Si è svolto venerdì 9 ottobre, presso la parrocchia Cuore Immacolato di Maria a Molfetta, il convegno di inizio anno per catechisti e accompagnatori nella fede, promosso dall’Ufficio per la catechesi della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. Al centro dell’incontro, guidato dal vescovo mons. Domenico Basile, il tema «Abitare i passaggi di vita. Dalla Parola all’annuncio».
Nel suo primo incontro con i catechisti e gli accompagnatori nella fede della diocesi, il Vescovo ha espresso gratitudine per il loro servizio, riconoscendone il valore per la vita delle comunità cristiane. La riflessione ha poi delineato una prospettiva pastorale precisa: annunciare il Vangelo dentro le situazioni concrete delle persone, prestando attenzione ai cambiamenti, alle domande e alle fragilità che ne segnano il cammino.
Richiamando il documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, Lievito di pace e di speranza, mons. Basile ha sottolineato la necessità di prendersi cura delle persone nei passaggi e nelle transizioni dell’esistenza. La nascita di un figlio, una relazione affettiva, una scelta importante, la malattia o un lutto possono diventare occasioni nelle quali si riapre la domanda sul senso della vita e si rende possibile un nuovo incontro con il Vangelo.
Il Vescovo ha ricostruito le radici di questa attenzione, ricordando il Convegno ecclesiale di Verona del 2006 e i cinque ambiti dell’esperienza umana allora individuati: vita affettiva, lavoro e festa, fragilità, tradizione e cittadinanza. Ha quindi richiamato il Progetto del secondo annuncio di fratel Enzo Biemmi, evidenziandone la prospettiva missionaria e l’invito a riscoprire la fede negli snodi della vita giovanile e adulta.
In questo orizzonte si colloca anche il rinnovamento dell’iniziazione cristiana: un cammino che richiede il coinvolgimento dei genitori e delle famiglie e che aiuta a vivere i sacramenti all’interno di un’esperienza di fede e di appartenenza alla comunità.
Tre gli ambiti sui quali si è soffermata la riflessione. Il primo, «generare e lasciar partire», riguarda l’esperienza della genitorialità e dell’educazione. La nascita di un figlio trasforma anche l’identità degli adulti, chiamati a diventare padre e madre e, nel tempo, a custodire la libertà di chi hanno generato. In questa prospettiva, la pastorale battesimale può offrire un accompagnamento che prosegue oltre la celebrazione.
Il secondo ambito è quello dell’amare e dell’essere amati, insieme alle ferite della separazione, del tradimento e della solitudine. Attraverso il richiamo a C.S. Lewis e al suo libro I quattro amori, il Vescovo ha ricordato che amare comporta vulnerabilità. Ha quindi sottolineato l’importanza di percorsi di accompagnamento per i fidanzati e di una vicinanza attenta alle persone separate e divorziate, richiamando la ricchezza pastorale di Amoris laetitia.
Il terzo ambito, «sperimentare la fragilità e il limite», ha aperto la riflessione sulla malattia, sull’invecchiamento, sul lutto e sulla morte. In queste esperienze, la speranza cristiana trova il proprio fondamento nella Pasqua di Gesù. Da qui l’invito a sviluppare servizi di ascolto, prossimità e consolazione, anche attraverso laici adeguatamente formati, capaci di accompagnare le persone con una presenza paziente.
L’intervento ha indicato una conversione pastorale che coinvolge l’intera comunità cristiana. I sacramenti sono chiamati a trovare il loro posto al centro di percorsi che incontrino la vita, ne illuminino il significato e continuino oltre il momento celebrativo.
Mons. Basile ha invitato anche a leggere con discernimento la permanenza delle forme religiose tradizionali: la partecipazione ai riti e alle feste richiede di essere accompagnata da un’attenzione autentica alla reale esperienza di fede delle persone.
La conclusione ha aperto uno sguardo di speranza. Mentre alcune forme della vita ecclesiale cambiano, lo Spirito continua a suscitare nuovi germogli. Ai catechisti e agli accompagnatori nella fede è affidato il compito di riconoscerli e custodirli, con la pazienza di chi coltiva la terra e sa prendersi cura di ciò che nasce.
Il convegno ha così consegnato una prospettiva per il nuovo anno pastorale: ascoltare le storie, abitare le domande, accompagnare i passaggi della vita, perché l’annuncio del Vangelo possa essere riconosciuto come una parola di speranza rivolta all’esistenza di ciascuno.
Ufficio diocesano per la Catechesi

