8 Luglio 2026

Memoria di San Pier Giorgio Frassati, Molfetta

Il messaggio che oggi la Parola di Dio ci consegna è particolarmente controcorrente nel suo esaltare la mitezza e l’umiltà.

 

Gesù ha vissuto un momento particolare di difficoltà, rifiutato dalla sua gente, dalle città dove egli è stato presente, nella terra dove ha sempre vissuto. Davanti a questa dura realtà Gesù si affida alla preghiera, rivolgendosi al Padre nella benedizione e nella lode. Egli è capace di abbandonarsi a Dio e il suo cuore si apre al ringraziamento.

In lui il Padre si rivela e Dio si manifesta nell’uomo Gesù perché possiamo sentirci amati e perdonati. Questa rivelazione non è per i sapienti e i dotti, ma per i piccoli.

La nostra stessa vita può essere contrassegnata dalla pretesa illusoria di essere sapienti, di bastare a noi stessi, ritenendo di avere sempre ragione, chiusi in un io soffocante che non ci apre all’altro. Questo modo di intendere l’esistenza è la radice della violenza che oggi ha tanto spazio nella società, per cui la pretesa di essere i migliori ci spinge alla sopraffazione verso il fratello, incapaci di allargare l’orizzonte personale alla novità e alla conversione.

Invece i piccoli sono coloro che riconoscono di non poter vivere da soli, capaci di stupirsi e di aprirsi alle meraviglie dell’amore di Dio. Se siamo anche noi in grado di farci piccoli, la tenerezza del Padre ci potrà raggiungere e sorprendere!

Chi invece si crede dotto e sapiente si sente oppresso e ciò accadeva anche al tempo di Gesù per coloro che accoglievano la legge di Dio come un giogo opprimente. Ecco perché Gesù invita a prendere il suo giogo, non un peso insopportabile ma una relazione d’amore che dà vita. Come il re messianico presentato dal profeta Zaccaria mentre va a Gerusalemme (Zc 9,9-10), Gesù è mite e umile di cuore. La sua umiltà è obbedienza al Padre perché il mondo sia salvato, la sua mitezza è farsi servo perché nell’amore l’uomo riconosca che ciò che conta è servire.

Se anche noi talvolta ci sentiamo stanchi e oppressi, sappiamo di poter ripartire dal legame con il Signore. Egli non ci schiaccia e non pone su di noi pesi insopportabili, anzi ci ridà vigore ed entusiasmo per riprendere il cammino, secondo le suggestive parole di Isaia: «Non lo sai forse? Non l’hai udito? Dio eterno è il Signore, che ha creato i confini della terra. Egli non si affatica né si stanca, la sua intelligenza è inscrutabile. Egli dà forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato. Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono; ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi» (Is 40, 28-31).

 

San Pier Giorgio Frassati, di cui oggi per la prima volta celebriamo la memoria liturgica come santo, rientra di diritto tra i miti e gli umili di cuore del vangelo. La sua giovane esistenza è stata segnata da una convinta e radicale adesione di fede che ne ha trasformato profondamente il cuore. La santità di Pier Giorgio si è costruita attraverso una robusta vita spirituale fatta di preghiera, ascolto della parola di Dio, sacramenti, adorazione eucaristica. L’intensa relazione con il Signore non si è però tradotta in un chiuso intimismo spirituale, ma ha visto il giovane Pier Giorgio essere attivo e presente in molteplici gruppi laicali, tra cui ricordiamo la FUCI, l’Azione Cattolica e la confraternita della Compagnia del SS.mo Rosario.

L’amore per la montagna e il fascino per le sue alte vette rappresenta bene l’anelito alla santità di Pier Giorgio che ha saputo coniugare l’ascesa verso Dio con la discesa verso la terra, nella carità concreta rivolta a tanti bisognosi e in un impegno politico che desiderava andare alla radice delle ingiustizie sociali. Egli, figlio di una ricca e influente famiglia torinese, non temette di abbassarsi nella ricerca dei più poveri da aiutare, così come testimoniato da sua sorella: «Ogni giorno andava nei vicoli più miseri, nelle zone della città più malfamate. Entrava nelle case di ex carcerati, di prostitute, di ladri. Non chiedeva mai a nessuno quali fossero le loro idee politiche o religiose o quale condotta tenessero. Erano poveri, e questo bastava. Mi ripeteva spesso: Gesù mi fa visita con la Comunione ogni mattina e io gliela restituisco visitando i suoi poveri».

L’esistenza di questo giovane santo è davvero il modello del laico secondo il Concilio Vaticano II, capace di mettere insieme vita spirituale e impegno nel mondo. Per gli appartenenti alle confraternite che lo riconoscono loro patrono e per i laici di Ac che lo sentono modello e compagno di cammino, Pier Giorgio rifulge come un cristiano che vive la sua umanità ricca di fede senza indulgere a clericalismi e devozionismi, ponendosi come esempio per ognuno di noi in quanto uomo autentico e libero. Filippo Turati, fondatore del partito socialista italiano e anticlericale, scrisse di lui: «Era veramente un uomo, Piergiorgio Frassati. Ciò che si legge di lui è così nuovo e insolito che riempie di stupore anche chi non condivideva la sua fede. Questo cristiano che crede, ed opera come crede, e parla come sente, e fa come parla, questo “intransigente” della sua religione, è un modello che può insegnare qualcosa a tutti».

 

Pier Giorgio ci incoraggi dunque, parafrasando un’espressione cara ai giovani di Azione Cattolica, ad essere “santi del lunedì”, a vivere la fede nella ferialità che ci chiede l’impegno perseverante dei testimoni del vangelo.

 

Signore Gesù, umile e mite di cuore, ispiraci l’amore per le vette della santità e rendici anche capaci di tornare nella valle della vita quotidiana, sempre pronti a rendere ragione della speranza che è in noi. Amen. 

 

 

+ Domenico Basile 

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