Chiesa locale

Un “eccomi” nella gioia della Chiesa: ad Andria l’ordinazione episcopale di mons. Domenico Basile, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi

La celebrazione al Palazzetto dello Sport di Andria

Una gioia grande, condivisa, quasi palpabile, È quella che ha riempito il Palazzetto dello Sport di Andria nel pomeriggio di sabato 11 aprile, quando, trasformato per l’occasione in una grande e suggestiva aula liturgica, ha accolto l’ordinazione episcopale di mons. Domenico Basile, nuovo vescovo della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi.

 

Il contesto della celebrazione

L’ evento è stata occasione di unione e incontro tra due comunità: quella di Andria, che ha generato alla fede e al ministero “don Mimmo”, e quella di Molfetta, che lo accoglie come pastore. A sottolineare la significatività di questo passaggio di mons. Basile nella stessa Puglia dalla diocesi di origine a quella in cui si appresta a insediarsi, la presenza numerosa di vescovi provenienti da tutta la regione e da altre regioni d’Italia, insieme a sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose delle due diocesi, e ad aggregazioni laicali, confraternite e un numeroso popolo di fedeli che ha gremito gli spalti del palazzetto. Circa settecento i fedeli giunti dalle città di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo, Terlizzi, segno di un affetto già vivo e concreto. Accanto a loro, autorità civili e militari, amici e tante persone che hanno condiviso tratti del cammino umano e spirituale del nuovo vescovo.

 

Le parole dell’omelia del celebrante mons. Mansi

A presiedere la celebrazione eucaristica è stato mons. Luigi Mansi, vescovo di Andria, che nell’omelia ha collocato l’evento dentro il cuore vivo della Pasqua. «Non si può parlare della Pasqua al passato – ha ricordato – perché è l’eterno presente di Dio che irrompe nella nostra storia». In questo orizzonte, l’ordinazione episcopale si è rivelata come un segno concreto della misericordia di Dio: un pastore donato alla Chiesa.

Con immagini forti ed evocative, mons. Mansi ha consegnato al nuovo vescovo il senso profondo del suo ministero: non un ruolo, ma una vocazione totale, segnata dall’amore e dal servizio. «Non diventi il funzionario di un’istituzione – ha detto – ma il custode del Risorto». Un invito a vivere il ministero come testimonianza concreta, capace di parlare soprattutto attraverso lo stile e la vita, in un tempo abitato da “Tommasi” che cercano segni credibili.

Particolarmente intensa l’esortazione a essere “artigiano di pace”, accogliendo l’appello del Santo Padre, e richiamando implicitamente la figura del Venerabile Antonio Bello, in un mondo segnato da conflitti e divisioni: una missione che accompagna fin dall’inizio il cammino episcopale di mons. Basile. Inoltre, ha auspicato che i santi patroni di Andria e di Molfetta, Riccardo e Corrado, gli consegnino l’uno il bastone del pastore e l’altro la bisaccia del pellegrino e poi lo ha affidato a Maria con il titolo di Madonna delle Lacrime e Regina dei Martiri, assecondando così, con le sue parole e invocazioni, ancor più l’incontro tra la comunità d’origine e quella che lo accoglie.

 

La liturgia dell’ordinazione

Nel cuore della celebrazione, i gesti antichi e solenni dell’ordinazione episcopale hanno dato forma visibile al dono che la Chiesa stava vivendo. Dopo la proclamazione del Vangelo, il momento centrale si è dispiegato nel silenzio carico di preghiera dell’assemblea.

L’invocazione dello Spirito Santo, l’imposizione delle mani da parte del vescovo ordinante, mons. Luigi Mansi, insieme ai consacranti mons. Giuseppe Satriano e mons. Domenico Cornacchia, e a tutti i vescovi presenti, ha rappresentato il segno più eloquente della successione apostolica: una catena ininterrotta che, dagli Apostoli, giunge fino ad oggi, consegnando a mons. Basile la pienezza del ministero.

