4 Agosto 2026

La Pasqua di Mons. Agostino Superbo

Pubblichiamo il cordoglio di mons, Domenico Basile per ritorno alla Casa del Padre di mons. Agostino Superbo, Arcivescovo emerito di Potenza – Muro Lucano – Marsico Nuovo, già rettore del Pontificio Seminario Regionale Puglise "Pio XI" e postulatore nella fase diocesana del processo di canonizzazione di don Tonino Bello. Read More

All’alba di domenica 2 agosto, Mons. Agostino Superbo ha compiuto la sua Pasqua, passando, nel giorno del “perdono di Assisi”, da questo mondo nelle braccia del Padre misericordioso. Il rito delle esequie sarà celebrato martedì 4 agosto, presso la Chiesa madre di Minervino Murge, suo paese natio.

Mons. Superbo, Arcivescovo emerito di Potenza – Muro Lucano – Marsico Nuovo, ha vissuto con tenace impegno ed entusiasmo il suo ministero episcopale in diverse diocesi, è stato vice presidente della Conferenza Episcopale Italiana e Assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana.

Don Agostino, come familiarmente molti di noi lo chiamavano, da sacerdote si è particolarmente dedicato alla formazione come rettore del Seminario Vescovile di Andria e, dal 1985 al 1991, come rettore del Seminario regionale di Molfetta. Nel mio percorso di vita e di fede è stata una presenza fondamentale, accompagnandomi in modo ininterrotto in tutti gli anni di seminario, sin dall’adolescenza, e seguendomi da grande educatore in una formazione segnata da fede solida, responsabilità, libertà e dialogo con il mondo.

Nel Seminario regionale ha radicalmente trasformato il paradigma formativo precedente, prospettandolo come una sequela di Cristo buon pastore, a cui conformarsi, e avendo il riferimento dei documenti conciliari e postconciliari. Il punto prospettico da cui partiva l’itinerario di formazione è l’attuazione personale e comunitaria di un esodo che è accettazione del mistero di Dio, esperienza di povertà e richiamo all’essenziale e all’assoluto. In tutto questo c’è molto di don Agostino come uomo, credente e ministro della Chiesa.

L’intera proposta formativa è stata costruita con l’équipe educativa di quel tempo, tra i cui membri è giusto ricordare con gratitudine, per il suo contributo significativo, don Pio Zuppa, educatore e teologo scomparso qualche mese fa in modo prematuro. Oggi riconosciamo ancora l’imprinting del modello presbiterale proposto nel nostro Seminario regionale, il “made in Molfetta” che, grazie ad una felice intuizione di don Tonino Bello, è divenuto sinonimo di un ministero vissuto, dai sacerdoti pugliesi, in obbedienza al Vangelo, nella fedeltà alla terra e in coerenza con le prospettive del Concilio Vaticano II.

Il legame di don Agostino con la nostra Diocesi di Molfetta – Ruvo – Giovinazzo – Terlizzi è stato particolarmente forte. Il suo ministero di rettore nel Seminario regionale coincise con gli anni dell’episcopato del Venerabile don Tonino Bello con cui si creò un rapporto intenso e fraterno. In tanti abbiamo vivo il ricordo di quando entrambi decisero, anche se non tutti avrebbero poi condiviso la scelta, di accogliere per alcuni mesi in seminario un nutrito gruppo di profughi albanesi, tra i molti che negli anni ’90 bussavano alle porte delle nostre coste. Quel gesto è di assoluta attualità e ci indica come è possibile concretamente essere Chiesa e presbiteri che profumano di Vangelo!

Mons. Luigi Martella chiederà poi saggiamente a don Agostino di essere Postulatore nella fase diocesana del processo di canonizzazione di don Tonino Bello.

Qualche giorno prima della mia ordinazione episcopale sono andato a fare visita a don Agostino, ricevendo da lui parole cariche di affetto, incoraggiamento e sapienza. In quella occasione egli ha voluto che scegliessi, tra alcune croci pettorali in suo possesso, una croce da portare con me, come dono e ricordo. Questo gesto l’ho accolto con commozione e gratitudine, percependo nella croce donatami un segno di fraterna vicinanza e di sostegno che, ne sono certo, non si interromperà e sentirò in modo ancora più forte.

Una settimana addietro mi sono recato nell’ospedale dove don Agostino era ricoverato e, anche se sofferente, mi ha riconosciuto dandomi un cenno di saluto. Per alcuni minuti mi sono trattenuto con lui e gli ho stretto la mano. In quell’ultimo saluto semplice e umano ho avvertito la forza che, nella debolezza, proveniva da un uomo e un credente che per amore di Cristo ha dato tutto di sé, nel servizio alla Chiesa.

Ora, finalmente, passata ogni forma di sofferenza, don Agostino potrà andare incontro al suo Signore, come servo buono e fedele ammesso nella gioia senza fine del Regno.

+ Domenico Basile