Chiesa locale

Santa Messa Crismale: l’omelia di Mons. Domenico Cornacchia

Un “oggi” da vivere: fraternità e misericordia al cuore della Chiesa

Ieri sera, l’amministratore apostolico Mons. Domenico Cornacchia ha presieduto la Santa Messa Crismale presso la Chiesa Cattedrale di Molfetta, alla presenza del presbiterio diocesano e della comunità ecclesiale. Di seguito l’omelia del Presule.

 

Eccellenza carissima Mons. Felice di Molfetta, amati presbiteri, diaconi, seminaristi, consacrati, religiosi, religiose, carissimi fratelli e sorelle tutti.

 

Porgo gli auguri degli Eccellentissimi Nunzi Apostolici Mons. Nicola Girasoli, di Mons. Vincenzo Turturro e di Mons. Vincenzo Marinelli. Auguri vivissimi ai sacerdoti che quest’anno celebrano il XXV di sacerdozio: Don Michele Bernardi, Don Paolo Malerba, Don Fabio Tangari, Don Fabio Tricarico, Fra’ Angelo Tolardo (Betania), Fra’ Riccardo Sparapan (Betania), Fra’ Mimmo Casuli (OFM); per il 50° Don Dino Mazzone e, per il 70°, Mons. Giuseppe De Candia.

 

Formuliamo insieme gli auguri più belli e sinceri a Sua Eccellenza Monsignor Domenico Basile, novello pastore di questa Chiesa, che sarà ordinato Vescovo ad Andria sabato 11 Aprile e che farà il suo ingresso nella nostra Diocesi, qui a Molfetta, mercoledì 22 Aprile. La comunità diocesana eleva al Signore fervide preghiere per un suo proficuo servizio pastorale!

 

Uno speciale saluto a voi, carissimi giovanissimi e giovani, che vi preparate a ricevere il dono della Confermazione con la Santa Cresima.

 

Celebriamo sicuramente l’Eucaristia dell’anno più attesa da noi presbiteri e consacrati. In questa Messa verranno benedetti gli Oli Santi dei catecumeni, degli infermi e del Santo Crisma. È l’occasione privilegiata in cui tutti facciamo memoria della nostra consacrazione battesimale e della Ordinazione presbiterale, noi sacerdoti. Dinanzi al popolo di Dio, tra poco, tutti noi presbiteri rinnoveremo l’impegno di servire il Signore e la Chiesa con la medesima emozione ed entusiasmo del giorno dell’Ordinazione.

 

La Parola di Dio ci aiuta a meglio comprendere tale missione: “Lo Spirito del Signore Dio è su di me, perché mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a proclamare l’anno di misericordia del Signore, per consolare gli afflitti e a portare olio di letizia invece dell’abito da lutto!” (Is 61, 1-5). Perciò il Salmista ci invita a ripetere: canterò per sempre l’amore del Signore! (Sal 88).

 

Tutti dobbiamo sentirci degli inviati, verso traguardi da noi non sempre conosciuti ed attesi.

 

La Messa crismale inaugura la giornata sacerdotale, la festa del presbiterio, che culmina con la Liturgia in Coena Domini e della lavanda dei piedi il Giovedì Santo.

 

Carissimi, questa è l’undicesima Messa Crismale che presiedo nella Chiesa Cattedrale dell’amata Diocesi di Molfetta – Ruvo – Giovinazzo – Terlizzi. Sono assai lieto di essere circondato dai nostri amati presbiteri e diaconi. Grazie a voi, carissimi! Grazie per lo zelo, la costanza, i sacrifici con cui, insieme, portiamo dietro il Signore il dolce peso del servizio ministeriale.

 

Colgo questa singolare occasione per manifestare pubblicamente la mia gratitudine e la mia riconoscenza a voi, carissimi sacerdoti, fratelli e preziosi collaboratori del Vescovo, come dice il Concilio Vaticano II.

 

Riconosco le mie fragilità e ve ne chiedo comprensione. Ho sempre apprezzato ed amato il vostro zelo pastorale, nonostante le umane debolezze di ciascuno di noi!

 

Prego ogni giorno per ciascuno di voi, perché vi sento carne della mia carne! Vi ho amati senza misura e, con gioia, affermo di essermi sentito amato da tutti voi.