A questo gesto è seguita l’unzione del capo con il sacro Crisma, segno dello Spirito Santo che consacra e configura il nuovo vescovo a Cristo, Pastore e Servo. Subito dopo, la consegna del libro dei Vangeli, posto sul capo e poi affidato alle sue mani, ha richiamato con forza la centralità della Parola di Dio, che il vescovo è chiamato non solo ad annunciare, ma a incarnare nella propria vita. Quindi la consegna dei segni episcopali: l’anello, sigillo di fedeltà alla Chiesa sposa; la mitra, segno della dignità e della responsabilità del ministero; e il pastorale, espressione della guida e della cura del gregge affidato.

Particolarmente intensa è stata, infine, la comunione espressa nell’abbraccio di pace con i vescovi presenti, successori degli Apostoli: un gesto semplice ma profondamente ecclesiale. Tra tutti, significativo quello con mons. Cornacchia, apparso agli occhi di molti come un autentico passaggio di testimone, nel segno di una continuità che si rinnova nella storia della Chiesa.

Il discorso di ringraziamento di mons. Basile

Profondo e denso di emozione il saluto finale del nuovo vescovo, attraversato da un unico grande filo conduttore: la gratitudine. «Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre» – le parole del salmo hanno fatto da cornice a un racconto personale e ecclesiale che è diventato preghiera.

Mons. Basile ha riletto la propria vocazione alla luce della misericordia di Dio, riconoscendo la sproporzione tra il dono ricevuto e le proprie forze: un “eccomi” possibile solo perché fondato sull’amore fedele del Signore. Ha indicato con chiarezza anche la priorità del suo ministero episcopale: l’annuncio del Vangelo, «perché dall’ascolto del Vangelo nasce la fede» e la Chiesa trova la sua speranza.

Ampio spazio è stato dedicato ai ringraziamenti: alla Chiesa che lo ha generato, ai vescovi, ai sacerdoti, ai formatori, alle comunità parrocchiali, agli amici e ai compagni di cammino. Un ricordo particolarmente intenso è andato agli anni vissuti nel seminario e al servizio nella formazione, così come all’esperienza pastorale nelle parrocchie, definita con semplicità e verità come quella di un «parroco felice».

Non sono mancati i riferimenti alla famiglia, alle autorità civili e a quanti hanno contribuito alla realizzazione della celebrazione, segnata da una cura attenta e condivisa.

Con emozione, mons. Basile ha rivolto le sue parole alla diocesi di Molfetta, che ora è chiamato a servire, esprimendo gratitudine per l’accoglienza ricevuta e per il cammino già tracciato dai suoi predecessori. Un pensiero speciale lo ha dedicato alla figura di don Tonino Bello, «un vescovo fatto popolo», la cui testimonianza continua a interpellare e orientare.

Proprio da questo riferimento è scaturito un appello forte e attuale: quello alla pace. Non solo invocata, ma costruita ogni giorno, «disarmando i cuori e le parole», in un impegno che coinvolge tutta la comunità.

 

Un “eccomi” consegnato alla storia

L’ordinazione, dunque, non è stata soltanto una celebrazione solenne, ma un’esperienza ecclesiale intensa, in cui la liturgia si è intrecciata con la vita, la memoria con la speranza. Il palazzetto, divenuto cattedrale, ha restituito l’immagine di una Chiesa viva, capace di radunarsi, di pregare, di gioire insieme.

Nei gesti e nella preghiera corale del popolo di Dio si è aperto un nuovo tratto di cammino: quello di un pastore chiamato a guidare, servire, annunciare.

E mentre i fedeli coglievano l’occasione di salutare il novello vescovo e lentamente si allontanavano per far ritorno alle proprie città, restava nel cuore di molti la percezione di aver partecipato a qualcosa di più grande: un dono per la Chiesa, un segno di speranza, un nuovo “eccomi” consegnato alla storia.

 

Roberta Carlucci e Michelangelo Parisi
Ufficio per le Comunicazioni Sociali

condividi su: