La festa della sapienza di Dio

Potremmo titolare questa domenica: la “festa della Sapienza di Dio”, che, lei sola, sa guidare l’uomo a comprendere se stesso nella storia del mondo, nel progetto di Dio. Read More

Campi B. seconda metà sec. XVI, Dipinto raffigurante Gesù che predica alle folle

DOMENICA 08 SETTEMBRE 2019
Messa del Giorno
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura
Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
Dal libro della Sapienza Sap 9,13-18

Seconda Lettura
Accoglilo non più come schiavo, ma come fratello carissimo.
Dalla lettera a Filèmone
Fm 9b-10.12-17

Vangelo
Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14,25-33

Potremmo titolare questa domenica: la “festa della Sapienza di Dio”, che, lei sola, sa guidare l’uomo a comprendere se stesso nella storia del mondo, nel progetto di Dio.

A partire dal brano del libro della Sapienza: in un mondo che si vanta della sua grande  “scienza”, la parola di Dio ci insegna che a nulla servono “i pensieri dei mortali”, se non sono illuminati dall’alto, con il dono della “sapienza” e del “santo spirito” di Dio.

Tutta la scienza del mondo, senza la sapienza, non porta salvezza; solo la sapienza di Dio “raddrizza i sentieri di chi è sulla terra”, istruisce gli uomini su ciò che è gradito a Dio; gli uomini possono essere salvati unicamente “per mezzo della sapienza”.

Concretamente, in che cosa consiste la sapienza di Dio? Risponde Gesù nel Vangelo di Luca. Sapienza è amare Dio più che il “padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita”. Sapienza è “portare la propria croce” “dietro” a Gesù crocifisso e risorto. Sapienza è progettare la propria vita con la stessa attenzione e con lo stesso impegno con cui si progetta la realizzazione di una torre, o si prepara una guerra. Sapiente è colui che “rinuncia a tutti i suoi averi” per essere discepolo di Gesù.

A prima vista il brano della lettera di Paolo a Filemone è fuori tema, ma anch’esso può essere letto con la stessa attenzione: sapienza vera, che viene da Dio, è riaccogliere lo schiavo fuggito; scoprire la verità evangelica secondo cui lo schiavo non è schiavo, ma, unicamente, fratello carissimo… sia come uomo, sia come “fratello nel Signore”.

Messaggi disfattisti? No, assolutamente. Messaggi, invece, che guidano a leggere tutta la vita dell’uomo e la sua storia alla luce del pensiero/sapienza di Dio creatore e padre di tutti gli uomini.

La sapienza di Dio insegna a “raddrizzare” il cammino della storia e lo stile della convivenza: solo mettendo Dio al centro della vita personale e sociale, si salva l’umanità, nella luce del Signore. Chi ama prima di tutto Dio, portando la propria croce dietro a Gesù, sa amare, secondo il progetto di Dio, il padre, la madre, i figli, i fratelli e le sorelle; sa progettare il suo impegno sociale non finalizzandolo alla conquista di tanti “averi”, ma al possesso dell’unico avere che dura per l’eternità: l’amore di Dio e del prossimo; sa guardare ai poveri, piccoli, umili e schiavi con lo stesso amore con cui li guarda il Signore che è padre di tutti e tutti ama allo stesso modo. E allora, se su questi principi fosse modellata la convivenza umana, il mondo sarebbe migliore, più umano, più fraterno, più… divino.

Di Vincenzo Rini