Dietro a ogni gesto, Gesù vede il cuore. È operazione audace e rischiosa quella di risalire da un gesto all’intenzione, ma Gesù, con parresía, lo compie. E le sue parole fanno di un gesto invisibile un segno di donazione totale, mentre rivolgono una critica sferzante a gesti religiosi da tutti notati e apprezzati. Gesù espone la sua interpretazione senza filtri, con la forza disarmante che viene dalla semplicità e dall’adesione alla realtà.
Il cuore dietro al gesto
Dall’ascolto all’amore
L’obbedienza al comando diviene ciò che plasma il cuore dell’uomo rendendolo più simile al cuore di Dio. Somiglianza che risiede nell’amare. Tu amerai: ovvero, tutto ciò che fai fallo per amore, agisci per amore, persegui l’amore. Tu amerai: ovvero, il tuo vero “tu” è il “tu” che ama. Tu amerai: ovvero, non scoraggiarti, perché l’amore che ora non vedi in te, il Signore potrà donartelo come grazia nel momento che tu non sai.
Un cieco che sa ascoltare
Il cammino di fede nasce dall’ascolto, diviene invocazione e preghiera, discernimento e accoglienza di una chiamata, incontro personale con il Signore, e infine, sequela di Cristo. Questo cammino implica un dinamismo spirituale dalla stasi alla mobilità, dall’emarginazione alla comunione, dalla cecità alla fede. La salvezza poi, che consiste nella relazione con Gesù, viene esperita dal credente non tanto come stato a cui si perviene e in cui ci si installa, ma come cammino in cui si persevera.
La propria vita in riscatto per molti
Possiamo immaginare con quale grande desiderio e ardore i due fratelli Giacomo e Giovanni si siano avvicinati a Gesù, chiedendogli la gloria e l’onore per sedere l’uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra
Il suo amore è perfetto in noi
Queste ultime tre domeniche si contraddistinguono per l’insegnamento sull’amore, dato da Gesù ai suoi discepoli. Dopo la disputa che si era accesa tra quest’ultimi su chi tra di loro fosse il più importante e sull’esclusione pregiudiziale dettata dalla non appartenenza al gruppo dei dodici, in questa domenica ci viene proposto di riflettere sulla vita di […]
Nel modo che Dio conosce
Gesù mostra fiducia nella potenza del nome come forza benefica che agisce ben oltre i confini comunitari. Il nome ha una forza benedicente che influenza chi lo pronuncia, il quale non potrà, almeno subito, parlar male di Gesù. Così, con poche parole, Gesù capovolge la logica e lo sguardo dei discepoli: dal noi contro gli altri, si passa agli altri che, non essendo contro di noi, sono per noi.
La regola di una vita consegnata
Il secondo annuncio della passione, morte e resurrezione di Gesù ne dischiudono il mistero profondo, il tragitto della sua vita, e costituiscono l’insegnamento per eccellenza che i discepoli devono imparare. Esse sono decisive per la formazione del discepolo che trova nell’insegnamento sulla vita di Gesù obbediente a Dio e consegnata agli uomini il capitolo centrale e decisivo. La sua vita consegnata è la regola per il comportamento dei discepoli, è la griglia alla cui luce leggere e porre gli eventi della vita, soprattutto gli eventi dolorosi e di contraddizione.
Il criterio dell’agape
Il testo evangelico odierno è costituito da un brano di Marco molto frammentato e questo intralcia una comprensione piena del testo che costituisce un’unità letteraria dal v. 1 fino al v. 23 e che può essere posta sotto il titolo di “Discussione circa il puro e l’impuro”
All’altezza della libertà
Se la vita è relazione, ecco che l’atto di ascolto e di parola è decisivo per vivere e far vivere. Ecco dunque che “parola, spirito e vita” sono realtà reciprocamente interconnesse e interagenti.
Donare abbassandosi
Il vangelo di questa domenica è ancora tratto dal capitolo sesto del vangelo secondo Giovanni. La dichiarazione di Gesù “Io sono il pane disceso dal cielo” (Gv 6,41) provoca la reazione scandalizzata dei suoi interlocutori i quali cominciano a mormorare contro di lui.
