Santa Messa Esequiale per Mons. Antonio Neri
“La morte è un’esperienza che riguarda tutte le famiglie, senza eccezione alcuna. Fa parte della vita; eppure, quando tocca gli affetti familiari, la morte non riesce mai ad apparirci naturale” (Papa Francesco, Udienza Generale, 17 Giugno 2015). Così Papa Francesco affrontava il tema del lutto, due anni fa, durante le Udienze Generali dedicate alla famiglia.
Ho voluto iniziare con le parole del Santo Padre perché la morte di Mons. Antonio Neri ci tocca profondamente e, noi tutti, abbiamo sempre sentito di essere, in qualche modo, la sua famiglia. Certamente, il dolore dei suoi più stretti familiari di sangue, la sua mamma, i suoi fratelli, di coloro che gli sono stati vicini in questi lunghi mesi di sofferenza e che desidero salutare con speciale affetto, merita tutto il nostro riverente rispetto e non può avere paragone alcuno; tuttavia, mi permetto di dire che anche la Congregazione vive con dolore questo momento, come se una famiglia perdesse, anzi tempo, uno dei suoi figli migliori.
Era proprio don Antonio, infatti, con la sua peculiare caratteristica di uomo solare, affabile e cordiale, a diffondere nel nostro ufficio il buon profumo della familiarità; la sua era, fra le altre cose, una presenza capace di far sentire in famiglia sia gli altri collaboratori del Dicastero che coloro i quali, per qualunque ragione, ne varcavano le porte.
Nel sacrificio della preghiera e nello spirito della fede in Cristo, che ha vinto la morte e ci ha donato la vita eterna, vorrei ricordare questo nostro fratello Sacerdote, lasciandomi ispirare dalla Parola di Dio. Dal Libro della Sapienza, abbiamo ascoltato la consolante promessa che ci viene dall’alto e, in momenti tristi come questo, ci aiuta a trovare forza e serenità interiore: “Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo”.
Mi sembra una parola che ben si addice allo spirito di servizio e di generosità, con il quale Mons. Neri ha servito, in tutti questi anni, la Chiesa. La morte ce lo ha strappato in modo prematuro, ma – se posso fare una battuta che piacerebbe molto al caro don Antonio – forse adesso potrà finalmente riposare!
Penso che tutti possano infatti riconoscere a don Antonio una grande dedizione al lavoro della Congregazione e un alto senso di responsabilità nei confronti di ciò che il Signore gli aveva affidato nel ministero sacerdotale; Sacerdote colto, preparato e competente, che ci ha aiutati a interpretare e risolvere anche i casi più complessi, colmo di passione e infaticabile nel servire la Chiesa e di spirito di abnegazione quando si trattava di mandare avanti il lavoro, non potremo mai dimenticare il prezioso contributo che don Antonio ha dato al Dicastero e alla Santa Sede, nonchè l’esempio di fedeltà che ci ha offerto. Davvero si può dire di lui quanto è scritto nel Libro della Sapienza: “Giunto in breve alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera”.
Di questo nostro fratello, però, possiamo anche conservare un ricordo che va oltre l’impegno profuso nel lavoro. Egli era, soprattutto e innanzitutto, un Sacerdote impregnato di profonda spiritualità, devoto alla Vergine Maria e ai Santi, P. Pio, soprattutto, totalmente immerso nel lavoro che gli competeva, ma, allo stesso tempo, con lo sguardo sempre rivolto in alto, e quindi capace di manifestare anche agli altri –col sorriso e con serenità d’animo – una perfetta armonia tra le incombenze quotidiane e lo spirito della preghiera, tra la fede e la vita vissuta.
Proprio questa ricchezza spirituale – ne siamo certi – è stato il grande tesoro interiore che ha permesso a don Antonio, anche nel sofferto e drammatico periodo della malattia, di restare saldo nella fede, fermo nella speranza, lucido nel saper abbracciare la croce del dolore senza mai smettere di affidarsi al Signore e di abbandonarsi teneramente tra le braccia della Madonna.
Questa parola di Gesù nel Vangelo è come il ritratto della parabola di vita del nostro caro Mons. Neri: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese...beati quei servi che il padrone, al suo ritorno, troverà ancora svegli…E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Sempre abbiamo visto don Antonio “pronto” a donarsi, a spendersi, a lavorare per e con gli altri; lo abbiamo sempre trovato “sveglio”, in qualunque momento della giornata, quando c’è stato bisogno della sua competenza e del suo contributo; e, così, anche nel mezzo della notte, quando il dolore e la sofferenza hanno bussato alla porta della sua vita, la sua fede non si è assopita, non è venuto meno, fino all’ultimo, il desiderio di continuare a lavorare per la Chiesa e, soprattutto, sono rimasti vigili la sua preghiera e il suo affidamento al Signore.
Così, don Antonio ha vissuto anche l’ultimo tratto della sua vita - due anni - segnato dalla malattia: con la fedeltà che lo contraddistingueva, il sorriso sulle labbra, le braccia spalancate verso il Padre Celeste come quelle di Gesù sulla Croce, la cintura della fede sempre stretta ai fianchi e la lucerna della preghiera sempre accesa. Così se n’è voluto andare, partendo non per un viaggio oscuro e tenebroso, ma, al contrario, camminando incontro al Signore Risorto, che su di lui farà splendere la sua luce pasquale e attraverso di lui continuerà a illuminare anche il nostro cammino.
Maria Santissima, la Madre di tutti noi, che Mons. Neri sentiva particolarmente vicina e invocava ogni giorno con spirito di fede, possa accompagnare questo nostro fratello nell’ultimo viaggio verso la vita eterna; con la Sua tenerezza di Madre, Ella possa prendere per mano questo suo figlio e condurlo nella beatitudine della Casa del Padre. E aiuti anche noi, la Vergine Santa, a vivere questo momento doloroso del distacco: lenisca la nostra sofferenza e, rafforzando la nostra fede nella Risurrezione del Figlio Suo, ci dia la consolazione del cuore.
Amen.
Card. Beniamino Stella
Prefetto della Congregazione per il Clero
“La morte è un’esperienza che riguarda tutte le famiglie, senza eccezione alcuna. Fa parte della vita; eppure, quando tocca gli affetti familiari, la morte non riesce mai ad apparirci naturale” (Papa Francesco, Udienza Generale, 17 Giugno 2015). Così Papa Francesco affrontava il tema del lutto, due anni fa, durante le Udienze Generali dedicate alla famiglia.
Ho voluto iniziare con le parole del Santo Padre perché la morte di Mons. Antonio Neri ci tocca profondamente e, noi tutti, abbiamo sempre sentito di essere, in qualche modo, la sua famiglia. Certamente, il dolore dei suoi più stretti familiari di sangue, la sua mamma, i suoi fratelli, di coloro che gli sono stati vicini in questi lunghi mesi di sofferenza e che desidero salutare con speciale affetto, merita tutto il nostro riverente rispetto e non può avere paragone alcuno; tuttavia, mi permetto di dire che anche la Congregazione vive con dolore questo momento, come se una famiglia perdesse, anzi tempo, uno dei suoi figli migliori.
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Nel sacrificio della preghiera e nello spirito della fede in Cristo, che ha vinto la morte e ci ha donato la vita eterna, vorrei ricordare questo nostro fratello Sacerdote, lasciandomi ispirare dalla Parola di Dio. Dal Libro della Sapienza, abbiamo ascoltato la consolante promessa che ci viene dall’alto e, in momenti tristi come questo, ci aiuta a trovare forza e serenità interiore: “Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo”.
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Questa parola di Gesù nel Vangelo è come il ritratto della parabola di vita del nostro caro Mons. Neri: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese...beati quei servi che il padrone, al suo ritorno, troverà ancora svegli…E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Sempre abbiamo visto don Antonio “pronto” a donarsi, a spendersi, a lavorare per e con gli altri; lo abbiamo sempre trovato “sveglio”, in qualunque momento della giornata, quando c’è stato bisogno della sua competenza e del suo contributo; e, così, anche nel mezzo della notte, quando il dolore e la sofferenza hanno bussato alla porta della sua vita, la sua fede non si è assopita, non è venuto meno, fino all’ultimo, il desiderio di continuare a lavorare per la Chiesa e, soprattutto, sono rimasti vigili la sua preghiera e il suo affidamento al Signore.
Così, don Antonio ha vissuto anche l’ultimo tratto della sua vita - due anni - segnato dalla malattia: con la fedeltà che lo contraddistingueva, il sorriso sulle labbra, le braccia spalancate verso il Padre Celeste come quelle di Gesù sulla Croce, la cintura della fede sempre stretta ai fianchi e la lucerna della preghiera sempre accesa. Così se n’è voluto andare, partendo non per un viaggio oscuro e tenebroso, ma, al contrario, camminando incontro al Signore Risorto, che su di lui farà splendere la sua luce pasquale e attraverso di lui continuerà a illuminare anche il nostro cammino.
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Card. Beniamino Stella
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