24 Maggio 2026

L’esperienza scomoda di ragazzi comuni

Poveri, Caritas, Servizio nell'esperienza del gruppo giovani parrocchiale alla Caritas di Roma. Read More

 
Stavolta abbiamo voluto sporcarci le mani. Non perché sapevamo già che la povertà esiste; ma perché volevamo conoscerla e sorreggerne il peso insieme.
É stato facile. Anzi, è stato bello. Alla Caritas di Roma i poveri sono tanti e apparentemente senza voglia di parlare. Noi arrivavamo lì e loro non ci guardavano, troppo attenti a controllare la quantità versata nel piatto. Noi li osservavamo invece. Quando arrivavano, ci preparavamo a riceverli con la massima naturalezza. Fra le varie mansioni che ci spettavano, il servizio mensa è stato quello che ci ha permesso di dare una forma più definita a quei volti e di vederli più da vicino. Si trattava di passare fra la gente e renderci utili. E minuscoli miracoli si consumavano quando da un distratto “Portami dell’acqua fresca”, ci chiedevano di sederci a chiacchierare un po’. Ascoltavamo. Storie, a volte assurde, che ora ci portiamo dentro. Ci sentivamo impotenti davanti a un eccesso di rabbia o di rassegnazione; o emozionati per la stessa ragione o ancor di più, per quella spiazzante allegria di alcuni che, sorridendo, chiedevano a noi cosa sognavamo.
A chi ci domandava dove andassimo in ferie, rispondevamo «beh, le nostre “ferie” sono queste!», beccandoci un sonoro «ma voi siete matti!».
Ho chiesto a un uomo quale fosse la differenza fra il mio Dio e il suo. E lui mi ha detto in quel suo italiano tutto personale: «Ragazza, facciamo finta di dover arrivare entrambi alla stazione Termini. Io prenderò il tram e tu l’autobus. Alla fine ci ritroveremo là». A questo non eravamo abituati. E in certi momenti ci stancava. Ma se la stanchezza prendeva il sopravvento, bastava alzare lo sguardo, e la frase di don Liegro (cui è intitolata la mensa) “Non c’è amore senza condivisione” ci ricaricava. Eravamo partiti con il timore di un’esperienza “forte”. Tornavamo invece con la tristezza di aver lasciato tutta quella complicata gioia; coscienti che finché a qualcuno mancherà il necessario, il nostro superfluo peserà un po’ di più.
 

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