Lo sguardo rivolto a Maria ci conduce inevitabilmente a guardare il bimbo che è tra le sue braccia, il suo Figlio. Maria stessa desidera che lei sia semplicemente la mediatrice e che possiamo così orientare il cuore e l’esistenza a Gesù.
A tutto ciò ci rimandano i testi biblici che abbiamo ascoltato. Dio non si dimentica di noi e invia un figlio, secondo le parole del profeta Isaia: «Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio». Questo figlio maschio, secondo il libro dell’Apocalisse, si scontra da subito con il potere del maligno, che su di lui non prevale perché si realizzi la salvezza di Dio per gli uomini.
Il bambino Gesù è al centro della scena evangelica. Simeone, ormai in età avanzata, riconosce in lui il Messia e pronuncia parole straordinarie di lode e di congedo. In quel bambino l’uomo vede finalmente compiuta la salvezza che viene da Dio. Gesù è la rivelazione di Dio, la luce per tutte le genti che sono nelle tenebre. Il suo destino, profetizza Simeone, sarà unico, in quanto segno di caduta e di risurrezione, motivo di svelamento di ciò che è nel cuore dell’uomo. Davvero davanti a Gesù siamo chiamati a pronunciarci, ad aderire a lui e a seguirlo, in un cammino che è di morte e risurrezione, anche avvertendo la durezza di una esigente sequela che dà salvezza e vita nuova.
Peraltro è proprio ciò che Maria ha vissuto, ponendosi come discepola dietro il suo Figlio. Per lei Simeone predice la spada che trafiggerà l’anima. Noi ben conosciamo il senso che, anche nella devozione popolare, abbiamo attribuito a queste parole, riconoscendo in Maria il suo essere associata pienamente alla passione e morte di Gesù. Tuttavia le parole di Simeone possono pure essere arricchite di un altro significato, se rilette alla luce della Sacra Scrittura. Infatti la vera beatitudine di Maria è nell’aver dato alla luce il Figlio di Dio che da lei chiede l’adesione e la fede. Il vangelo secondo Luca ce lo narra con chiarezza: «Una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!”. Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”» (Lc 11,27-28).
Maria è nel profondo del cuore raggiunta dalla spada “a doppio taglio” della parola di Dio, secondo l’efficace espressione tratta dalla lettera agli Ebrei: «La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore» (Eb 4,12).
Maria ci insegna a prendere sul serio il nostro essere discepoli di Gesù, accogliendo la parola di Dio che ci scuote, ci mette in discussione, chiede una conversione che ci apra ad una vita nuova. La vera spiritualità mariana mette al centro la Parola di Dio, se ne nutre affinché ogni pensiero, sentimento e scelta siano da essa illuminati.
La festa della Madonna dei Martiri, nella sua ricchezza di riti e folclore, non può ridursi a mera apparenza, senza provocare ad aprirci realmente a Dio e ai fratelli.
«Esistono forme di culto che non ci legano agli altri e ci anestetizzano il cuore. Allora non viviamo veri incontri con coloro che Dio pone sul nostro cammino; non partecipiamo, come ha fatto Maria, al cambiamento del mondo e alla gioia del Magnificat. Guardiamoci da ogni strumentalizzazione della fede, che rischia di trasformare i diversi – spesso i poveri – in nemici, in “lebbrosi” da evitare e respingere.
Il cammino di Maria è dietro a Gesù, e quello di Gesù è verso ogni essere umano, specialmente verso chi è povero, ferito, peccatore. Per questo la spiritualità mariana autentica rende attuale nella Chiesa la tenerezza di Dio, la sua maternità» (Papa Leone XIV, Omelia nel Giubileo della spiritualità mariana, Piazza San Pietro, 12 ottobre 2025).
Le parole di papa Leone XIV sono una sana provocazione a non separare la nostra festa patronale dal Vangelo, a non addormentare il nostro cuore per riconoscere invece che l’autentica devozione a Maria ci fa stare dietro Gesù e dunque ci rende capaci di andare anche incontro ai fratelli.
Questi giorni di festa in onore della Madonna dei Martiri siano motivo di gioia e di condivisione e ci aiutino ad essere una comunità solidale che testimonia nell’attenzione agli ultimi e ai bisognosi la stessa tenerezza di Dio.
Santa Maria, insegnaci ad accogliere come te la Parola nel nostro cuore, perché tutto di noi sia trasformato nel profondo, in ogni situazione riconosciamo la presenza di Dio e in ogni sorella e fratello che incontriamo accogliamo un volto da amare. Amen.

