È stato il primo Corpus Domini presieduto da mons. Domenico Basile nella Chiesa di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, celebrato nella sera del 7 giugno nella Cattedrale di Molfetta e proseguito con la tradizionale processione eucaristica per le vie della città.
Nell’omelia il vescovo ha consegnato alla comunità diocesana una riflessione intensa sul significato dell’Eucaristia, presentata non soltanto come mistero da adorare, ma come esperienza capace di trasformare la vita personale e comunitaria dei credenti.
A partire dalle parole del Vangelo di Giovanni — «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo» — mons. Basile ha richiamato il dono totale di Cristo che, nell’Eucaristia, continua a offrire sé stesso «per la vita del mondo». Partecipare alla mensa eucaristica, ha sottolineato, significa entrare in una relazione profonda con il Signore, lasciandosi trasformare dal suo amore fino a diventare, nella concretezza della vita quotidiana, segno di dono e di fraternità.
«Noi, benché molti, siamo un solo corpo»: attorno a questo richiamo paolino il vescovo ha sviluppato uno dei passaggi centrali dell’omelia, indicando nell’Eucaristia la sorgente autentica della comunione ecclesiale. In un tempo segnato da frammentazione sociale, individualismo e relazioni fragili, la comunità cristiana è chiamata a offrire una testimonianza credibile di unità, capace di custodire “il bene e l’umano”.
Non è mancato un riferimento diretto alla città di Molfetta che, proprio nelle stesse ore della celebrazione, viveva il turno di ballottaggio per l’elezione del nuovo sindaco. Una coincidenza che mons. Basile ha letto come un invito rivolto ai cristiani a non sottrarsi alla responsabilità del bene comune, contribuendo con idee, impegno e attenzione concreta verso chi vive situazioni di disagio e fatica.
Anche la processione del Corpus Domini è stata interpretata dal vescovo come segno di una Chiesa pellegrina nella storia, chiamata a camminare accanto agli uomini e alle donne del nostro tempo, «affamati e assetati di senso». Portare Cristo nelle strade della città significa allora testimoniare che il valore della vita non dipende da ciò che si possiede o si produce, ma dalla capacità di amare, di offrire speranza, ascolto e consolazione.
Particolarmente significativa la riflessione conclusiva dedicata al silenzio. Riprendendo un antico testo del Rituale Romanum del 1735, mons. Basile ha evidenziato come, al termine della processione, rimanga soltanto la forza eloquente del gesto della benedizione. «Il silenzio oggi è qualcosa di altamente eversivo», ha affermato, invitando i fedeli a custodire spazi interiori di pace per poter diventare, nella vita ordinaria, operatori di pace.
Nel concludere l’omelia, il vescovo ha richiamato anche le parole di papa Leone XIV, ricordando che la fonte eucaristica «non ci chiude in una devozione privata ma ci manda a irrigare i fratelli, le famiglie, i poveri, coloro che soffrono, coloro che hanno perduto la speranza».
La celebrazione del Corpus Domini ha così segnato uno dei primi momenti pubblici più significativi del ministero episcopale di mons. Basile nella Chiesa locale: un invito rivolto alla comunità diocesana a riscoprire nell’Eucaristia la sorgente della fraternità, della responsabilità verso il bene comune e di una testimonianza cristiana capace di abitare con speranza le strade della città e la vita quotidiana.

