Dinanzi a te io mando il mio messaggero. III Domenica di Avvento

La pazienza è l’arte di vivere l’incompiuto, l’inadeguato e la parzialità. La preghiera ebraica che recita: “Io credo con fede piena e perfetta alla venuta del Messia e, benché tardi, io l’attendo ogni giorno” esprime l’idea di pazienza insita nell’attesa. Nel “benché tardi” vi è la drammaticità dell’incompiuto e dell’irredento sperimentati nel quotidiano. La pazienza, necessaria per chi vive nella storia l’attesa del Regno, va esercitata nei confronti di Dio, della chiesa e di se stessi.

Prepariamo la venuta del Signore. II Domenica di Avvento

Le letture della seconda domenica di Avvento dell’annata A convergono nel consegnare un messaggio centrato sul Messia: il Messia è colui su cui si posa lo Spirito di Dio con i suoi doni (Is 11,1-10); Gesù il Messia è colui che, secondo la parola della Scrittura, ha adempiuto le promesse di Dio fatte ai padri (Rm 15,4-9); il Messia, colui che battezzerà in Spirito santo e fuoco, è il più forte annunciato dal Battista (Mt 3,1-12).

Quarta domenica di Avvento

Lo sguardo di Elisabetta e le sue parole vedono Maria nel mistero della sua vocazione. L’obbedienza di Maria ha rimodellato la sua identità. Come ha riplasmato il suo corpo rendendolo accogliente di una vita, la vita del Messia, così la sua identità ormai è decisa e trasformata dal suo atto di obbedienza alla parola di Dio. Maria ormai è la credente.

Terza domenica di Avvento

Folle, soldati e pubblicani vengono da Giovanni, domandano e sono invitati a conversione con richieste precise. La conversione può iniziare con il coraggio di una domanda. O, almeno, di ciò che una domanda significa. Riconoscendo cioè di avere una carenza e riconoscendolo davanti a un altro a cui ci si rimette e da cui si attende una parola, un’indicazione di via. La conversione inizia con la presa di coscienza della propria condizione reale, che è condizione di distanza rispetto alle esigenze evangeliche.