 

Di tanto in tanto penso al versetto del Vangelo di Luca 10, 1: “… Il Signore designò altri 72 discepoli e li mandò a due a due avanti a sé…”. Quante volte rifletto: non sono stato io a scegliere il mio compagno di viaggio, sia come singolo che come comunità. Si dice che gli amici si scelgono, i fratelli no! Tuttavia dobbiamo amare gli amici e i fedeli a cui siamo inviati come veri fratelli! In ogni incontro liturgico ci chiamiamo fratelli, non tanto per dire.

 

Chiediamoci però: siamo davvero capaci di manifestare la gioia di stare insieme, di collaborare insieme, come se ci fossimo scelti di stare e camminare insieme? Il tempo non deve logorare il nostro rapporto, bensì valorizzarlo, renderlo unico, proficuo e duraturo negli anni che seguono.

 

Dobbiamo stare e lavorare insieme ai fratelli che il Signore ci ha dato, scegliendoci ogni giorno! Certo, ognuno, pensando a chi gli sta vicino, deve ripetere a se stesso: “Io non ho scelto di essere tuo partner, tuo collaboratore, e tuttavia devo camminare insieme a te come se ci fossimo scelti e preferiti reciprocamente!”.

 

Non è forse vero che anche noi presbiteri, diaconi, fedeli diciamo che avremmo fatto miracoli con altri compagni di viaggio, con una compagnia diversa da quella che abbiamo? Forse anche tra coniugi spesso si pensa in questo medesimo modo.

 

Ripeto: a volte non è possibile sceglierci, ma dobbiamo accettarci gli uni gli altri come se ci fossimo scelti! Siamo chiamati tutti però ad essere motivo di vanto e di orgoglio gli uni per gli altri.

 

Pertanto, più che chiedere al Signore che mi cambi il mio compagno di cammino, che sia io piuttosto a cambiare e a migliorare! Io per primo devo comportarmi in modo da essere preferito, accolto, amato da chi mi sta vicino.

 

L’“oggi” del brano evangelico ascoltato lo dobbiamo intendere non solo in termini temporali, ma soprattutto provvidenziali e profetici.

 

Non perdiamo tempo per fare del bene, per versare l’olio della letizia, della speranza sulle ferite umane, specie dei disperati, degli abbandonati, dei delusi dalla vita.

 

Carissimi confratelli sacerdoti, facciamo nostro il bellissimo brano dell’Esodo: “Dio disse a Mosè: ‘Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti…’” (Es 3, 7-8.10).

 

Come sarebbe bello che il Signore lenisse le sofferenze, le ansie di tanti nostri fratelli e sorelle, specie giovani, proprio a motivo della nostra personale e comunitaria mediazione e sollecitudine.

 

Non solo noi, ma anche molti altri attendono il compimento di quest’oggi!

 

Cari fratelli e sorelle, anche voi, come popolo di Dio, siete chiamati a farvi nostri compagni e collaboratori della bellissima avventura della sequela di Gesù. Prendiamo e diamo sempre ciò che unisce, ciò che è bello, ciò che edifica e andiamo, proseguiamo il nostro pellegrinaggio verso il compimento e la pienezza della vita, della luce e dell’amore!

 

Gesù è il nostro capofila, ci precede, ci apre la strada. Seguiamolo in Laetitia, sempre! Per noi tutti c’è un oggi non solo da desiderare e da attendere, ma anche da vivere in pienezza.

 

L’amore e la carità “sine modo” sono le credenziali da esibire. Orientiamo i nostri orecchi verso chi geme e soffre per qualsiasi ragione. Papa Leone XIV, nella Esortazione Apostolica (2025) DILEXI Te (79), afferma che: “La Chiesa, quando si china a prendersi cura dei poveri, assume la sua postura più elevata”.

 

Sia questa la nostra vocazione e missione! Ascoltiamo il grido di chi attende la nostra delicata unzione, che si chiama benevolenza e misericordia! Alimentiamo quelle lucerne appena fumiganti nel cuore degli sfiduciati e sfiniti! La gioia pasquale sia una costante del nostro servizio ministeriale e della nostra vocazione cristiana.

 

Maria, la nostra Mamma celeste, ci accompagni ed interceda per noi.

 

Così sia.

 

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