Chiesa locale

In Cattedrale celebrati i 50 anni di sacerdozio di mons. Domenico Cornacchia

La diocesi riunita per ringraziare il Signore

Ci sono celebrazioni che non si esauriscono nel momento in cui vengono vissute, ma continuano a risuonare nei giorni successivi, chiedendo di essere meditate e consegnate alla memoria della comunità. È quanto accaduto lo scorso 24 aprile nella Cattedrale di Molfetta, dove la Chiesa di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi si è ritrovata per rendere grazie al Signore per i 50 anni di sacerdozio di S.E. Mons. Domenico Cornacchia.

 

Una Cattedrale colma di fedeli ha fatto da cornice a una celebrazione intensa e partecipata, presieduta dallo stesso vescovo emerito, circondato da numerosi presuli: tra questi il nuovo vescovo mons. Domenico Basile, l’arcivescovo metropolita mons. Giuseppe Satriano e mons. Giacinto Berlocco, che lo ordinò presbitero, insieme ad altri vescovi delle diocesi pugliesi. Presenti anche le autorità civili delle quattro città della diocesi, segno di un legame che in questi anni ha saputo attraversare non solo la vita ecclesiale ma anche quella civile del territorio.

 

Nel clima ancora vivo della recente celebrazione dell’ingresso del nuovo vescovo, l’anniversario sacerdotale di mons. Cornacchia ha assunto un significato ulteriore: non solo memoria grata, ma passaggio consegnato con serenità e fiducia. La diocesi ha voluto infatti esprimere il proprio ringraziamento anche per i dieci anni di episcopato, riconoscendo in essi un tratto di cammino condiviso che ha preparato la comunità ad accogliere il nuovo pastore.

Nell’omelia, mons. Cornacchia ha riletto con semplicità e verità il proprio cammino vocazionale, segnato non da eventi straordinari ma da una fedeltà costruita nel tempo: «Non sono stato disarcionato da nessun cavallo, ma tante volte ho avvertito smarrimento, scoraggiamento, dubbi… Sono caduto anch’io ma, grazie al Signore, mi sono rialzato». Parole che restituiscono il volto concreto di una vocazione vissuta nella fragilità e sostenuta dalla grazia.

 

E proprio nel segno della vocazione si colloca, quasi naturalmente, il legame con la recente LXIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, celebrata nella domenica successiva: cinquant’anni di sacerdozio diventano così testimonianza viva di una chiamata che attraversa il tempo e continua a generare vita nella Chiesa.

 

All’inizio della celebrazione, il saluto di mons. Basile ha offerto una chiave di lettura spirituale e affettiva, riconoscendo nel lungo ministero del vescovo emerito «la potenza della grazia del Signore» che accompagna e sostiene nella quotidianità del servizio. Un cammino descritto come intreccio di «incontri, volti, storie ed emozioni», custodito nel cuore e consegnato ora alla gratitudine della comunità.

 

Ricco di gesti e affetto anche il momento conclusivo, quando è stata data lettura della lettera giaculatoria inviata da Papa Leone XIV, espressione di comunione ecclesiale e di vicinanza. A suggellare la celebrazione, il dono a mons. Cornacchia, un ritratto realizzato dal giovane artista molfettese Giuseppe de Palma, segno tangibile di riconoscenza.

 

Resta l’immagine di una Chiesa che sa fermarsi per dire grazie. Non un gesto formale, ma un atto profondamente ecclesiale: riconoscere il bene ricevuto, custodirlo nella memoria e, da lì, ripartire. In giorni in cui la diocesi ha iniziato un nuovo tratto di strada con mons. Basile, la celebrazione del 24 aprile si consegna così come un ponte: tra la fedeltà di una storia vissuta e la promessa di un cammino che continua, sotto la guida dello Spirito Santo.

 

Ufficio per le Comunicazioni Sociali

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