Chiesa locale

Saluto alle autorità civili e militare da parte di S.E. Mons. Domenico Basile

Cattedrale, mercoledì 22 aprile 2026

Da questo luogo suggestivo rivolgo lo sguardo e il saluto alle città di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi. Un grazie sentito al dott. Armando Gradone, Commissario Straordinario del Comune di Molfetta, per le cortesi parole di benvenuto che mi ha rivolto. A lei, ai sindaci e alle amministrazioni dei Comuni della Diocesi e del Comune di Andria, mia città d’origine, a tutte le autorità civili e militari qui presenti giunga il mio più cordiale saluto.

 

Da oggi comincio il ministero di Vescovo in questa terra, in città ricche di tradizioni e riti cristiani che esprimono un forte senso di appartenenza e possono essere occasione per annunciare il Vangelo e farci crescere in umanità. Il mio sguardo su questa terra desidera essere contemplativo, capace di scorgere quel desiderio di bene, verità e giustizia che risiede nel cuore di ognuno, poiché Dio abita la nostra terra, quella terra che ho significativamente baciato al mio arrivo, e la sua «presenza non deve essere fabbricata, ma scoperta, svelata. Dio non si nasconde a coloro che lo cercano con cuore sincero, sebbene lo facciano a tentoni, in modo impreciso e diffuso» (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n. 71).

 

Nel nostro tempo respiriamo, per tante ragioni e anche nelle nostre città, un clima di sfiducia e incertezza in cui si fatica a guardare al futuro con speranza. La possibilità di affrontare tutto ciò non è insita nell’egoismo di chi pensa al proprio interesse, ma nella rinnovata capacità di camminare insieme, di tessere relazioni e alleanze. Le parole di papa Francesco, di cui ieri abbiamo ricordato il primo anniversario della morte, sono a riguardo davvero illuminanti: «L’individualismo non ci rende più liberi, più uguali, più fratelli. La mera somma degli interessi individuali non è in grado di generare un mondo migliore per tutta l’umanità. Neppure può preservarci da tanti mali che diventano sempre più globali. Ma l’individualismo radicale è il virus più difficile da sconfiggere. Inganna. Ci fa credere che tutto consiste nel dare briglia sciolta alle proprie ambizioni, come se accumulando ambizioni e sicurezze individuali potessimo costruire il bene comune.

 

C’è un riconoscimento basilare, essenziale da compiere per camminare verso l’amicizia sociale e la fraternità universale: rendersi conto di quanto vale un essere umano, quanto vale una persona, sempre e in qualunque circostanza» (Papa Francesco, Fratelli tutti, nn. 105-106).

 

La nostra Chiesa può offrire, in dialogo con istituzioni e uomini e donne di buona volontà, un contributo per formare le coscienze, per condividere la ricerca del bene comune a favore sempre di ogni persona, soprattutto se povera e socialmente svantaggiata. In tale compito di formazione e accompagnamento siamo chiamati, come Chiesa locale profondamente segnata dalla testimonianza del Venerabile don Tonino Bello, ad unire i nostri sforzi nell’invocare la pace, facendo il possibile per esserne coerenti operatori e accogliendo le vibranti parole di papa Leone XIV: «Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita» (Papa Leone XIV, Omelia nella veglia di preghiera per invocare il dono della pace, 11 aprile 2026).

 

Inoltre vorrei rivolgere parole di stima e di incoraggiamento agli amministratori qui presenti, chiamati a vivere l’alto compito della carità politica nel servizio al bene comune e ad avere il «coraggio dell’immaginazione», secondo le parole rivolte da papa Francesco ai sindaci d’Italia, qualche anno fa: «Il servizio al bene comune è una forma alta di carità, paragonabile a quello dei genitori in una famiglia. (…) A volte ci si illude che per risolvere i problemi bastino finanziamenti adeguati. Non è vero, in realtà, occorre anche un progetto di convivenza civile e di cittadinanza: occorre investire in bellezza laddove c’è più degrado, in educazione laddove regna il disagio sociale, in luoghi di aggregazione sociale laddove si vedono reazioni violente, in formazione alla legalità laddove domina la corruzione. Saper sognare una città migliore e condividere il sogno con gli altri amministratori del territorio, con gli eletti nel consiglio comunale e con tutti i cittadini di buona volontà è un indice di cura sociale» (Papa Francesco, Discorso ai Sindaci dell’Associazione Nazionale Comuni d’Italia, 5 febbraio 2022).

 

Carissimi, «la speranza non delude» (Rm 5,5): sono le parole dell’Apostolo Paolo che ho scelto come motto per il mio episcopato. La speranza non sia vago ottimismo di facciata ma àncora sicura e robusta della nostra vita (cf. Eb 6,19), perché Dio nel suo amore vuole che ognuno di noi sia rassomigliante al suo volto e che nessuno sia lasciato indietro ma riconosciuto e favorito nella sua unicità e dignità.

 

Il Signore benedica le nostre città, il Signore benedica voi tutti!

 

 

                                                                                      + Domenico Basile

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