programmazioni e, riaprendo le porte delle nostre scuole, si rinnova una delle esperienze più importanti attraverso cui una comunità si prende cura del proprio futuro.

Desidero perciò rivolgere un augurio sincero a dirigenti scolastici, docenti, insegnanti di religione cattolica, personale della scuola, studenti e famiglie, nella consapevolezza che educare non significa soltanto trasmettere conoscenze, ma accompagnare persone che crescono, si interrogano e cercano il proprio posto nel mondo.

La scuola è, prima di tutto, luogo di umanità.

In un tempo segnato da trasformazioni rapidissime, dall’intelligenza artificiale e da nuove possibilità, ma anche da inedite fragilità, abbiamo ancora più bisogno di una scuola capace di insegnare non soltanto come fare, ma anche a domandarsi perché, per chi e verso dove.

Papa Leone XIV, nella Magnifica Humanitas, ci consegna un’espressione semplice e impegnativa: «restare profondamente umani». È anche questa, oggi, una delle grandi vocazioni della scuola: educare all’intelligenza senza separarla dalla coscienza, alla competenza senza dimenticare la responsabilità, alla libertà orientata al bene comune.

In questa prospettiva si colloca anche l’Insegnamento della Religione Cattolica, chiamato ad essere sempre più un autentico laboratorio di umanesimo, luogo di incontro tra fede e cultura e tra le grandi domande dell’uomo e le sfide del nostro tempo. La Nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana sull’IRC, pubblicata nel dicembre 2025, lo definisce significativamente «laboratorio di cultura e dialogo».

La cultura religiosa, infatti, quando è proposta con competenza, libertà e rispetto, non restringe gli orizzonti: li allarga. Aiuta a leggere la storia, l’arte, la letteratura e la società e, soprattutto, permette di incontrare le domande che da sempre abitano il cuore umano: Chi sono? Che cosa rende buona una vita? Chi è l’altro per me? Che cosa significa amare, perdonare, sperare? Dove trovare un senso dinanzi al limite e alla sofferenza?

Sono domande che nessun algoritmo potrà porre al nostro posto e alle quali nessuna macchina potrà sostituire la responsabilità della nostra risposta. È qui che l’educazione ritrova tutta la sua grandezza: formare non soltanto utenti competenti delle tecnologie, ma donne e uomini liberi, consapevoli, capaci di pensiero critico, relazione, cura e gratuità.

Auguro, allora, alle nostre scuole di essere luoghi nei quali nessuno sia soltanto un numero, un voto o una prestazione, ma ciascuno possa sentirsi riconosciuto nel proprio valore e accompagnato a far fiorire i propri talenti.

Ai dirigenti scolastici auguro la sapienza di custodire autentiche comunità educanti; ai docenti la passione di ricordare che dietro ogni banco c’è una storia da incontrare prima ancora che da valutare.

Agli insegnanti di religione cattolica auguro di abitare la scuola con discrezione e passione, competenza e testimonianza, facendo delle loro aule luoghi nei quali sia possibile interrogarsi senza paura, dialogare senza pregiudizi e scoprire la ricchezza dell’umanesimo cristiano.

Agli studenti auguro la curiosità delle domande, il coraggio della fatica e la gioia della scoperta. Non accontentatevi di accumulare informazioni: cercate ciò che trasforma la conoscenza in sapienza per la vita.

Alle famiglie auguro di sentirsi protagoniste di quella indispensabile alleanza educativa con la scuola; a tutto il personale scolastico va il grazie per un servizio spesso silenzioso, ma essenziale alla vita di ogni comunità educativa.

Cominciamo dunque questo nuovo anno con speranza, scegliendo ancora una volta di mettere la persona al centro. Che nelle nostre scuole ogni volto possa essere guardato, ogni intelligenza incoraggiata, ogni fragilità accompagnata e ogni talento fatto fiorire.

E che la scuola continui ad essere ciò di cui il nostro tempo ha profondamente bisogno: una casa della cultura, un laboratorio di umanità, una palestra di libertà e un cantiere di speranza.

A tutti, di cuore, buon anno scolastico 2026/2027 e buon cammino!

don Gioacchino Prisciandaro