Omelia per la festa di San Corrado

Cattedrale, 10 luglio 2016
10-07-2016

Carissimi fratelli e sorelle, gentilissime autorità civili e militari, membri delle varie confraternite, celebriamo la memoria liturgica del nostro Santo, Corrado, Patrono Principale della Città di Molfetta.
Sappiamo tutto della vita del santo Eremita, che nacque nell’alta Svevia a Ravensburg nel 1105. Di famiglia nobile, era figlio di Enrico il Nero, divenuto poi Duca di Baviera. Corrado, non essendo il primogenito, non era destinato a succedere al padre, nella vita politica; fu invece inviato a Colonia, per intraprendere la carriera ecclesiastica. Il giovane Corrado, ascoltando Arnoldo, abate cistercense, che cercava proseliti per i luoghi Santi e la fondazione di un Monastero, lasciò gli studi ecclesiastici e seguì l’abate Arnoldo, facendosi monaco (ma non presbitero). Il coraggioso progetto vanificò, non conoscendo neppure la nascita. L’abate Arnoldo morì tra il 1124-25. Il giovane Corrado, appena ventenne, intraprese il viaggio verso Gerusalemme, varcò le Alpi e raggiunse la Puglia, diretto verso la Terra Santa. Molti compagni del grande sogno trovarono malattia e morte proprio sulle coste pugliesi, al largo della nostra città di Molfetta (Chiesa S. Maria dei Martiri, così infatti erano chiamati i pellegrini). Corrado fu accolto presso i monaci di Santa Maria
nei pressi di Modugno (Bari), dove morì circa il 1126 e sepolto con grandi onori.
Agli inizi del ’300 i Molfettesi, attirati dalla fama di santità del giovane eremita Svevo, traslarono le spoglie mortali proprio qui, nel Duomo della nostra Città. Dal 10 Luglio 1785 le reliquie del nostro Santo furono traslate nell’attuale Cattedrale, che fino ad allora era la Chiesa principale del Collegio Ignaziano.
Il messaggio che ricaviamo dal grande ed intraprendente Corrado è che tutti

siamo chiamati ad essere cercatori di Dio, ciascuno nel proprio ambito. La Scrittura, infatti, afferma che “Il Signore si fa trovare da chi lo cerca”.
Certo non è facile oggi, per noi, metterci sulle tracce del Signore: siamo ingolfati da mille altri problemi, ma siamo forse nella situazione di chi si preoccupa del superfluo e perde di vista l’essenziale.
Un cristiano vero deve ritagliarsi, anche nella Città, uno spazio per Dio, con l’audacia di chi cerca per trovare. Non dobbiamo arrenderci finché non avremo trovato!
Sant’Agostino dice nelle sue Confessioni che per trovare Dio dobbiamo fare un percorso breve: dobbiamo esplorare il nostro intimo, il nostro cuore, i nostri pensieri (redi in te ipsum).
Siamo nell’Anno giubilare della Misericordia! La carità e il perdono sono strade privilegiate che portano a Dio!
Lasciamoci interrogare dal modo in cui facciamo spazio al fratello affamato, ignudo, assetato, prigioniero, forestiero, profugo…! Che importanza ha nel nostro cuore, nella nostra vita, nella nostra Città?
Crediamo fermamente che quel Gesù che incontriamo nella Santa Messa, nell’Eucaristia, nella Parola di Dio, è davvero il medesimo che bussa a casa nostra, che incontriamo per strada, sotto le vesti di indigente e di emarginato?
La festa dei Santi, le nostre feste devono realmente avvicinarci molto di più al Signore e al prossimo!
Ho inviato a tutta la Diocesi, ai nostri forestieri e visitatori, il messaggio per la giornata odierna: la Domenica del Mare. Coraggio, mettiamo alla ricerca di un refrigerio corporale, senza però perdere di vista quello spirituale ed interiore.
Auguri a tutti, di sano ristoro fisico e spirituale!

+ don Mimmo Cornacchia, Vescovo