Gesù molto spesso racconta le parabole per manifestarci il punto di vista di Dio, la sua logica che tante volte è opposta a quella degli uomini. Ecco perché anche nel brano evangelico odierno ritroviamo qualcosa di spiazzante rispetto ai nostri criteri logici e un invito chiaro alla conversione.
Il regno dei cieli è simile ad un re che organizza una grande festa di nozze per il suo figlio. Nel racconto la prima sorpresa è nel rifiuto che molti oppongono all’invito, adducendo mille pretesti e addirittura anche usando violenza verso i servi del re.
L’invito a partecipare alla festa del regno, a prendere parte della gioia di Dio già da questa vita è proprio rivolto a tutti. Ognuno ha la libertà di accogliere questa chiamata oppure di rifiutarla. Se ci pensiamo, anche a noi può accadere di affannarci in cose che riteniamo più urgenti e necessarie rispetto alla Parola che ci chiama a partecipare della vita di Dio, a prendere in mano la nostra esistenza per farne un capolavoro che risplenda di amore.
Davvero l’invito di Dio, come per il re della parabola, è rivolto a tutti, persino a chi nella sua povertà può ritenersi non all’altezza della chiamata. Gesù ci ricorda che l’amore di Dio non si merita, non richiede chissà quali predisposizioni e prestazioni, ma si accoglie come dono gratuito e inaspettato. A noi spetta di aprirci alla sua voce e di sentirci chiamati a condividere la grandezza di un regno dove l’amore stesso del Signore non si manifesta nella potenza e nella grandezza, ma nella debolezza e nell’umiltà.
La risposta all’invito di Dio, secondo la parabola, richiede la sola condizione dell’abito nuziale da indossare durante il banchetto. Il passaggio necessario è la nostra trasformazione interiore, l’abito di una vita nuova, la conversione di un’esistenza che è totalmente cambiata dalla chiamata del Signore, da un appello che ci può autenticamente rendere donne e uomini nuovi.
Stasera siamo qui dinanzi alla Madonna di Corsignano, per prepararci alla sua festa e vedere in lei proprio l’esempio di una vita totalmente capovolta dalla voce di Dio. Maria ha indossato l’abito lucente di un’esistenza che nella carità si è realizzata pienamente conforme alla volontà divina e ci indica la possibilità di essere pure noi creature nuove, per grazia di Dio.
Nel nostro rendimento di grazie a Dio per il sessantesimo anno di vita compiuto o da compiersi nei prossimi mesi, non possiamo che sentire il fascino e la forza di una chiamata alla vita che, con il dono della fede, è per noi anche chiamata a condividere l’amore e la gioia di Dio. Perciò a lui innalziamo la lode per quanto abbiamo ricevuto dalle sue mani e per le persone che, ancora presenti o già entrate nella gloria del Regno, ci hanno amato e ci hanno fatto del bene. Negli anni della nostra esistenza abbiamo di certo sperimentato che il mestiere di vivere è un intreccio di fatiche e speranze, dolori e gioie. E sul filo teso dei giorni che passano può anche accadere che la ricerca del senso e i grandi interrogativi dell’esistenza ritornino con forza.
Stasera, illuminati dalla parola del Signore, noi riconosciamo che solo in Dio tutto può trovare un senso compiuto, perché senza merito ci riconosciamo da lui amati e chiamati al banchetto in cui siamo nutriti dall’abbondanza dei suoi doni.
Federico Fellini, nel film “La strada” (1954), un capolavoro assoluto della cinematografia, riporta un dialogo intenso tra Gelsomina, girovaga angariata dal suo rude padrone Zampanò, e un altro girovago, un funambolo soprannominato “il Matto”. Quest’ultimo all’angosciata Gelsomina spiega, mentre nel sottofondo ci sono le note della magnifica musica di Nino Rota, che anche nelle prove più dure è possibile trovare un senso all’esistenza e che persino un sasso serve a qualcosa. Chi lo sa è «il Padreterno che sa tutto: quando nasci e quando muori. Non lo so a cosa serve questo sasso io, ma a qualcosa deve servire. Perché se tutto è inutile, allora è inutile tutto. Anche le stelle, almeno credo… e anche tu. Anche tu servi a qualcosa». Il laico Fellini affida ad un matto la capacità di mettere un seme di felicità nel quotidiano e di trasformare la vita, riconoscendo anche a Gelsomina, donna povera e vinta, la dignità di vivere e di amare.
Nella gratitudine a Dio, questa sera ridiciamogli che in lui desideriamo trovare senso e pienezza di vita. Maria, Madre di Dio, ci accompagni nel seguire il suo Figlio Gesù, Via, Verità e Vita.
Santa Maria, aiutaci ad entrare nella festa della vita e del Regno con tutto il nostro cuore. Ti preghiamo di prenderci per mano perché, come te, indossiamo l’abito splendente di una vita nuova, già da ora risorti con il tuo Figlio, ricolmi della sua gioia. Amen.

