Le letture della Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù ci aiutano, questa sera, ad entrare al centro del mistero dell’amore di Dio per l’uomo. Perché contemplare il Cuore di Cristo è sempre accogliere l’amore generoso e disinteressato del Padre che nel suo Figlio tutto dona per la nostra salvezza.
A questa contemplazione ci guida lo stesso Gesù attraverso le parole del vangelo in cui egli si presenta a noi come “mite e umile di cuore”, invitandoci ad andare a lui senza timore alcuno.
Papa Francesco ha pubblicato la sua ultima Lettera Enciclica “Dilexit nos” centrandola interamente “sull’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo” e offrendoci di fatto il suo testamento spirituale. Questo testo prezioso può essere una bussola anche per questa comunità parrocchiale che vive il suo anno giubilare.
A commento del brano evangelico odierno Papa Francesco ha scritto nella sua Enciclica: «A volte Gesù ci parla interiormente e ci chiama per portarci nel posto migliore. E il posto migliore è il suo Cuore. Ci chiama per farci entrare lì dove possiamo recuperare le forze e la pace: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28). Per questo ha chiesto ai suoi discepoli: “Rimanete in me” (Gv 15,4)» (DN 43).
“Venite”: Gesù rivolge il medesimo invito fatto ai primi discepoli. Questo invito riecheggia le parole della sapienza (Sir 51,2-30) che chiama a nutrirsi di lei. Dio stesso è la sapienza che ora si manifesta come frutto dell’amore. La sapienza di Dio consiste nell’amore tra Padre e Figlio, in Dio crocifisso per amore.
Perciò possiamo, nelle nostre fatiche e oppressioni, riposare in questo amore. Infatti il giogo di Cristo è la croce e a lui possiamo unirci in tutta la nostra debolezza e fragilità. Questo giogo che è l’amore noi lo apprendiamo come un’arte da Gesù: il suo cuore è mite perché in lui l’autorità è servizio ed è umile perché si ama solo non considerandosi superiori agli altri, ma abbassandosi nel dono di sé.
In tutto ciò non c’è spazio per alcun romanticismo. Il Figlio di Dio che «ha amato con cuore d’uomo» (GS 22) ci invita a metterci alla sua scuola, imparando ad amare come lui.
La possibilità di stare nel Cuore di Gesù è a noi data affinché gustiamo l’amore di Dio che, come ha sperimentato il popolo di Israele, è fedele alle sue promesse, è pura grazia che ci salva dal peccato e ci converte. In tal modo noi comprendiamo che “l’amore è da Dio” (1Gv 4,7) e che amando facciamo esperienza di lui e possiamo reciprocamente dimorare in lui.
L’anno giubilare che oggi inizia per questa comunità parrocchiale vuole proprio condurre a fare esperienza dell’amore di Dio, di una misericordia che è donata perché ne siamo profondamente rinnovati. Davvero i cento anni di questa casa di Dio potranno rappresentare un tempo di grazia “esagerato”, così come lo ha definito il parroco don Gennaro, un tempo in cui la memoria grata di chi ha edificato il tempio di pietra e, negli anni successivi, il tempio spirituale fatto di persone, si apre ad un impegno condiviso affinché la grazia di Dio non passi invano.
Infatti l’anno giubilare per voi non potrà essere un mero e nostalgico ricordo del passato né tanto meno uno spazio di intimista relazione con il Signore. Piuttosto questi mesi sono occasione per uno slancio rinnovato nella sequela del Signore, guidati dall’icona biblica dei discepoli di Emmaus, incontrando il Risorto nel cammino condiviso e nell’apertura ai fratelli, al quartiere e alla realtà tutta.
Il Venerabile don Tonino Bello, in questa città, in occasione di un anno giubilare per la parrocchia di San Domenico, usava la famosa immagine della porta della chiesa che simbolicamente non si apre verso l’interno, ma verso la strada, verso il mondo: «Oggi il problema più urgente per le nostre comunità non è quello di inaugurare porte che si aprono verso l’interno degli spazi sacri… Il problema più drammatico dei nostri giorni è quello di aprire le porte che dall’interno del tempio diano sulla piazza. È di questa simbologia che abbiamo bisogno! Per far capire che l’intimismo rassicurante delle nostre liturgie diventa ambiguo se non si spalancherà sugli spazi del territorio profano. E per affermare che il rito, attraverso la testimonianza di chi vi ha partecipato, deve raggiungere i cortili, entrare nei condomini, sostare sui pianerottoli, e afferrare l’uomo nei cantieri del quotidiano».
Queste parole di don Tonino sono estremamente attuali affinché l’essere “Chiesa in uscita”, non sia solo uno slogan ad effetto, ma divenga una postura che ci abilita nell’apertura al mondo.
Carissimi, l’anno giubilare vi aiuti a crescere nella consapevolezza di essere Chiesa viva, in cammino verso il Regno, dentro il cammino sinodale della Chiesa italiana, sperimentando come la comunione in Dio e tra di voi, la missione che a tutti porta il Vangelo e la partecipazione autentica e corresponsabile, sono le coordinate necessarie per essere comunità cristiana fedele al Signore e alla vocazione che lui vi rivolge in questo tempo e in questo luogo.
Signore Gesù, dal tuo Cuore accogliamo con gioia e gratitudine l’amore del Padre. Donaci di riposare in te e di trovare in te la forza per il nostro cammino, per essere Chiesa che ovunque annunzia la misericordia di Dio e testimonia la grazia che salva, rialza e dona speranza. Amen.
+ Domenico Basile

