Chiesa locale

Omelia di Mons. Luigi Mansi per l’ordinazione Episcopale di S.E.R. Mons. Domenico Basile

Seconda domenica di Pasqua

Carissimi Confratelli nell’Episcopato, carissimi Presbiteri, Diaconi, Religiosi e Religiose,
stimatissime Autorità civili e militari, carissimi Fratelli e Sorelle tutti,

 

Siamo alla seconda domenica “di” Pasqua. La liturgia ce la presenta così: non come “la domenica dopo Pasqua”, quasi che il Mistero fosse ormai celebrato e archiviato. No! Questa è la seconda domenica di Pasqua: la Chiesa continua a respirare l’evento della Risurrezione. Non si può parlare della Pasqua al passato, perché Pasqua è l’eterno presente di Dio che irrompe nella nostra storia.

 

Dall’Anno Santo del 2000, poi, per volontà di San Giovanni Paolo II, questa domenica è dedicata alla celebrazione della Divina Misericordia. E quale segno più grande della Misericordia se non un pastore che viene donato alla Chiesa? Oggi è festa per le nostre Chiese sorelle. È festa per la Chiesa di Andria, che ha generato don Mimmo alla fede e al ministero, ed è festa per la Chiesa di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, che oggi lo accoglie come Sposo e Pastore. In questo passaggio, non siamo soli: siamo circondati dalla “nube dei testimoni” che hanno reso sante queste terre: come non pensare alle belle figure dei santi Vescovi Riccardo, Sabino, Corrado e l’indimenticabile don Tonino Bello? Lo è per tutti noi Vescovi della Puglia che circondiamo con l’abbraccio della fraternità il caro Mons. Domenico Basile, il nostro don Mimmo.

 

La pagina del vangelo di Giovanni ci aiuta a entrare, quasi in punta di piedi, nel Cenacolo. Gli apostoli sono chiusi “per timore”. Vedete, la fede non è mai allo stato puro: convive con il dubbio, con la fragilità. Quelle porte chiuse sono il simbolo dei nostri rifiuti, delle nostre fatiche. Ma il Risorto non bussa: Egli viene, sfonda le barriere del timore e si pone al centro.

 

È bello notare che Gesù non rinfaccia il tradimento, non chiede conto della fuga sotto la croce. Dice semplicemente: “Pace a voi!”. È la prima parola del Risorto: una parola che guarisce la memoria e ricrea l’uomo. Mostrando le mani e il costato, Gesù non esibisce dei trofei, ma i segni di un amore che non si è rimarginato per restare eterno rifugio per noi. In quelle piaghe, don Mimmo, troverai la forza del tuo ministero: esse sono le feritoie attraverso cui la Misericordia di Dio dovrà raggiungere il popolo che ti è affidato.
 
“Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Fermati, don Mimmo, davanti a questa sproporzione. Gesù non attende che i discepoli siano perfetti o che le porte del Cenacolo siano spalancate per inviarli; Egli affida il tesoro del Vangelo a vasi di creta ancora segnati dalla paura. Sappiamo di essere peccatori, lo sappiamo bene, ma la bellezza di questo giorno sta proprio qui: la nostra miseria non è un ostacolo, ma il luogo dove la Sua Misericordia rifulge con più forza.
 
Oggi, attraverso l’imposizione delle mie mani e dei confratelli Vescovi, e mediante l’unzione del Crisma, la tua vita viene letteralmente “sequestrata” dallo Spirito Santo per la pienezza dell’ordine. Ricorda, caro Don Mimmo, che da oggi non diventi il funzionario di un’istituzione, né l’amministratore di un patrimonio di strutture, ma il Custode del Risorto. L’anello che brillerà al tuo dito non è un ornamento di onore, ma il sigillo di un’alleanza: è il segno di una fedeltà sponsale alla Chiesa. Ti viene chiesto di amare i fratelli e le sorelle delle città di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi con lo stesso amore con cui Cristo ha amato la sua Sposa sulla Croce: senza riserve, senza calcoli, senza difese.
 
