8 Luglio 2026

Festa estiva San Corrado, Molfetta

Il messaggio che oggi la Parola di Dio ci consegna è particolarmente controcorrente nel suo esaltare la mitezza e l’umiltà.

 

Gesù ha vissuto un momento particolare di difficoltà, rifiutato dalla sua gente, dalle città dove egli è stato presente, nella terra dove ha sempre vissuto. Davanti a questa dura realtà Gesù si affida alla preghiera, rivolgendosi al Padre nella benedizione e nella lode. Egli è capace di abbandonarsi a Dio e il suo cuore si apre al ringraziamento.

In lui il Padre si rivela e Dio si manifesta nell’uomo Gesù perché possiamo sentirci amati e perdonati. Questa rivelazione non è per i sapienti e i dotti, ma per i piccoli.

La nostra stessa vita può essere contrassegnata dalla pretesa illusoria di essere sapienti, di bastare a noi stessi, ritenendo di avere sempre ragione, chiusi in un io soffocante che non ci apre all’altro. Questo modo di intendere l’esistenza è la radice della violenza che oggi ha tanto spazio nella società, per cui la pretesa di essere i migliori ci spinge alla sopraffazione verso il fratello, incapaci di allargare l’orizzonte personale alla novità e alla conversione.

Invece i piccoli sono coloro che riconoscono di non poter vivere da soli, capaci di stupirsi e di aprirsi alle meraviglie dell’amore di Dio. Se siamo anche noi in grado di farci piccoli, la tenerezza del Padre ci potrà raggiungere e sorprendere!

Chi invece si crede dotto e sapiente si sente oppresso e ciò accadeva anche al tempo di Gesù per coloro che accoglievano la legge di Dio come un giogo opprimente. Ecco perché Gesù invita a prendere il suo giogo, non un peso insopportabile ma una relazione d’amore che dà vita. Come il re messianico presentato dal profeta Zaccaria mentre va a Gerusalemme (Zc 9,9-10), Gesù è mite e umile di cuore. La sua umiltà è obbedienza al Padre perché il mondo sia salvato, la sua mitezza è farsi servo perché nell’amore l’uomo riconosca che ciò che conta è servire.

Se anche noi talvolta ci sentiamo stanchi e oppressi, sappiamo di poter ripartire dal legame con il Signore. Egli non ci schiaccia e non pone su di noi pesi insopportabili, anzi ci ridà vigore ed entusiasmo per riprendere il cammino, secondo le suggestive parole di Isaia: «Non lo sai forse? Non l’hai udito? Dio eterno è il Signore, che ha creato i confini della terra. Egli non si affatica né si stanca, la sua intelligenza è inscrutabile. Egli dà forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato. Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono; ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi» (Is 40,28-31).

 

La radicalità della parola del vangelo che va controcorrente rispetto alla logica mondana è ciò che ha segnato la vita di San Corrado. Egli è riconosciuto per la testimonianza esemplare della fede cristiana che lo ha plasmato nel profondo. La scelta di vita eremitica del Santo racconta di un desiderio autentico di relazione con il Signore che modella la sua giovane esistenza. San Corrado inoltre giunge in terra pugliese come pellegrino che vive la fede nella ricerca che si fa cammino.

Tutti questi aspetti della vita del Santo patrono sono provocazione per la comunità cristiana di Molfetta e ci interrogano sulla qualità della nostra vita di fede e sulla reale capacità di coniugarla con le scelte concrete nel quotidiano.

San Corrado, infatti, continua a chiederci, con il suo esempio di esistenza donata al Signore, di vivere una misura alta di santità e umanità, in cui come credenti e comunità ci riscopriamo testimoni di fede evangelica e di carità operosa.

Perciò la devozione al Santo patrono è un’occasione preziosa per riflettere sul come la nostra comunità cristiana vive, trasmette e testimonia la fede nella complessità dell’oggi. Le parole pronunciate da papa Leone XIV lo scorso 28 maggio ai vescovi italiani riuniti in assemblea, possono essere per noi monito e richiamo ad un esame di coscienza: «La fede viene trasmessa e cresce dove ci sono comunità vive e ospitali, capaci di pregare e di ascoltare; comunità nelle quali la Parola di Dio non resta ai margini, ma illumina le scelte, dove l’Eucaristia è davvero fonte e culmine, dove i poveri non sono destinatari esterni di un servizio, ma fratelli e sorelle nei quali il Signore ci parla; dove i giovani sono volti e voci e storie con cui dialogare; dove le famiglie non sono lasciate sole e le ferite non vengono nascoste, ma portate davanti al Signore con umiltà; dove la fede diventa impegno effettivo nella società, nella politica, nella cultura».

 

La testimonianza di San Corrado sia per noi esempio di esistenza santa e incoraggiamento per una fede autentica e coerente nei nostri ambienti di vita.

 

Signore Gesù, umile e mite di cuore, donaci una fede autentica che cerca te sopra ogni cosa e ci rende pellegrini nel mondo, assetati di salvezza e testimoni dell’amore di Dio. Amen. 

 

 

                                                                                        + Domenico Basile

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