Fare degli ambienti educativi una casa, custodire l’interiorità, trasmettere il desiderio di conoscere e la gioia di vivere: sono alcuni degli inviti emersi dalla prima giornata del Congresso internazionale «Disegnare nuove mappe di speranza», promosso in Vaticano dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione.
Dall’Aula Paolo VI, una riflessione che interpella anche la nostra Chiesa diocesana: famiglie, insegnanti, catechisti, comunità parrocchiali e quanti accompagnano la crescita delle nuove generazioni.
Il momento centrale della giornata è stato l’incontro con Papa Leone XIV. Il Santo Padre ha invitato a rendere scuole e università luoghi familiari, nei quali ciascuno possa sentirsi riconosciuto e accolto. Ricordare un nome, accorgersi di un’assenza, rallegrarsi di un ritorno: attraverso questi gesti quotidiani passa anche il primo annuncio del Vangelo.
Al centro, l’educazione del cuore: coltivare compassione, gratitudine, apertura a Dio e disponibilità al servizio. Di fronte a giovani spesso segnati dall’ansia della prestazione e dalla paura di fallire, l’educatore è chiamato a offrire fiducia. «Coraggio! Alzati, ti chiama!»: le parole rivolte a Bartimeo diventano una consegna per chi accompagna. Credere in una persona può aiutarla a ritrovare fiducia in sé stessa.
«Come si accende una vita?»: da questa domanda Massimo Recalcati ha sviluppato la propria riflessione. L’educazione richiede conoscenze, impegno e regole, ma acquista forza attraverso l’incontro con una testimonianza viva.
L’insegnante trasmette anche il proprio rapporto con il sapere: la passione per ciò che insegna, il desiderio di cercare e la gioia della scoperta. Accanto alla “scala” dell’apprendimento occorre il “fuoco” dell’incontro, capace di risvegliare nella persona il desiderio di vivere e di trovare la propria strada.
Suor Simona Brambilla, prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, ha affrontato il tema dell’interiorità attraverso un’immagine delicata: risvegliare sorrisi nel fondo dell’anima.
Educare significa anche prendersi cura delle ferite, ascoltare gli affetti e accompagnare il discernimento. Ogni persona ha bisogno di relazioni affidabili nelle quali sentirsi al sicuro e poter ricominciare. Silenzio, preghiera e accompagnamento personale aiutano a riconoscere ciò che abita il cuore e a orientarlo verso l’amore.
Padre Roberto Pasolini, Predicatore della Casa Pontificia, ha ricordato che l’interiorità riguarda ogni età, compresa quella degli educatori. Richiede pazienza, ascolto, perseveranza e disponibilità a lasciarsi trasformare.
L’esperienza di san Francesco con i lebbrosi mostra quanto l’incontro possa cambiare il nostro modo di sentire la vita: ciò che appariva amaro diventa occasione di misericordia e di una nuova libertà.
Le parole del cardinale José Tolentino de Mendonça hanno offerto l’orizzonte spirituale della giornata: riconoscere e custodire la bellezza di ogni persona, anche nella fragilità e nella fatica.
Per l’Ufficio diocesano per la Pastorale Scolastica, questi richiami diventano un impegno: sostenere l’alleanza tra scuola, famiglia e comunità cristiana, offrendo ascolto e accompagnamento. La speranza prende forma quando un giovane incontra qualcuno disposto a camminare con lui e ad aiutarlo a riconoscere il valore della propria vita.
Don Gioacchino (Nino) Prisciandaro
Direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale Scolastica

