5 Novembre 2026

«Va’ e ripara la mia casa»: a Molfetta il cardinale Parolin per i cento anni del Pontificio Seminario Regionale

Una celebrazione eucaristica presieduta dal Segretario di Stato di Sua Santità ha ricordato l’inaugurazione della sede di Molfetta, avvenuta il 4 novembre 1926. Nell’omelia, un invito a riscoprire il senso della formazione sacerdotale e la responsabilità di edificare comunità cristiane vive. Read More

Mercoledì, 4 novembre 2026, il Pontificio Seminario Regionale Pugliese “Pio XI” ha celebrato il centenario dell’inaugurazione della sua sede di Molfetta, avvenuta nella stessa data del 1926. Un anniversario che ha riunito attorno alla storia e alla missione dell’Istituzione quanti ne riconoscono il valore per la vita delle Chiese di Puglia. A presiedere la celebrazione eucaristica nella cappella del Seminario è stato il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità. Hanno concelebrato il vescovo della nostra diocesi, mons. Domenico Basile, il presidente della Conferenza Episcopale Pugliese, mons. Giuseppe Satriano, i vescovi delle diocesi pugliesi e alcuni vescovi ex alunni del Seminario. Presenti anche le équipe formative e numerosi sacerdoti della nostra diocesi che, nel corso degli anni, attraverso la loro testimonianza e il loro ministero, hanno contribuito ad accompagnare e formare le nuove generazioni di presbiteri.

Nell’omelia il cardinale Parolin ha offerto una riflessione sul significato della dedicazione della chiesa e, più ampiamente, sul compito che accompagna il cammino di ogni seminarista e di ogni sacerdote.

Il centenario non è stato soltanto un momento per fare memoria delle origini, ma anche un’occasione per guardare alla responsabilità educativa del Seminario e al servizio che esso continua a svolgere nella formazione dei futuri presbiteri. Proprio a partire dal significato di questo luogo, il cardinale ha ricordato che una chiesa non è semplicemente un edificio, ma il segno di una realtà più grande: la comunità convocata dalla fede, il popolo che si raduna per celebrare e ciascun credente, chiamato a diventare dimora di Dio. La casa di Dio, ha sottolineato, è in cielo, in mezzo agli uomini e nel cuore di ogni persona. È una prospettiva che richiama il senso più profondo della vita ecclesiale: non sono le strutture a rendere viva la Chiesa, ma le persone e le relazioni fraterne che la compongono.

Da qui il richiamo alla formazione sacerdotale, che non può ridursi alla preparazione intellettuale e pastorale, pur necessaria, ma deve anzitutto coinvolgere la vita interiore. Riprendendo le parole di papa Leone XIV rivolte ai seminaristi in occasione del Giubileo del 24 giugno 2025, il cardinale ha invitato a lasciarsi plasmare secondo il cuore di Cristo e a «ungere» la propria umanità prima ancora dell’ordinazione. La formazione, dunque, passa anche attraverso il riconoscimento delle proprie fragilità e delle proprie ferite, perché solo un’umanità custodita e maturata può diventare capace di accogliere e accompagnare quella degli altri. In questo cammino, ha ricordato Parolin, gli educatori sono chiamati a essere compagni di strada, mentre gli stessi seminaristi sono protagonisti della costruzione della comunità che abitano.

Il ministero presbiterale, in questa prospettiva, non è un luogo di affermazione personale, ma una forma di servizio. Il sacerdote è chiamato a condividere la vita delle persone, a farsi vicino alle loro gioie e alle loro sofferenze, senza sottrarsi alle domande e alle fatiche del tempo presente. La comunità del Seminario diventa così una palestra di fraternità e corresponsabilità, nella quale imparare a vivere ciò che un giorno si sarà chiamati ad annunciare.

A dare unità a questa riflessione è stata l’immagine della costruzione di una cattedrale, richiamata dal cardinale attraverso il racconto dei tre operai impegnati nello stesso lavoro, ma animati da motivazioni differenti. Anche la formazione, ha suggerito, può essere vissuta come un’opera di costruzione: non soltanto quella di una competenza o di un ruolo, ma quella della propria interiorità e della Chiesa. In questo orizzonte si colloca il richiamo a san Francesco d’Assisi, di cui ricorre l’ottavo centenario della morte, e alle parole udite davanti al Crocifisso di San Damiano: «Va’ e ripara la mia casa». Un invito che, ha spiegato Parolin, riguarda anzitutto il cuore di ciascuno, ma si estende alla comunità del Seminario e alle Chiese diocesane, chiamate continuamente a rinnovarsi nella fedeltà al Vangelo.

Il centenario del Seminario Regionale si consegna così alle nuove generazioni non come una semplice ricorrenza, ma come un’eredità e una responsabilità. Custodire la storia di questa istituzione significa continuare a investire nella formazione di uomini capaci di servire la Chiesa e il popolo di Dio. È l’impegno a costruire, giorno dopo giorno, una comunità nella quale la vita di ciascuno possa diventare testimonianza del Vangelo.

Ufficio per le comunicazioni sociali

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