E in questo tuo andare, ricorda che mancherà sempre un “Tommaso” all’appello. Il tuo ministero si svolgerà tra i “Tommasi” del nostro tempo: uomini e donne che non si accontentano di formule dottrinali, ma che hanno bisogno di “mettere il dito” nelle piaghe di una Chiesa che sia davvero ferita dall’amore. La tua risposta non potrà essere fatta solo di parole — poiché, lo sappiamo, per preparare una bella predica basta un po’ di studio — ma dovrà essere fatta di uno stile.
 
Sii per loro un segno concreto di speranza. Quando il mondo chiederà prove della Risurrezione, non indicare te stesso, ma mostra le tue mani segnate dal servizio e il tuo cuore aperto all’accoglienza. Sii il Vescovo della carità che non grida nelle piazze, ma che costruisce nel silenzio; il pastore che non aspetta che le porte si aprano, ma che, come il Maestro, sa attraversare i muri del dubbio per dire a ogni uomo: “Pace a te, il Signore è vivo”
 
Sii dunque, caro don Mimmo, un autentico artigiano di pace. Proprio in questi giorni, il cuore del mondo batte all’unisono con l’appello accorato che Papa Leone XIV ha rivolto nel messaggio Urbi et Orbi di Pasqua: «Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!».
 
Queste parole non sono solo un monito per i potenti, ma un mandato per il tuo ministero. Come successore degli Apostoli, sei chiamato a essere l’uomo dell’incontro in un tempo di frammentazione.
 
Per questo, mentre oggi celebriamo la tua Ordinazione, desidero invitare tutta questa assemblea liturgica – la Chiesa di Andria che ti ha generato e quella di Molfetta che ti accoglie – a unirsi spiritualmente alla Veglia di preghiera per la pace che si tiene proprio stasera in Piazza San Pietro. Ci stringiamo attorno al Santo Padre perché il dono dello Spirito, che tra poco invocheremo su di te, scenda come balsamo sulle ferite delle nazioni in conflitto. La tua missione episcopale inizia così: sotto il segno di una preghiera corale che chiede per il mondo intero quella stessa pace che il Risorto ha donato ai suoi nel Cenacolo.
 
“Beati quelli che pur senza aver visto crederanno”. Noi siamo tra questi. Insieme, come Chiese di Puglia, camminiamo verso il mondo. Caro fratello Domenico, vai con coraggio! Non sei solo. La preghiera della tua Chiesa di origine, Andria, Ti accompagna oggi lo sguardo di San Riccardo, il “Vescovo straniero” che divenne cuore pulsante di Andria. Di lui si dice che amasse i poveri con la tenerezza di un padre: caro don Mimmo, porta con te quella carità “andriese”, operosa e silenziosa, che San Riccardo ha seminato tra noi. Egli, che fu pastore instancabile, ti insegni che l’autorità del Vescovo è sempre e solo un servizio d’amore.
 
E ad attenderti c’è San Corrado, che dalle terre lontane della Baviera scelse proprio Molfetta per vivere la sua radicalità evangelica. Come Corrado fu pellegrino e uomo di preghiera, così tu sei chiamato a camminare con il tuo nuovo popolo. Se San Riccardo ti consegna il bastone del pastore, San Corrado ti consegna la bisaccia del pellegrino: resta sempre un uomo in cammino, capace di ascoltare il soffio dello Spirito che parla nelle ferite e nelle speranze della gente di mare e di terra delle tue nuove comunità.
 
Affidiamo te e il tuo nuovo cammino alla Vergine Maria, la Madonna dei Miracoli e Regina dei Martiri. Vai con coraggio, don Mimmo: la tua Chiesa ti accompagna e il Signore ti precede.
 
Amen!

condividi su: