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Di generazione in generazione con Maria

24 febbraio-5 marzo

L’Ac diocesana sarà in festa da domenica 24 febbraio a martedì 5 marzo:  sosterà in mezzo a noi una bellissima riproduzione di Maria Immacolata della Domus Mariae di Roma, in un pellegrinaggio che sta interessando ogni diocesi della nostra regione.

Un’occasione di rinnovamento per tutta la Comunità

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di don Gianni Fiorentino, parroco

Sabato 23 dicembre (ore 18,00) viviamo l’esperienza di tornare nella nostra chiesa parrocchiale, finalmente rinnovata all’esterno, nell’aula liturgica e nei locali sottostanti, e di dedicare il nuovo altare.
È inutile dire che stiamo vivendo con trepidazione questo evento, che fin dal primo momento abbiamo seguito con gioia e responsabilità, consapevoli che poteva e doveva diventare un’occasione di crescita e di rinnovamento per tutta la Comunità.
Qui desidero condividere solo i pensieri, i sentimenti e le difficoltà che hanno scandito le varie tappe di questa avventura che, come potete immaginare, non è iniziata con l’avvio dei lavori edili, ma ancor prima, con l’elaborazione e la condivisione di un progetto e il successivo complicato iter burocratico avviato in vista della sua piena approvazione.
L’ho ricordato più volte in questi mesi: la volontà di intraprendere quest’ambiziosa opera di ristrutturazione parte dalla mente e dal cuore di Mons. Luigi Martella. L’amato pastore coltivava da tempo il sogno di rendere la nostra chiesa, già bella nelle sue essenziali linee architettoniche, più accogliente e più in sintonia con le norme liturgiche che prevedono uno spazio specifico per ogni ambito: uno riservato e solenne per il Battesimo, un altro più raccolto per le Confessioni e poi ancora uno nobile e dignitoso per il Tabernacolo e l’Eucaristia dei giorni feriali.
All’interno di questa generale rivisitazione degli ambienti, è andata via via prendendo corpo la consapevolezza di dover creare un sagrato più ampio e più ospitale, un campanile che svettasse sull’intero quartiere, una bussola che rendesse meno brusco il passaggio dalla strada alla chiesa, ed infine, dove prima era collocato il grande organo a canne – ora posizionato sul soppalco all’ingresso della chiesa – uno spazio più comodo ed idoneo per la schola cantorum.
Ma l’intervento più significativo riguarda sicuramente il nuovo assetto dei tre grandi poli celebrativi che sono l’Altare (non più in legno, ma rigorosamente in pietra, quale segno di «Cristo pietra angolare»), l’Ambone (che con la sua imponenza evocasse simbolicamente il monte alto da cui Dio continua a parlare) e infine la Sede del Presidente, ora al lato per lasciare solo alla mensa dell’Eucaristia il posto centrale.
Ad impreziosire infine la nuova area presbiterale è, sul fondale, una grande croce dorata, realizzata con la suggestiva tecnica del mosaico, sulla quale si erge la figura in bronzo del Cristo risorto che dalla potenza del Padre è introdotto nella Gloria del Regno.
E come la croce dal pavimento si innalza verso l’alto per congiungere la terra al cielo, così la mano aperta del Cristo vincitore sulla morte, ci afferra e ci solleva con sé nell’esperienza della vita nuova dei figli di Dio per farci sperimentare fin d’ora il mistero della sua Pasqua.
Naturalmente, la necessità di adeguare questi spazi liturgici si è accompagnata all’urgenza di risanare tutti gli ambienti della catechesi, rendendoli più salubri e luminosi con la creazione di alcuni patii, di dotare la chiesa e gli altri luoghi di aggregazione di un cappotto termico, di rifare gli impianti elettrici ormai completamente usurati, e di costruire infine un nuovo tronco fognante.
So bene di essere diventato, nel frattempo, il bersaglio facile di critiche e giudizi spietati di quanti ai muri e agli ambienti di prima, divenuti ormai fatiscenti e per lo più inagibili, avevano legato il cuore.
A questi amici posso solo dire che la sfida che mi ha sempre guidato nel corso della ristrutturazione è stata solo quella di rendere la chiesa e gli spazi dell’oratorio più belli e accoglienti senza cancellare le tracce del passato. E questo perché tutti, rientrando, potessero riconoscere la «casa» in cui avevano trascorso la fanciullezza e la giovinezza, e amarla più di prima.
Sicché, quando si è concretizzato il sogno di poter contare sul generoso contributo della CEI (8xMille), ho sentito nel cuore la chiamata stessa di Dio ad attivarmi prontamente e ad afferrare il testimone che don Giuseppe mi aveva passato per portare finalmente a termine un’opera rimasta in qualche modo incompleta.
Le cose che facciamo per il Signore, quando non le realizziamo per soddisfare i nostri capricci personali, non possono e non devono dividerci.
Per questo invito tutti a pregare il Signore perché il 25 dicembre, insieme a Gesù che nasce, inizi a nascere nuovamente anche una Comunità più unita, una parrocchia che, attorno al progetto spirituale e pastorale di una Chiesa-Famiglia di famiglie, è disposta a costruire il suo futuro e la sua scommessa.

© Luce e Vita n.43 del 24 dicembre 2017